Keir Starmer non si dimette e incassa la fiducia dei ministri

Sotto assedio. E accerchiato. Dai suoi, prima che dagli avversari. E tuttavia, risoluto e determinato ad andare avanti. Il premier britannico Keir Starmer resta alla guida del Governo di sua Maestà. «Non me ne vado», ha detto questa mattina ai suoi ministri. Quasi una sfida, che nessuno in realtà ha voluto raccogliere.
Tra i big del Labour, non c’è stato alcun passo indietro. Il Governo ha perso sì qualche pezzo, ma di seconda fila. Si sono dimessi, infatti, quattro sottosegretari: Zubir Ahmed (Innovazione e sicurezza della salute); Jess Phillips (Tutela e violenza contro donne e ragazze); Miatta Fahnbulleh (Devoluzione, Fede e Comunità); e Alex Davies-Jones (Tutela e violenza contro donne e ragazze). «È chiaro che, qualunque sia l’entità dei risultati e dei progressi individuali, ora sono indeboliti dalla mancanza di una leadership guidata dai valori al centro - ha scritto Ahmed nella lettera di dimissioni pubblicata su X - Negli ultimi giorni i cittadini, in tutto il Regno Unito, hanno ormai perso irrimediabilmente fiducia in te come primo ministro».
Le turbolenze dei mercati
«Se lasciassi, tutto il Paese pagherebbe un grosso prezzo economico», ha però avvertito Starmer parlando ai ministri e rispondendo indirettamente ai dimissionari.
Le turbolenze dei mercati, questa mattina, sono state molto forti: gli interessi dei titoli di Stato a 30 anni sono ai massimi dal 1998. «Le ultime 48 ore sono state destabilizzanti per il Governo e questo ha un costo reale per il nostro Paese e per le famiglie - ha sottolineato Starmer, il quale ha poi rammentato che - il Labour ha una procedura chiara per innescare la sfida per la leadership del partito, e tale procedura non è stata avviata. Il Paese si aspetta che continuiamo a governare. È quello che sto facendo io ed è quello che dobbiamo fare come Governo».
Secondo le regole interne, lo sfidante per la carica di capo del Partito laburista deve avere le firme del 20% del gruppo parlamentare a Westminster, ossia 81 deputati su 403. Queste firme, al momento, non ci sono. Così come non c’è un chiaro sfidante.
La fronda che non c’è
Osservatori esterni e analisti si aspettavano una fronda, quantomeno toni critici, seppure non apertamente ostili. Ma oggi, prima e dopo la riunione di Governo, i ministri si sono schierati pubblicamente con Starmer. Soprattutto, nessuno ha chiesto al premier di lasciare. Il segretario al Lavoro e alle pensioni, Pat McFadden, è stato il primo a confermarlo ai giornalisti in attesa fuori da Downing Street: «Nessuno ha sfidato Starmer, il Governo va avanti», ha detto McFadden.
Toni identici da parte della segretaria alla Tecnologia, Liz Kendall: «Il primo ministro ha parlato delle sfide che dobbiamo affrontare come Paese, della crisi in Medio Oriente e dell’impatto che essa produce sul costo della vita qui. Il Governo farà ciò per cui siamo stati eletti, cioè servire il popolo britannico. Il primo ministro ha il mio pieno sostegno in questo».
Starmer ha incassato anche la solidarietà e l’appoggio pubblico di altri due i ministri tra i più importanti del suo gabinetto: il segretario al Commercio, Peter Kyle, e il segretario alla Difesa, John Healey. Kyle ha parlato con i giornalisti di «una riunione di Governo molto significativa, in cui abbiamo parlato delle grandi questioni che affrontano la nostra economia e la nostra società». Mentre Healey ha scritto su X: «Le persone sono preoccupate per i conflitti attuali e le imminenti crisi globali. Si aspettano che il loro Governo guidi il Paese, come sta facendo il primo ministro. Maggiore instabilità non è nell’interesse della Gran Bretagna. Il nostro attuale obiettivo deve essere rivolto all’affrontare le immediate sfide economiche e di sicurezza».
Le ambizioni di Streeting
In serata, a fianco di Starmer si è schierato anche il vice primo ministro e Lord cancelliere, David Lammy, l’uomo forte del Governo laburista. «Il premier ha il mio pieno sostegno», ha detto Lammy, evidenziando come nessun potenziale sfidante è sembrato avere abbastanza sostegno per lanciare una seria contesa per la leadership laburista. «Sono trascorse ormai 24 ore e nessuno si è fatto avanti per avviare il processo previsto dalle regole del partito - ha aggiunto ai giornalisti fuori da Downing Street - Nessuno sembra avere i numeri per opporsi a Starmer, e chi suggerisce le dimissioni dovrebbe dire quale candidato sarebbe migliore».
Dietro le quinte, sostengono i bene informati, almeno due figure di spicco del Governo continuerebbero comunque a spingere Starmer verso l’addio: Shabana Mahmood, titolare dell’Interno, e Yvette Cooper, ministra degli Esteri. Continua invece a mantenere un profilo basso l’ambizioso ministro 43enne della Sanità, Wes Streeting, esponente della destra interna, indicato dalla stampa come il più scalpitante fra i pretendenti alla successione. Il suo piano, un’accelerazione della partita nella speranza di poter essere incoronato in solitaria senza altri candidati, sembra per il momento fallito. Starmer non molla, ed è pure determinato ad accettare un’eventuale sfida, convinto di poterlo battere in una votazione a due di fronte agli iscritti.
