Un anno di scambi liberi con l'India, che piace sempre più alle imprese svizzere

A un anno dall’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio con l’India, la Svizzera fa un primo bilancio, anche se ancora parziale. Questa settimana il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha guidato una delegazione economica e scientifica a Nuova Delhi, in una visita di Stato coincisa con l’anniversario, portando con sé una cifra indicativa: 29 miliardi di dollari (circa 24 miliardi di franchi). Tanto valgono, secondo un sondaggio della Camera di commercio Svizzera-India, gli investimenti delle aziende dell'AELS nel Paese più popoloso del mondo, tra quelli realizzati nell’ultimo anno, quelli annunciati e quelli previsti entro il 2030, con circa 400 mila posti di lavoro diretti e indiretti. È il segnale più chiaro di come anche le imprese svizzere guardino sempre più a Est, con l’India in prima fila. Non è escluso che, almeno in questa fase, pesi anche l’incertezza che circonda i rapporti con altri partner commerciali, come gli Stati Uniti, con cui è tuttora in vigore solo una «dichiarazione d’intenti non giuridicamente vincolante».
Il Trade and Economic Partnership Agreement (TEPA) tra gli Stati dell’AELS (Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein) e Nuova Delhi, in vigore dal 1. ottobre 2025, è stato concluso dopo sedici anni di negoziati. È il primo accordo di libero scambio che l’India abbia firmato con un gruppo di Paesi europei. In sintesi, Nuova Delhi elimina o riduce i dazi sul 94,7% delle esportazioni svizzere, oro escluso, ma con gradualità. Per molti prodotti, infatti, le riduzioni si distribuiscono su dieci anni. A regime, la Confederazione stima un risparmio di circa 167 milioni di franchi l’anno. In cambio, gli Stati dell’AELS si impegnano a favorire 100 miliardi di dollari di investimenti diretti in India entro quindici anni, con un milione di posti di lavoro. Non è un assegno in bianco: se l’obiettivo mancasse, dopo una verifica l’India potrebbe ritirare parte delle concessioni. Per ora, però, la tabella di marcia è addirittura in anticipo.
Un mercato in crescita
Anche sul fronte commerciale i segnali sono incoraggianti. Secondo Swissmem, nei primi nove mesi del 2025, mentre l’export dell’industria tecnologica svizzera verso l’Asia arretrava, l’India è stata l’unico grande mercato in crescita. Le statistiche complessive sono dominate dall’oro, su cui il TEPA non incide. Al netto dei metalli preziosi, però, secondo i dati dell’ONU le esportazioni verso il subcontinente sono cresciute, trainate soprattutto da orologi e farmaceutica. Tra i beneficiari figura anche Nestlé, soprattutto per l’importazione delle capsule di caffè.
I benefici, del resto, non sono né immediati né scontati. «Non tutto è perfetto», ha ammesso Parmelin, che ha portato a Nuova Delhi i punti di attrito segnalati dalle aziende, dalla burocrazia alla tassazione dei dividendi, per la quale serve un emendamento all’accordo. Il dossier più delicato resta però la proprietà intellettuale - per entrambe le parti. Alla firma dell’accordo l’industria farmaceutica svizzera si era detta «non particolarmente entusiasta» delle concessioni indiane, in particolare sulla protezione dei dati normativi (cfr. CdT del 6.5.2024). L’India, dal canto suo, è un grande produttore di farmaci generici, ma ha a sua volta interesse a proteggere le proprie innovazioni. I colloqui proseguono, ma gli standard elvetici, ha riconosciuto Parmelin, non si raggiungono in un giorno. Sono inoltre in stadio avanzato i negoziati per un accordo sulla protezione degli investimenti, che garantirebbe alle imprese una via di ricorso affidabile in caso di controversie. Nuova Delhi chiede anche reciprocità: il primo ministro Narendra Modi ha ribadito di voler aumentare le esportazioni del suo Paese verso la Svizzera.
Binari e chip
Le occasioni maggiori stanno nelle infrastrutture. Secondo Switzerland Global Enterprise (S-GE), l’agenzia svizzera di promozione delle esportazioni, l’India potrebbe costruire circa cinquemila chilometri di binari l’anno, l’equivalente dell’intera rete ferroviaria svizzera.
L’altro fronte è l’elettronica. Un rapporto di India Deep Tech Alliance, realizzato con KPMG e presentato il mese scorso, stima che la domanda indiana di semiconduttori raddoppierà, da circa 44 a 90 miliardi di dollari entro il 2030. Oggi il 90-95% è importato. A luglio il governo indiano ha varato un piano di sostegno al settore da 13,4 miliardi di dollari. Il rapporto indica nei macchinari, nei materiali e nei collaudi gli anelli ancora da costruire, proprio le nicchie di precisione in cui le aziende svizzere competono sulla qualità.
Aziende ticinesi in espansione
Anche il Ticino è della partita. Per Delvitech, la società di Rancate che sviluppa sistemi di ispezione ottica 3D per l’elettronica, con macchine AI-native basate su reti neurali proprietarie e IA predittiva, l’India è una priorità. Secondo l’azienda, la domanda di elettronica e circuiti stampati nel Paese crescerà di oltre il 25% l’anno. A Bangalore, dove ha già filiale e centro dimostrativo, Delvitech sta costruendo una struttura produttiva e tecnologica di circa seimila metri quadrati, ha indicato al CdT. Sarà il più grande sito del gruppo e dovrebbe entrare in funzione all’inizio del 2027. L’investimento è stimato tra 25 e 30 milioni di dollari, per una capacità fino a 100 macchine al mese e diverse centinaia di posti di lavoro nei prossimi anni.
Anche Mikron guarda all’India, ma senza delocalizzare. Quest’anno il gruppo ha costituito un’entità legale nel Paese per avvicinarsi a uno dei mercati chiave della sua crescita futura, spiega al CdT Matteo Castiglioni, direttore generale della divisione Machining nella sede di Agno. Un mercato che Mikron conosce molto bene: i clienti indiani si affidano alle sue soluzioni per la produzione delle punte delle penne a sfera, oltre che nell’automotive - e l’India ha un peso costante nell’entrata ordini. Non si tratta, precisa Castiglioni, di trasferire lavoro o produzione, ma di un investimento per essere più vicini ai propri clienti con la vendita e l’assistenza.
