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La bomba a orologeria sotto il «rally» delle Borse

L'accelerazione tecnologica dell'IA sta spingendo il sistema finanziario verso i suoi limiti strutturali
Francesco Paglianisi
19.09.2026 06:00

Vitesse et politique. Essai de dromologie. Un libro di Paul Virilio del 1977 sulla «dromologia» che ho letto allora con qualche perplessità. Il concetto di dromologia poneva la velocità come elemento fondamentale dell’organizzazione sociale. Secondo l’intuizione di Virilio, la velocità con cui la tecnologia si sviluppa modifica i rapporti di potere, l’economia, la politica e l’organizzazione sociale. Negli anni Ottanta il libro sembrava fuori contesto, ma è diventato sorprendentemente attuale negli ultimi mesi. Il problema non è solo la dimensione di un cambiamento, ma la sua velocità. Nella fase attuale, questa accelerazione sta portando a squilibri nei debiti pubblici, negli investimenti delle società e nelle valutazioni di Borsa. Lo S&P 500, comunemente utilizzato come riferimento per valutare il rischio di mercato, a inizio anno quotava 6.900 punti, oggi si trova a 7.600, con un tondo +10%. Niente male, se si considerano gli innumerevoli stress a cui l’indice è stato sottoposto. Tuttavia, c’è il rischio che la performance dell’indice americano nasconda alcune problematiche più profonde del mercato.

L’era dell’AI, finora, è stata valutata soprattutto per i suoi aspetti positivi: una forte progressione degli utili aziendali, l’attesa di un significativo aumento della produttività e la narrativa secondo cui ci troveremmo all’inizio di una seconda rivoluzione industriale. Solo da poco si è aperto un dibattito sulla necessità di rallentare lo sviluppo dei modelli di frontiera. OpenAI, Anthropic e Microsoft hanno messo per la prima volta in discussione i propri modelli aziendali, di fronte a un’opinione pubblica che da qualche tempo ha iniziato a intuire la portata negativa di questi cambiamenti: costi energetici esponenziali, scarsità d’acqua, aumento strutturale dei costi di finanziamento e pressione sulla forza lavoro. L’apertura del dibattito ha generato vendite sul settore dei semiconduttori e delle Big Tech, ma il vero problema si trova sul mercato obbligazionario. La competizione tecnologica con la Cina da parte degli Stati Uniti è intensa, comporta un aumento delle spese e degli investimenti, quindi anche un maggiore debito pubblico che il mercato fatica sempre più ad assorbire. Una maggiore offerta di obbligazioni comporta uno squilibrio che porta a un aumento dei rendimenti amplificato dall’innalzamento dell’inflazione. Poi c’è la competizione fra debiti nazionali.

Un bond decennale giapponese rende oltre il 3% e induce gli investitori giapponesi a vendere bond americani per acquistare titoli nazionali. Questo rafforza lo yen e spinge a smontare le operazioni finanziate in valuta giapponese che costituiscono una parte importante della speculazione al rialzo. Sempre sul tema della velocità, della competizione e della formazione di squilibri, va inserito il tema dell’esponenziale indebitamento delle corporate dell’IA che bruciano cash flow per creare una rete enorme di data center con una sovracapacità computazionale che potrebbe diventare obsoleta in pochi anni. La competizione tecnologica sta spingendo al limite la macchina economica. O si rallenta, oppure dovremo mettere in conto che, prima o poi, i portafogli dovranno affrontare di petto tutti gli squilibri che si stanno accumulando e che sembrano non trovare una pronta risposta da parte delle autorità economiche. Il problema non è necessariamente che l’IA stia crescendo troppo. Il problema è che potrebbe crescere più rapidamente della capacità del sistema economico e finanziario di assorbire il cambiamento. Il mercato ha un modo molto semplice di risolvere gli squilibri: resetta il prezzo e li riporta sul fair value fondamentale. Nella fase attuale questo sta accadendo in modo selettivo e graduale. Non ci sono ancora grandi segnali d’inversione di tendenza, tuttavia si percepisce che il rischio è in aumento e potrebbe rimanere su livelli elevati almeno fino alle elezioni di midterm americane.