Il punto

Il cantiere del nuovo ponte di Visletto prosegue come da programma

Avanti senza intoppi la costruzione della struttura destinata a sostituire quella spazzata dall’alluvione dell’estate 2024 – «Stiamo rispettando sia i tempi, sia i costi: l’apertura al traffico resta prevista a novembre, senza sforare l’importo di 9 milioni»
L’acciaio Corten conferisce il caratteristico color ruggine © Ti-Press/Samuel Golay
Jona Mantovan
26.02.2026 22:15

«Sì, il cantiere è grande. E rumoroso, anche. Ma non abbiamo mai ricevuto lamentele. La sua importanza supera il potenziale disagio, causato soprattutto a chi vive qui nei dintorni», ha dichiarato al Corriere del Ticino la sindaca di Cevio, Wanda Dadò. L’occasione è stata la visita ufficiale dei tecnici della divisione delle Costruzioni - accompagnati dal direttore incaricato, Norman Gobbi - per fare il punto sul progresso del nuovo ponte di Visletto, che sostituirà quello spazzato via dall’alluvione dell’estate del 2024 (costata la vita a otto persone). Il collegamento, fino alla consegna prevista a novembre, è garantito dalla struttura provvisoria messa a punto dall’esercito subito dopo il disastro.

«Stiamo rispettando sia i tempi, sia i costi. Ora siamo circa a metà dal completamento del manufatto e il nostro obiettivo sarà di concluderlo secondo la tabella di marcia prestabilita, senza sforare l’importo di circa 9 milioni di franchi», ha aggiunto Diego Rodoni, responsabile a capo del settore del dipartimento del Territorio cantonale. «A gennaio abbiamo iniziato a montare i cassoni che costituiranno la base portante. Contiamo di terminare questa fase tra marzo e aprile, per poi passare alla piattaforma stradale, la “piattabanda”, e alle sistemazioni finali».

Il «cordone» con il Ticino

«È una sfida interessante, passare da temi molto legislativi a un ambito dove si ha la possibilità di veder realizzare opere utili al territorio», ha dichiarato il Consigliere di Stato Gobbi, titolare delle Istituzioni, ma che ha rilevato l’incarico dal collega Claudio Zali. «Oggi c’è anche un valore simbolico in gioco. I ponti servono a creare e mantenere collegamenti. Per il Ticino, il San Gottardo è l’asse che ci tiene uniti alla Confederazione; allo stesso modo, per l’alta Vallemaggia quest’architettura è il cordone che la lega al resto del Ticino». Il gruppo si è poi spostato lungo la passerella pedonale, per poter meglio valutare l’avanzamento dei lavori ma, soprattutto, per apprezzare il tracciato che piano piano sta prendendo forma. «Rispetto al precedente, non si presenta più con un angolo retto, ma con un’entrata e un’uscita morbida, due curve che conferiscono quasi una forma a “esse”», ha ancora ribadito Rodoni indicando con un gesto il proseguimento della linea per il momento immaginaria.

«Il colore particolare delle travi deriva dall’uso dell’acciaio Corten: le parti appena posate sono grigie, ma nei prossimi giorni si ossideranno assumendo la tonalità ruggine che caratterizza gli elementi già installati. Quello sarà il colore definitivo». La conclusione, però, non avverrà con il «battesimo» della riattivata viabilità: «La sfida riguarda l’intera area colpita dallo smottamento. Dovremo ripristinare l’alveo, le scogliere e l’assetto paesaggistico, riutilizzando il più possibile il materiale già presente sul posto». Si pensa anche a un modo per non dimenticare: «Siamo abituati a chiamare i viadotti con il nome del luogo in cui sorgono, e probabilmente sarà così anche stavolta», ha ripreso il «ministro» Gobbi. «Insieme ai Comuni, però, stiamo discutendo come ricordare quella notte tra il 29 e il 30 giugno, un momento che ha segnato profondamente la valle: una tragedia che ha lasciato un forte impatto emotivo, ma che ha anche mostrato la volontà del Cantone di restare vicino all’alta Vallemaggia».

Ecco come si presenterà, una volta completato
Ecco come si presenterà, una volta completato

«Un elemento vitale»

«Condividiamo l’idea. È un elemento vitale per tutta la regione», gli ha fatto eco la rappresentante del Municipio, Dadò. «Quando era stato distrutto, ci siamo ritrovati isolati. Oltre a garantire il passaggio dei veicoli, trasportava elettricità e acqua, oltre a essere uno snodo per le comunicazioni. Ci siamo ritrovati senza servizi essenziali, e per alcuni giorni anche senza comunicazioni». Si guarda comunque avanti, come con la ricucitura di Fontana, Bosco e Mondada. «Parallelamente, stiamo portando avanti progetti che avevamo già in programma, come il Lido alpino: una piscina coperta per ogni fascia d’età, dalle scuole alla casa anziani, anche dedicata ai visitatori». Un simbolo del rilancio.

Il bilancio del disastro

Nel corso della notte fra sabato 29 e domenica 30 giugno 2024, violenti e prolungati temporali hanno colpito l'alta Vallemaggia, tra le valli Bavona e Lavizzara. Ad oggi una persona (un giovane della valle) risulta ancora dispersa, mentre si registrano sette mortiuna 76.enne e due 73.enni tedesche, residenti nel Land del Baden-Württemberg, una 61.enne svizzera del canton Basilea Campagna e un 67.enne svizzero del Locarnese (i cui due corpi erano stati ritrovati a Riveo, nel greto della Maggia)un altro 66.enne svizzero del canton Basilea Campagna e una 67.enne svizzera domiciliata nel Locarnese (i cui due corpi erano stati rinvenuti a luglio nel greto del fiume all'altezza di Cevio). Cinque vittime erano a Fontana (Val Bavona), due a Prato Sornico e il disperso al Piano di Peccia (sempre in Lavizzara). Si tratta del bilancio più grave legato a una catastrofe naturale mai registrato in tempi recenti a Locarno e dintorni. L'alluvione del 1978, tanto per fare un esempio, aveva provocato sette morti (quattro nel Locarnese: Comologno, Losone, Ascona, Verscio; uno a Bellinzona e due in Val di Blenio, oltre a una quindicina in Italia, tra Val Vigezzo e Ossola). Il nubifragio in Mesolcina, di una settimana prima rispetto a quello in alta Vallemaggia, tre.

Il confronto nella mappa di Swisstopo: link qui

Le foto delle aree colpite nella mappa di Swisstopo: link qui

La carta dei pericoli della sponda sinistra della Bavona, ossia la zona sotto i torrenti Larecchia, Magnasca, Ritorto e Ogliè, nel Comune di Cevio
La carta dei pericoli della sponda sinistra della Bavona, ossia la zona sotto i torrenti Larecchia, Magnasca, Ritorto e Ogliè, nel Comune di Cevio

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