«Ma perché l'UE non tassa i profitti extra delle compagnie petrolifere?»

Le misure d'emergenza presentate oggi dalla Commissione Europea per rispondere alla crisi petrolifera e, di riflesso, ridurre la dipendenza dell'Europa dalle importazioni di combustibili fossili? Non sono abbastanza, secondo la Federazione europea per il trasporto e l'ambiente, ovvero Transport & Environment (T&E). Tradotto: l'UE ha perso un'occasione per, citiamo, «tassare gli eccessivi e inaccettabili profitti realizzati dalle compagnie petrolifere dall'inizio della crisi» in Medio Oriente e, al contempo, «presentare un piano globale per accelerare la diffusione dei veicoli elettrici».
La guerra in Iran, ricordiamo, ha provocato uno shock energetico nel mondo e, va da sé, anche in Europa, complici le strozzature legate allo Stretto di Hormuz. Nel Vecchio Continente, per intenderci, il prezzo della benzina alla pompa è schizzato alle stelle, per la gioia delle stesse compagnie petrolifere, e lo stesso dicasi per il prezzo del carburante per aerei, con tutte le conseguenze del caso per le compagnie. Le citate misure d'emergenza includono un rafforzamento del coordinamento dell'Unione Europea per garantire le forniture di carburante e una serie di piccoli accorgimenti per proteggere i consumatori e le aziende dall'impennata dei prezzi del greggio.
Come mai, però, l'UE non ha proposto di tassare i profitti extra delle compagnie petrolifere, contrariamente a quanto fatto nel 2022 con il Meccanismo di solidarietà energetica e come auspicato da T&E? La tassazione, leggiamo, avrebbe permesso di finanziare misure volte a ridurre, da un lato, il consumo di energie a, dall'altro, di sostenere chi si trova in condizioni di «povertà energetica». La Commissione, per contro, si limiterà a fornire linee guida agli Stati membri che desiderano, in autonomia, tassare tali profitti.
Ai ritmi attuali, scrive T&E, le compagnie petrolifere sono destinate a realizzare profitti extra per 37 miliardi di euro. Profitti che vengono e verranno fatti a spese degli automobilisti europei, sulla scia del conflitto in Medio Oriente. T&E chiede, al riguardo, un piano di accelerazione per i veicoli elettrici, che includa incentivi mirati per il passaggio ad auto e camion elettrici. Le tasse a livello europeo e nazionale sulle grandi aziende petrolifere potrebbero fornire finanziamenti sostanziali per questa e altre misure.
T&E, parallelamente, invita i legislatori dell'UE ad accelerare l'accordo sul «Pacchetto Automotive» e a mantenere gli attuali obiettivi di CO2 per il 2030 per le case automobilistiche. Ciò renderebbe più convenienti e attrattivi i veicoli elettrici e ridurrebbe l'esposizione degli europei a ripetute crisi petrolifere. Le case automobilistiche chiedono invece che gli obiettivi vengano indeboliti. Un'analisi di T&E sul documento di sintesi trapelato della lobby dell'industria automobilistica ACEA ha mostrato che ciò potrebbe tradursi in 40 milioni di veicoli elettrici in meno sulle strade europee nel 2035 rispetto a quanto previsto dalla legge attuale.
La strategia svelata oggi dalla Commissione, d'altro canto, riconosce che la costruzione di una rete energetica resiliente è fondamentale per bilanciare domanda e offerta. Detto ciò, sono necessari nuovi e significativi investimenti nelle reti, sempre secondo T&E. Antony Froggatt, direttore senior per l'aviazione, lo shipping e l'energia presso T&E, a tal proposito è categorico: «Invece della risposta robusta e completa di cui gli europei hanno bisogno in questo momento, la Commissione ha proposto delle mezze misure. Queste vanno nella giusta direzione, ma non riescono a creare i giusti strumenti dell'UE sia sul lato delle entrate sia su quello dei finanziamenti. Mentre le compagnie petrolifere realizzano decine di miliardi di profitti grazie alla guerra, le tasse sugli extraprofitti che allevino il peso finanziario per le famiglie europee sono fondamentali. È scioccante che la Commissione abbia perso l'opportunità di promuovere l'adozione di veicoli elettrici convenienti per le famiglie e le PMI».
Le misure finanziarie delineate in «AccelerateEU» per accelerare la transizione verso i carburanti verdi per l'aviazione e il trasporto marittimo rappresentano un passo nella giusta direzione, ribadisce T&E, poiché sottolineano che i SAF (carburanti sostenibili per l'aviazione) e gli SMF (carburanti marittimi sostenibili) sono fondamentali per ridurre la dipendenza del settore dai combustibili fossili. Una recente analisi di T&E mostra che l'attuale crisi petrolifera ha aggiunto 90 euro di costi ai voli a lungo raggio, rispetto ai soli 3 euro derivanti dal mandato per l'utilizzo del SAF. Per l'industria navale, la crisi costa 340 milioni di euro al giorno. L'elettrificazione della flotta navale, le misure di efficienza e il collegamento alla rete elettrica durante l'attracco offrono risparmi immediati sui costi. Nel 2023, le navi all'ancora nell'UE hanno bruciato circa 2,6 milioni di tonnellate di carburante: sarebbe bastato collegarsi alle reti dei porti. Di qui il monito finale di T&E: l'UE non dovrebbe cedere alla pressione dell'industria che chiede di indebolire i mandati sui carburanti, poiché queste leggi sono pilastri essenziali per raggiungere l'indipendenza energetica.
