«I recenti problemi di sicurezza? Il Maghetti resta sano e attrattivo»

C'è aria di cambiamento in seno alla Fondazione Maghetti: dopo 32 anni al suo interno, di cui 26 come direttore, a fine agosto Riccardo Caruso ha lasciato l'incarico perché chiamato a dedicarsi a una nuova sfida professionale in un'altra fondazione. «Mi sono reso conto che, dopo un periodo così lungo, era necessario uno sguardo nuovo sulla conduzione della Fondazione», spiega l'ormai ex direttore.
A prendere il posto lasciato libero da Caruso è Chiara-Maria Barchi, 39.enne attiva da diversi anni nel settore immobiliare, che ha assunto la direzione della Fondazione dal 1. settembre. «È con molto entusiasmo e grande senso di responsabilità che affronto questa nuova sfida», racconta la neodirettrice. «Quando si è aperta la posizione ho capito che non potevo lasciarmela sfuggire. Il quartiere Maghetti è da sempre parte della mia vita: da piccola ci venivo per gli eventi e i mercatini e da ragazza ne frequentavo i locali. Questa posizione mi offre poi l'opportunità di far collimare i miei studi universitari nel campo della comunicazione e del marketing con il mio percorso professionale nel settore immobiliare».
Una questione presa sul serio
Ma qual è lo stato di salute in cui Caruso lascia il Maghetti? «Considerati la crisi economica e lo stato in cui si trova il settore immobiliare, il Quartiere gode di buona salute: abbiamo una piena occupazione degli spazi commerciali e degli appartamenti. Ciò testimonia come al Maghetti si lavori e si viva bene», analizza il direttore uscente. «Un punto di forza, in questo senso, è sicuramente la conformazione del Quartiere come micro-centro».
Non si può comunque ignorare il fatto che, al pari di altre zone di Lugano, in tempi recenti il Maghetti è, suo malgrado, balzato agli onori della cronaca a causa di episodi di violenza – in particolare legati alla movida –, atti di vandalismo e danneggiamenti. Ciò aveva spinto la Polizia comunale a trasmettere, a fine maggio, un sondaggio sulla sicurezza a commercianti, esercenti e residenti del Quartiere in modo da avere un quadro più preciso della situazione.
«Quello della sicurezza al Maghetti è un tema che va affrontato con molta serietà e che non va sottovalutato anche perché va a incidere sulla percezione di sicurezza delle persone che nel Quartiere vivono e ci lavorano», spiega Barchi. «In questo senso, il sondaggio promosso dalla polizia è un buon punto di partenza per capire come arrivare a una soluzione del problema». Di soluzioni facili e preconfezionate, è inutile illudersi, però non ce ne sono. «Sono dinamiche che richiedono un coordinamento e un costante dialogo tra Fondazione, Città, Polizia, residenti e commercianti», precisa la neodirettrice che assicura poi come incontri con questi attori siano inseriti nella sua lista di cose prioritarie da fare.
«Va comunque sottolineato che, per quanto riguarda la sicurezza del Quartiere, negli ultimi anni abbiamo notato un netto miglioramento», aggiunge Caruso.
A questo punto Barchi tiene però a sottolineare un aspetto per lei fondamentale. «Non bisogna dimenticare tutto ciò che di buono il Maghetti offre quotidianamente cadendo nella trappola di identificarlo solamente con gli episodi negativi avvenuti negli ultimi tempi».
Tempo di bilanci
La conclusione di un'attività professionale durata 32 anni è anche l'occasione per fermarsi un attimo, guardare indietro e fare un bilancio del lavoro svolto per il Maghetti. «Sono arrivato alla Fondazione nel 1994 dopo otto anni di esperienza nell'azienda famigliare all'interno della quale mio papà mi ha insegnato il giusto atteggiamento imprenditoriale e mia mamma ad agire con saggezza», racconta Caruso. «Questo bagaglio mi ha portato alla progettazione e alla realizzazione del restyling del comparto commerciale del Quartiere, che ha così cambiato fisionomia, e ad affrontare le sfide quotidiane con lo sguardo rivolto sempre alla ricerca di soluzioni. Sono poi fiero di essere riuscito a instaurare un clima familiare sia con i miei collaboratori, sia con la maggior parte dei residenti, degli esercenti e dei commercianti».
Tra passato e futuro
Il passaggio di consegne in senso alla direzione del Maghetti offre anche la possibilità di volgere uno sguardo al passato e uno al futuro per capire come è cambiato nel corso degli anni il Quartiere e quale strada si intende imboccare nell'avvenire. «Trovandosi nel cuore di Lugano, il Maghetti ha seguìto i cambiamenti sociali ed economici che ha vissuto la città», illustra Caruso. «Diversi spazi prima dedicati ad attività commerciali sono oggi occupati da aziende che lavorano nel settore dei servizi e c'è stato un ampliamento di quella che è l'offerta gastronomica. Nel settore abitativo, invece, nell'ultimo decennio si è notata una maggiore frequenza nel ricambio di inquilini probabilmente dovuta all'accresciuta mobilità lavorativa delle persone».
Guardando al futuro, tanta è la carne al fuoco e due sono le direzioni principali nelle quali intende muoversi la neodirettrice. «Per quanto attiene alla gestione immobiliare, vogliamo valorizzare il patrimonio del Maghetti», illustra Barchi. «Per quanto riguarda invece il Quartiere come luogo, vogliamo andare avanti a svilupparne il potenziale rendendolo sempre più attrattivo, riconoscibile e vivibile. L'obiettivo è che la gente si fermi al Maghetti e non si limiti solo ad attraversarlo».


