Incendi e siccità peseranno sul carrello della spesa

Un calo netto della produzione agricola e, di conseguenza, un forte aumento dei costi tra gli scaffali dei negozi di alimentari. Gli incendi che hanno devastato Spagna, Francia e - non da ultima - la Grecia, uniti alle ondate di caldo torrido e alla siccità, stanno avendo ripercussioni molto gravi e concrete sul commercio al dettaglio. Oltre alle colture stagionali più comuni, che registrano perdite per decine di milioni di euro, a soffrire particolarmente sono anche oliveti e vigneti, spiega il Guardian. Una tendenza che preannuncia nuovi rincari generalizzati su beni come vino e olio, già non propriamente a buon mercato.
Fiamme, cenere e batteri
Uno dei principali settori toccati è, come detto, quello della produzione di olive. Le temperature record registrate e la prolungata siccità non hanno aiutato queste piante parecchio delicate e gli incendi, che hanno divorato decine di migliaia di ettari di terreno, hanno dato il colpo di grazia. Per queste ragioni, i produttori di olio di oliva - riporta il quotidiano britannico - hanno ammesso di aspettarsi «un ulteriore aumento dei prezzi quest'anno». Infatti, anche le piante risparmiate dalle fiamme hanno dovuto fare i conti con i danni provocati dalla cenere trasportata dal vento e dalla scarsa qualità dell'aria. In uno scenario già desolante, il caldo estremo ha poi «favorito la proliferazione di parassiti e malattie» oltre al propagarsi di forti temporali. Delle condizioni che hanno un impatto sulle dimensioni dei frutti, i quali si stima saranno più piccoli con conseguenti difficoltà nella frangitura e minori quantità di olio prodotto. Una «tempesta perfetta» che, con ogni probabilità, secondo gli esperti sentiti dal Guardian, determinerà un aumento dei prezzi già in autunno.

Champagne in anticipo e scarso
Fatica anche la produzione vitivinicola francese di alcune varietà di pregio, come quelle prodotte nelle regioni di Champagne, Bordeaux e Borgogna che - a causa delle condizioni climatiche estreme - temono un raccolto «di molto inferiore» alle previsioni e «una delle vendemmie più precoci di sempre». I produttori di champagne prevedono infatti l'inizio della raccolta a breve, attorno a metà agosto, ovvero «un mese prima di quanto accadeva solo qualche decennio fa». Non solo. Secondo Reuters, tra i viticoltori si stima una resa dell'uva inferiore del 10% rispetto alla vendemmia del 2025.




