L'intervista

«Il riscaldamento globale sta accelerando, bisogna eliminare al più presto i gas serra»

Marco Gaia, climatologo e capo previsioni di MeteoSvizzera, spiega che cosa sta succedendo nell'Europa piegata dal caldo torrido
Il caldo soffoca l'Europa e anche la Svizzera. ©Gabriele Putzu
Dario Campione
26.06.2026 06:00

Marco Gaia, meteorologo e Responsabile del settore Previsioni e consulenze di MeteoSvizzera, analizza con il CdT l’ondata di caldo che sta investendo l’Europa e la Svizzera.

Signor Gaia, il caldo sta soffocando un po’ tutti ma per voi studiosi del clima, forse, non è un fenomeno inatteso. È così?
«L’aumento delle ondate di caldo è una delle conseguenze del riscaldamento globale. Da due secoli bruciamo combustibili fossili in modo intensivo e quando si usano i combustibili fossili, alla fine, è una legge della natura, si genera anidride carbonica, la famosa CO₂. L’anidride carbonica interagisce con gli scambi di energia nell’atmosfera fra quella che arriva dal Sole e quella che riparte dalla Terra, e l’effetto netto finale è di “intrappolare” energia nell’atmosfera, che dunque si riscalda. La CO₂ rimane nell’atmosfera per centinaia di anni. Quella da noi emessa si sta sta accumulando da circa duecento anni, motivo per cui l’effetto dell’aumento delle temperature in tutte le stagioni è la manifestazione più evidente del riscaldamento globale».

Che in estate si fa particolarmente sentire.
«Certo. Se le temperature salgono a ottobre, gennaio o febbraio, non dà così tanto fastidio, anzi: siamo forse contenti, perché dobbiamo riscaldare meno le nostre case. Ma quando le temperature crescono d’estate, soffriamo. Perché raggiungono valori, di giorno e di notte, a cui il nostro organismo, e anche le nostre infrastrutture, non sono veramente abituati».

L’attuale ondata di caldo ha caratteristiche particolari? È maggiore delle precedenti? Ed era prevedibile nella sua intensità?
«I bilanci si fanno a bocce ferme, e l’ondata di caldo non è ancora terminata. Tuttavia, la precocità, intensità e l’estensione dell’ondata sono particolari. In Svizzera le temperature medie sono 8 – 10 gradi sopra quelle usuali di giugno. Siamo ai livelli dell’ondata di giugno 2003 , se non anche qualcosa in più».

Le persone si chiedono quando finirà questo terribile caldo. Si può fissare un termine?
«Sappiamo che il picco è atteso per la fine della settimana, poi arriverà sulla Svizzera aria leggermente meno calda. Le temperature tenderanno lentamente a rientrare verso valori più normali, dapprima al Nord delle Alpi e poi in seguito anche a Sud».

Tutti hanno visto l’impressionante rappresentazione grafica dell’ondata di calore, una fascia rossa scurissima che tagliava in due l’Europa. Perché il Vecchio continente è stato colpito in maniera così forte?
«L’Europa non è colpita statisticamente più di altre regioni. Semplicemente, poiché ci riguarda in modo diretto, l’ondata fa più notizia rispetto a quando sono interessate altre regioni. Simili situazioni si stanno manifestando sempre più. in tutto il mondo. Che aree vaste come l’Europa siano colpite da questo fenomeno, purtroppo, è assolutamente normale. Le ondate di caldo sono fenomeni meteorologici molto vasti e per questo motivo sono anche quelli che provocano in assoluto più vittime».

Si parla con insistenza anche del Niño, che sta per arrivare e che potrebbe essere ancora più disastroso. Può spiegare ai nostri lettori di che cosa si tratta?
«ElNiño è un fenomeno naturale ricorrente che si verifica ogni 5-7 anni in una zona abbastanza precisa dell’Oceano Pacifico, fra l’Australia e il Cile, e si manifesta come un riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico. Essendo la regione toccata estremamente ampia, gli scambi tra oceano e atmosfera fanno sì che El Niño abbia un impatto anche sui fenomeni meteorologici delle regioni circostanti. In Europa non c’è da temere impatti diretti, siamo sufficientemente lontani. Ma impatti indiretti, non si possono escludere, ad esempio attraverso le catene di approvvigionamento. Tanti chiedono in questi giorni se El Niño possa essere all’origine dell’attuale ondata di caldo in Europa. La risposta è no, perché El Niño si sta sviluppando adesso e il suo picco arriverà solo verso l’autunno».

Da qualche anno, diciamo dallo scoppio della guerra in Ucraina, l’opinione pubblica sembra essere meno attenta alla questione del cambiamento climatico. In tal senso, non aiutano nemmeno scelte politiche precise da parte di alcuni leader del mondo. Non le chiedo un giudizio politico, ma non crede che si debba tornare a insistere sul tema, vista anche l’accelerazione del fenomeno forse sottovalutata?
«Per anni chi si occupa di cambiamenti climatici è stato accusato di allarmismo. Nella comunità climatologica iniziamo a chiederci se al contrario non siamo stati troppo ottimisti. Ondate di caldo come l’attuale ce le aspettavamo fra un paio di decenni. L’opinione pubblica, è vero quello che lei dice, parla attualmente, e comprensibilmente da un certo punto di vista, molto più delle crisi legate alle guerre o all’approvvigionamento energetico messo in crisi dalle tensioni tra USA e Iran. Ma non possiamo dimenticare che la natura segue il suo corso, e anche se noi siamo distratti da altri temi, l’accumulo di gas ad effetto serra causato dall’uso dei combustibili fossili sta continuando. Prima o poi le guerre termineranno, come sempre accaduto anche in passato, e allora ci accorgeremo che nel frattempo l’accumulo di gas a effetto serra è continuato, con tutte le conseguenze del caso. È nel nostro interesse proseguire con maggiore impegno ogni sforzo verso la decarbonizzazione della società: dobbiamo abbandonare i combustibili fossili a favore di fonti energetiche che non emettono gas a effetto serra».

Anche in questo caso un eccesso di ottimismo?
«Non sarebbe corretto affermare che non si è fatto niente in questo senso negli ultimi anni. Si iniziano finalmente a vedere le prime conferme statistiche che dimostrano, ad esempio, come l’energia elettrica prodotta tramite il solare sia al momento quella più a buon mercato esistente sulla Terra. In sempre più nazioni l’energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili sta superando la quota parte prodotta dai combustibili fossili.. Quindi, nonostante vi siano leader politici che stanno un po’ frenando sullo slancio della protezione del clima, il movimento verso la decarbonizzazione è partito e sta avanzando. La scommessa è capire se avanzerà sufficientemente alla svelta. E qui, ognuno di noi può fare la sua parte, senza aspettare i politici».

In che modo?
«Il più semplice è non sprecare, laddove si può, l’energia. Un po’ più complesso ma sempre più alla nostra portata è l’installazione di pompe termiche, la costruzione di impianti fotovoltaici, l’acquisto di auto elettriche. Insomma: tutto ciò che aiuta a diminuire la dipendenza dai combustibili fossili. In questo modo non si protegge solo il clima, ma si rafforza anche l’indipendenza energetica della Svizzera. Inevitabilmente anche il nostro stile di vita deve cambiare, non possiamo, per fare un esempio, continuare ad attraversare con l’aereo mezzo mondo solo per prenderci qualche giorno di ferie. E poi, come diceva Al Gore un paio d’anni fa, teniamo a mente che anche i politici sono una risorsa rinnovabile: ogni quattro anni i cittadini possono influenzare il proprio destino».

Un’ultima questione: lo sviluppo dell’intelligenza artificiale presuppone un’enorme quantità di energia. La preoccupa? Può diventare un problema?
«Mi preoccupava. Poi sono andato a informarmi. Chi si occupa di questo tipo di tematiche ha fatto due conti e ha visto che sì, effettivamente i data center hanno bisogno di grandissime quantità di energia; e tuttavia, rispetto a tutta l’energia che l’umanità sta utilizzando al giorno d’oggi per spostarsi, per riscaldare o raffreddare le case, per fare cose molto intelligenti e cose molto stupide, come la guerra ad esempio, alla fine i data center non stravolgono l’ammontare dell’energia che utilizziamo. Quindi, vale la pena piuttosto ragionare su come l’intelligenza artificiale possa aiutarci a migliorare la nostra situazione, permettendo magari di ottimizzare la produzione di energia tramite l’uso di fonti rinnovabili. Sistemi relativamente facili da installare, un po’ più complessi da mettere in rete e gestire. Su questo l’intelligenza artificiale spero ci potrà aiutare».