United voleva fondersi con Delta: il mega-accordo saltato

Sì, United Airlines voleva un mega-accordo nei cieli e, per questo, aveva contattato Delta Air Lines. Tradotto: nell'aria c'era l'idea di una fusione fra i due vettori USA di maggior valore. A tornare sulla vicenda, in queste ore, è il Wall Street Journal tramite un'esclusiva. Secondo il quotidiano economico, addirittura, l'amministratore delegato di United, Scott Kirby, ha telefonato all'omologo di Delta, Ed Bastian, mentre i dirigenti di Delta hanno discusso tanto l'approccio quanto i meriti nel corso di una due diligence preliminare. Alla fine, non se n'è fatto nulla e la proposta è stata abbandonata.
La telefonata che svela le ambizioni di Kirby
Il contatto fra i due amministratori delegati è la vera novità e, stando al Journal, sarebbe la testimonianza delle ambizioni globali di United. Non a caso, dopo Delta Kirby ha tentato di approcciare pure American Airlines, altro colosso, ricevendo tuttavia un secco no. United, Delta e American formano, con Southwest, il quartetto di giganti che domina l'industria statunitense. Un'industria attraversata, negli ultimi due decenni, da varie fusioni ma che, considerando l'antitrust, difficilmente avrebbe potuto sopportare altre unioni. In realtà, tanto Kirby quanto, probabilmente, Bastian erano fiduciosi che l'amministrazione Trump avrebbe avuto un approccio più moderato sui grandi accordi rispetto all'amministrazione Biden, che a suo tempo fece saltare il matrimonio fra JetBlue e Spirit contribuendo, a suo modo, al fallimento dell'ultra low cost. Della serie: sì, una fusione fra United e Delta avrebbe avuto un impatto tale sui consumatori che gli organi di controllo sarebbero intervenuti, ma in un contesto e in un clima differenti rispetto alla presidenza Biden appunto. Spoiler: si sbagliavano.
Mentre negli Stati Uniti si discute, sulla scia del citato fallimento di Spirit, se il modello ultra low cost abbia ancora senso e ragione di esistere, a maggior ragione se consideriamo che proprio Delta e in seguito United hanno dimostrato da un lato di adattarsi alla guerra dei prezzi e, dall'altro, di alzare l'asticella puntando sul servizio premium, la stessa Delta si è dimostrata il vettore più redditizio del Paese. L'anno scorso, United e Delta insieme hanno rappresentato oltre il 90% dei profitti del settore in America, con la prima che, venerdì, aveva un valore di mercato attorno ai 38 miliardi di dollari mentre la seconda viaggiava attorno ai 56 miliardi.
Quel no di Trump (e di Washington)
Dicevamo dell'antitrust. Quando, all'inizio di quest'anno, Bloomberg ha rivelato che Kirby aveva prospettato a Donald Trump l'ipotesi di una fusione tra United e American, il presidente ha ammesso pubblicamente che l'idea non gli piaceva, mentre i legislatori si erano affrettati a dire che l'unione avrebbe danneggiato i viaggiatori. Come un'eventuale unione fra United e Delta, d'altronde. L'amministratore delegato di American Airlines, Robert Isom, aveva stroncato sul nascere l'ipotesi definendola «anticoncorrenziale».
Che succederà, dunque? Nulla, o quasi. In passato, sostiene il Journal, alti prezzi del carburante erano coincisi con grandi scossoni per il settore. Bastian, dal canto suo, suppone che possano esserci movimenti e fusioni fra gli attori più piccoli. I piccoli, tuttavia, non interessano a Kirby: «In passato, le fusioni tra compagnie aeree di solito riguardavano due compagnie in difficoltà che si univano per tagliare costi, voli e organico» scriveva lo scorso aprile riguardo alla proposta formulata ad American. «Le mie aspirazioni non potrebbero essere più diverse». Di qui il no alle speculazioni legate a un possibile ingresso di United in JetBlue.
Le Big Four e il paradosso dell'antitrust
Dopo vent'anni di fusioni a catena, da Delta-Northwest a United-Continental, passando per American-US Airways, il mercato è finito nelle mani delle citate Big Four che, nel 2020, controllavano circa il 79% del traffico domestico. Difficile, se non impossibile pensare di infilare un altro colpaccio, come detto. Paradossalmente, però, quando negli anni scorsi i regolatori dell'amministrazione Biden hanno impugnato la scure dell'antitrust a pagare, davvero, non sono stati i colossi bensì i vettori più piccoli. La fusione fra JetBlue e Spirit, per dire, avrebbe dato vita «solo» alla quinta compagnia del Paese, con una quota pari al 10% del mercato. Fu bocciata perché ritenuta dannosa per quei consumatori a caccia di tariffe basse. Quel no ha contribuito a far scivolare Spirit verso il fallimento.
