«Intensi come bombe atomiche»: ecco perché i roghi in Europa sono così devastanti

La minaccia degli incendi, che da una settimana stanno devastando ampie zone della Francia e della Spagna, è lungi dall’essere passata. Parte dei roghi è stata definita ieri sotto controllo da parte delle autorità responsabili delle opere di spegnimento, ma il caldo estremo delle scorse ore e il clima secco, unito a un forte vento, fanno rimanere alta l'allerta. Dopo aver distrutto 42 mila ettari di terreno nella regione della Gironda il grosso delle fiamme risulta «ancora stabilizzato» con una seconda notte definita come «tranquilla», secondo quanto riferito dalla prefettura di zona alle agenzie di stampa. Diversi focolai sono stati «rapidamente messi sotto controllo durante la notte», in particolare vicino ad Arès, nell'area del bacino di Arcachon, più a nord a Le Temple e nei pressi del campo di Souge (base militare vicina dall'aeroporto di Bordeaux-Mérignac). «La superficie percorsa dal fuoco non si è estesa», precisa la prefettura, sebbene le condizioni meteo rimangano «sfavorevoli» per la giornata di oggi, con temperature in aumento che dovrebbero raggiungere i 41 gradi nell'entroterra e i 38 gradi lungo la costa. Il tutto accompagnato dal vento, con raffiche previste fino a 45 chilometri orari entro fine giornata. Intanto sono andate avanti anche le operazioni di sfollamento dalle località turistiche sulla costa atlantica vicino a Bordeaux: sono quasi 4.000 le persone allontanate dalle loro residenze a causa dei vasti incendi che imperversano nella regione, come riporta il Guardian.
In Spagna spesi 3,3 miliardi
Anche in Spagna c'è preoccupazione sul fronte meteorologico: la quarta ondata di caldo torrido ha infatti investito oggi gran parte del Paese. Secondo l'Agenzia statale di meteorologia (AEMET) sono in vigore avvisi arancioni o gialli in tutte le comunità autonome - ad eccezione delle Asturie, sul versante nord-occidentale, di Murcia, nel sud della penisola, e delle isole Baleari - per temperature massime fino a 41 gradi e picchi locali di 42 gradi. L'AEMET e la Protezione civile avvertono sui propri canali social che l'ondata di caldo torrido, unità alla bassa umidità, ai venti e alla possibilità di temporali secchi mantiene un rischio molto alto o estremo di incendi boschivi in gran parte del territorio nazionale, destinato a protrarsi fino al fine settimana. Dall'inizio dell'anno nella Penisola iberica sono andati in fumo oltre 173 mila ettari di superficie forestale, sei volte più dello stesso periodo del 2025. Un dato che conferma come il 2026 sia l'anno della più grave emergenza nazionale per i roghi degli ultimi anni nel Paese. Non solo. Secondo le stime del ministero della transizione ecologica, le sole operazioni di spegnimento sono costate finora tra i 1,7 e i 3,3 miliardi di euro, esclusi i danni ad abitazioni, infrastrutture, aziende agricole, patrimonio naturale, biodiversità e turismo.
«Una situazione senza precedenti»
A sorprendere di più gli esperti è l'intensità raggiunta da questi roghi. L'attuale emergenza incendi è stata infatti definita dal presidente francese Emmanuel Macron come la situazione «più difficile» che il Paese abbia affrontato dalla Seconda guerra mondiale. «Siamo davanti a un fenomeno assolutamente senza precedenti». Casi del genere vengono chiamati dagli addetti ai lavori «mega incendi». Un fenomeno che - secondo la CNN - sta segnando l'inizio di una «nuova era», fortemente condizionata dall'aggravarsi della crisi climatica. Basti pensare che i roghi nella Gironda hanno bruciato con un'intensità tale nello scorso fine settimana da generare un potente temporale alimentato dagli incendi stessi. Delle vere e proprie «nubi di fuoco», o pirocumulonembi volendo usare il termine scientifico, che rappresentano «l'esempio più tangibile» di questo cambio di passo. Un evento molto raro «che si osserva talvolta nei mega-incendi che colpiscono Stati Uniti e Canada, ma che non aveva precedenti in Francia, almeno fino ad ora».
«Non possono essere spenti»
Questo episodio - per gli esperti sentiti dall'emittente americana - è solo uno dei segnali che confermano come il Vecchio Continente, non di certo nuovo ai roghi boschivi, stia davvero entrando in una nuova era contraddistinta da eventi sempre più estremi: «L'Europa si sta ora unendo a una lunga lista di regioni, dalla Siberia all'Amazzonia, che devono affrontare incendi estivi estremi e consecutivi». Nello specifico, i pirocumulonembi si formano quando una colonna di calore estremamente elevato, causata dall'intensità dell'incendio, sale rapidamente incontrando l'aria più fredda sovrastante e si condensa in nubi temporalesche. Il risultato? Una burrasca a tutti gli effetti, con tanto di fulmini e forti raffiche di vento, «che trasformano i roghi in tempeste di fuoco imprevedibili e incontrollabili, capaci anche di autoalimentarsi». Una sfida enorme per i pompieri impegnati in Francia e in Spagna. «Si tratta di incendi che divampano con l'intensità di diverse bombe atomiche», ha spiegato alla CNN Víctor Resco de Dios, docente di ingegneria forestale e cambiamenti globali all'Università di Lleida, in Spagna. «Siamo entrati in un'era di incendi che non possono essere spenti».







