La scoperta

Gli scavi per una moderna villa fanno riemergere antiche tombe

In un cantiere in via Papögna a Losone torna alla luce un’ulteriore porzione della necropoli risalente al periodo tra il I e il III secolo dopo Cristo - Altri reperti trovati durante indagini passate sono ora esposti a Locarno, nel Museo del Castello Visconteo
Uno dei dieci tumuli oggetto degli studi da parte degli esperti del Cantone © Archivio Ufficio beni culturali - Servizio archeologia
Jona Mantovan
03.06.2026 06:00

Losone, via Papögna. Le ruspe sono ormai spente e si procede lentamente scavando con attrezzature più delicate attorno ad alcuni sassi allineati. «Eureka», avrebbe esclamato Archimede. «Ho trovato». Perché, grazie a un cantiere aperto qualche settimana fa per la costruzione di una casa monofamiliare, alcune antichissime tombe hanno potuto rivedere la luce dopo un tempo immemore. Si rivela così agli occhi degli studiosi un’ulteriore porzione della necropoli che porta il nome con il quale oggi la strada è conosciuta. La scoperta è confermata al Corriere del Ticino da Moira Morinini Pè, a capo del Servizio archeologico cantonale, tra l’altro già «preavvisato» in fase di domanda di costruzione e che ha seguito i relativi lavori: «Il terreno si trova all’interno di una zona d’interesse archeologico tutelata dalla Legge sulla protezione dei beni culturali», spiega la nostra interlocutrice.

Il terreno si trova in una zona d’interesse tutelata dalla Legge sulla protezione dei beni culturali
Moira Morinini Pè, a capo del Servizio archeologico cantonale

Vasellame ceramico e vitreo

Proprio qui, nel 1934 e nel 1954, erano stati fatti dei ritrovamenti del tutto affini a quelli di oggi. L’esperta sottolinea che si tratta di «una decina di sepolture a inumazione di epoca romana, con corredi funerari simili ai reperti rinvenuti il secolo scorso, che ci permettono di attribuire anche questi ultimi a un periodo compreso tra il I e il III secolo dopo Cristo». L’area toccata dal progetto edilizio è al momento completamente indagata e documentata; dai prossimi giorni i lavori edili potranno quindi proseguire.

Da notare che una parte di quanto era stato riesumato decenni fa - ad esempio vasellame ceramico e vitreo, più vari oggetti personali dei defunti - sono tutt’ora esposti nelle vetrine del Museo del Castello visconteo a LocarnoCome riporta il sito del Comune locarnese, oltre all’arcaico cimitero nel quartiere San Giorgio, si conta pure un «gemello» nella frazione di Arcegno.

La «tripletta» del 2022

Entrambi «indicano la presenza di due notevoli abitati tra i fiumi Maggia e Melezza, ai piedi di boscose colline e monti. Una comunità agricola dedita anche alla tessitura, che doveva godere di un certo benessere, messo in evidenza da alcuni oggetti raffinati. Tra i più pregiati, una serie di recipienti».

La stessa località, nel 2022, era stata oggetto dell’attenzione della suddetta unità specializzata in almeno tre occasioni, documentate in rete nella pagina ufficiale, in altrettanti luoghi a breve distanza tra loro: a Motto della fontana, al Municipio e a Mondine: nella prima, con un sito multiepocale (dal periodo del bronzo al medioevo); nelle ultime due, invece, il periodo è medievale con - rispettivamente - un luogo di sepoltura e un tumulo, accompagnato però da un insediamento dell’Età del ferro, così com’è chiamato il periodo che precede l’inizio della storia scritta. Proprio qui - sul pianoro dell’antico nucleo di San Rocco, su una superficie di 20 metri quadrati - in quell’occasione erano stati raccolti numerosi frammenti ceramici.

Scoperte alla casa comunale

Le strutture individuate erano state documentate «in modo parziale», si apprende leggendo il testo, in quanto proseguivano al di là dei limiti di scavo, oltre a essere «molto disturbate da interventi agricoli». Tornando all’attuale casa comunale - inaugurata meno di un anno fa - quando era ancora in fase di realizzazione, erano emersi quattro seppellimenti in cassa litica, privi di annessi e di resti scheletrici, uno dei quali conservava ancora in posizione la copertura con la lastra «a barchetta», con muretti realizzati «da pietre infisse a coltello sopra le quali poteva essere presente un recinto di pietre poste in orizzontale».

Un’area funeraria cristiana

Elementi che sono, probabilmente da mettere in relazione con una fase primitiva della chiesetta di San Rocco, eretta nella sua forma odierna tra il 1584 e il 1626, o di una chiesa ancora precedente. Uniti ad altri della stessa natura rinvenuti nei dintorni, suggeriscono la presenza, in questa porzione del territorio, di un’importante area funeraria cristiana.

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