«Incarno un’anima della Lega che oggi è un po’ assopita»

«Oggi la politica è sempre più urlata e appariscente. Io preferisco rimanere un passo indietro, ma portare a casa i risultati». Daniele Caverzasio, dopo quindici anni tra i banchi del Gran Consiglio, ha deciso di dire basta. Un passo indietro, assicura, «ben ponderato e maturato a lungo. Non a caso, già da tempo avevo lasciato le commissioni parlamentari». «La verità - racconta al CdT - è che gli impegni - come municipale, sul lavoro e anche a livello personale - si susseguono, e il tempo era diventato sempre meno. Siccome non amo fare le cose a metà, ho preferito lasciare. Ne va del rispetto delle istituzioni, e anche di chi mi ha dato il suo voto, eleggendomi».
L’esperienza in aula
Subentrato a Rodolfo Pantani in Gran Consiglio nel 2011, in un quindicennio Caverzasio ne ha viste parecchie: «Sono entrato in Parlamento senza avere alcuna esperienza politica e ho dovuto farmi le ossa. Sono stato vice capogruppo ai tempi di Attilio Bignasca e poi capogruppo (tra il 2014 e il 2019), fino ad arrivare a ricoprire il ruolo di presidente del Gran Consiglio con il COVID». Proprio quell’anno da primo cittadino del Cantone, tra il 2020 e il 2021, viene ricordato dal leghista «come il più emozionante e il più difficile: è stato molto complicato, tanto a livello umano quanto istituzionale. Si trattava di riuscire a garantire continuità in un periodo tragico, fatto di una costante assenza di contatti umani. Al contempo, però, ho sentito forte il senso delle istituzioni, e questo mi ha lasciato il segno». Negli anni passati in aula, Caverzasio racconta anche di essere cambiato a livello personale, maturando. «Oggi non si direbbe, ma quando sono entrato in carica rispondevo di pancia. Col tempo, invece, sono diventato più riflessivo». Il tutto, dice, per cercare di arrivare ai risultati sperati. «Io faccio parte della Lega più moderata, pragmatica, che cerca soluzioni che siano anche applicabili. Sono allergico, insomma, a quei partiti che fanno politica per slogan. Sempre più spesso, però, assisto a un modo di fare politica che poco mi si addice. Si sta facendo strada, anche in Parlamento, la politica urlata, dello scandalo. Io, invece, preferisco ancora una modalità meno appariscente, ma capace di ottenere risultati concreti e di creare maggioranze che rendano il Paese governabile».
L’attenzione al sociale
Negli anni, a cambiare è stata anche la Lega. «Inutile nasconderlo, prima era diversa. Nata per rompere gli schemi, la vecchia Lega parlava molto di più alla pancia ed era senz’altro più barricadera. Poi, le cose sono cambiate, ma credo farebbe bene a ritrovare un po’ sé stessa e capire che rotta intende percorrere». Avere due rappresentanti in Governo, sottolinea, ha necessariamente imposto nuove dinamiche. «Quando si governa occorre prendersi delle responsabilità, e talvolta fare scelte poco condivisibili. In questo contesto, mettere insieme l’anima barricadera della Lega con quella di governo è stata la sfida più difficile». Eppure, sostiene, «la Lega, in Ticino, ha ancora un futuro. È un movimento che non strizza solo l’occhio alla destra, ma che rimane molto attento ai bisogni del ceto medio e delle fasce più deboli della popolazione. Ed è proprio questa attenzione al sociale, a chi fa più fatica, che deve essere accentuata. Anche per differenziarci dall’UDC. Io mi sento ancora leghista, anche se rappresento un’anima che nel partito oggi è un po’ assopita». Caverzasio non fa mistero neppure delle difficoltà che il partito ha vissuto negli ultimi mesi, dall’arrocchino tra Claudio Zali e Norman Gobbi al cosiddetto caso Hospita-Lega. «La situazione è senza dubbio difficile, non possiamo negarlo. Daniele Piccaluga, dobbiamo ricordarlo, ha assunto il ruolo di coordinatore partendo da un’esperienza limitata; quindi, ha gestito la situazione al meglio delle sue possibilità. Ora, però, occorre ricostruire l’immagine della Lega, la cui credibilità è stata minata».
L’alleanza con l’UDC
Anche perché le elezioni del 2027 sono dietro l’angolo. Proprio guardando al 2027, e a un eventuale accordo elettorale con l’UDC, Caverzasio sottolinea: «Sono del parere che non debba essere un’intesa a tutti i costi. Gli attacchi personali e le situazioni di tensione hanno posto ostacoli che ora appaiono difficilmente superabili. In un’ottica di area di destra, la risposta dovrebbe essere scontata, ma siccome le intese le fanno le persone, quanto accaduto negli ultimi mesi rende tutto più complicato».
