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Tendenze oltre l'IA

Come guerra, petrolio e tecnologia stanno ridisegnando i mercati globali
Francesco Paglianisi
31.07.2026 06:00

Quali le tendenze dopo cinque mesi di conflitto in Medio Oriente? Nel 2026 la geopolitica è entrata stabilmente nei processi decisionali, le elezioni midterm americane potrebbero condizionarne l’intensità. Improbabile prima delle elezioni che l’Amministrazione americana si ritiri dal teatro di guerra, sarebbe una sconfitta, così come sembra improbabile che l’Iran ceda sul controllo dello Stretto di Hormuz e sul programma nucleare. La risultante è un nuovo scenario: un conflitto prolungato, a intensità intermittente, interrotto da parte americana solo dall’esigenza di non precipitare in una crisi sistemica.

La variabile geopolitica ha inciso sul prezzo del petrolio e questo sulla direzione degli asset. Il mercato ha attraversato tre fasi distinte. Nelle prime due, il WTI ha condizionato massimi e minimi delle varie asset class, nella terza meno. La prima fase: inizio del conflitto il 28 febbraio con un sell-off che ha toccato il minimo il 2 aprile in concomitanza dei massimi del WTI. Poi fase due, ampio rimbalzo degli indici azionari con massimi toccati a giugno in concomitanza di una tregua che doveva diventare una pace duratura. Protagonisti del recupero l’indice coreano Kospi e l’indice dei semiconduttori Sox, rispettivamente +90% e +100% in poco più di 2 mesi. Poi la fase 3. Il 2 luglio il WTI tocca un minimo a quota 67 dollari al barile facendo segnare un minimo di rendimento ai bond: 4,35% sul decennale americano e 2,80% sul decennale tedesco grazie all’impatto del WTI sull’inflazione, ma per l’azionario la musica cambia.

Da questa data i protagonisti del rally di aprile perdono momentum a causa di una «price action» negativa. Questa si sviluppa quando a fronte di un evento positivo i prezzi degli asset rispondono perdendo valore. Strano no? Dovrebbe essere il contrario. I trend positivi vengono alimentati sempre da notizie positive che vengono metabolizzate in un trend rialzista, quando la notizia positiva smette di spingere i prezzi al rialzo significa che qualcuno sta prendendo profitto. È l’inizio di un’inversione di tendenza, che è quella che sta interessando il settore IA e in particolare i semiconduttori.

Le cause potrebbero essere strutturali. L’orientamento delle banche centrali, rivolto verso un aumento dei tassi, potrebbe togliere liquidità alla speculazione. Poi emergono interrogativi sulla sostenibilità del ciclo di investimenti legato all’intelligenza artificiale. Pur rimanendo uno dei principali motori della crescita statunitense, il settore inizia a confrontarsi con temi quali l’aumento dell’indebitamento, la sostenibilità della spesa in conto capitale (capex) e la crescente concorrenza dei modelli sviluppati in Cina. La nuova narrativa vede la Cina protagonista di una corsa al ribasso sui prezzi dei chip e una strategia orientata alla piena autosufficienza tecnologica, con il rischio di comprimere gli utili delle Big Tech occidentali. Il problema è che nelle ultime trimestrali alcune colossi tecnologici hanno aumentato e di molto gli investimenti. Tuttavia, la pressione competitiva cinese e l’elevato costo d’indebitamento potrebbero costringerle a una non scontata riduzione dei capex, con ripercussioni sull’intero comparto dei semiconduttori.

Il risultato è la tendenza in atto: fuga dai titoli tecnologici occidentali e riposizionamento su quelli cinesi. E visto che la Cina solitamente rappresenta una piccola parte di un portafoglio, gli investimenti ruotano su settori meno maturi, come il finanziario, che è avvantaggiato dagli aumenti dei tassi centrali, l’healthcare, la difesa e gli industriali europei, che saranno spinti dalla politica fiscale espansiva tedesca. La rotazione dei settori indica forza, il mercato è ancora in grado di trovare nuovi equilibri senza cadere in un sell-off generalizzato sul modello del 2008, ma è un campanello d’allarme per chi specula senza sapere quello che sta comprando.