La nuova sfida di Stefano Artioli: «Gli impianti sciistici verranno potenziati grazie a 30 milioni»

Da sogno a realtà. Il progetto di rilancio di San Bernardino è ad una svolta. La prima fase è agli sgoccioli. Il bilancio è positivo, afferma l’imprenditore ticinese Stefano Artioli, «padre» della rinascita della nota località turistica altomesolcinese. Che proseguirà fino al 2035 grazie ad un investimento complessivo di mezzo miliardo. Entro due anni e mezzo si metterà mano pure agli impianti di Confin con un progetto da 30 milioni. Ecco cosa ci ha detto nella lunga intervista concessa al Corriere del Ticino.
Signor Artioli, la «fase 0» si avvia alla conclusione con l’inaugurazione dell’hotel Ravizza e l’apertura della Residenza Albarella. Cosa è stato fatto in questi primi tre anni, quanto è stato investito e quale bilancio trarre?
«Il bilancio è positivo, perché in tre anni abbiamo rimesso in movimento una località che aveva bisogno di ritrovare fiducia, offerta e servizi. Parliamo di circa 100 milioni di franchi di investimenti nella fase iniziale. Siamo partiti dalla riapertura di Confin, dal rinnovamento dell’offerta alberghiera e dalla realizzazione di nuovi appartamenti. Abbiamo affiancato ristorazione, servizi, attività sportive e un calendario di destinazione che trova nel ‘San Bernardino winter village’ (che crescerà ulteriormente quest’anno) e nel ‘San Bernardino summer village’ due elementi riconoscibili, capaci di coinvolgere il paese con eventi, esperienze e occasioni di incontro. Ravizza e Albarella completano questo primo percorso e verranno inaugurati in dicembre con due eventi dedicati. L’hotel Ravizza, nell’anno del suo duecentesimo anniversario, restituisce al centro un edificio che appartiene alla storia di San Bernardino. Con l’Albarella si recupera una presenza importante nel territorio, riportandovi ospitalità, ristorazione e a breve un’importante area wellness. I risultati turistici ci incoraggiano: i pernottamenti invernali sono cresciuti dell’85% tra il 2022/23 e il 2025/26, mentre i primi ingressi agli impianti sono aumentati di circa il 40% dalla stagione della riapertura. Un ulteriore segnale arriva dal mercato immobiliare. I valori sono in crescita e la domanda per gli immobili realizzati si mantiene elevata, anche dalla Svizzera interna».
Il cuore della «fase 1» sarà Acuforta, un investimento da 200 milioni di franchi, progetto contro il quale sono state inoltrate delle opposizioni. Perché è così importante per la rinascita del villaggio?
«Acuforta può dare a San Bernardino una ragione di soggiorno capace di accompagnare l’intero anno. È questo il suo valore strategico. Le acque minerali appartengono alla storia della località e rappresentano una risorsa autentica attorno alla quale costruire un’offerta riconoscibile di benessere, rigenerazione, ospitalità e contatto con la montagna. L’accessibilità delle terme anche agli ospiti esterni è un elemento fondamentale: vogliamo che questa struttura diventi un motivo per scegliere San Bernardino, con benefici che possano estendersi pure agli altri operatori della destinazione. Una maggiore continuità delle presenze permette alle attività di programmare meglio, investire nella qualità e offrire prospettive occupazionali più stabili. Un albergo di alto standard può inoltre contribuire ad avvicinare mercati che oggi conoscono ancora poco la località. Quanto alle opposizioni, vanno affrontate nel merito e nelle sedi competenti, con rispetto per chi le presenta. Credere in un progetto significa anche essere disposti a spiegarlo e a rispondere alle osservazioni».
Una parte della popolazione auspica appunto un confronto aperto e uno sviluppo «a misura d’uomo». Può tranquillizzare gli scettici che il paese non verrà stravolto?
«La dimensione del villaggio e il rapporto con la natura sono precisamente le qualità sulle quali abbiamo scelto di investire. Preservarle è un interesse che condividiamo con chi vive San Bernardino e con chi lo frequenta da anni. Comprendo che un cambiamento importante possa suscitare domande. La risposta deve essere concreta: qualità architettonica, inserimento nel paesaggio, gestione degli accessi, disponibilità di servizi, attenzione agli spazi comuni e nuovi posti di lavoro. Il recupero del Ravizza e dell’Albarella e delle altre strutture mostra quanto valore attribuiamo al patrimonio esistente. Per i nuovi interventi l’integrazione con il villaggio deve essere un criterio centrale di progettazione e di valutazione».
L’estate assume un peso crescente e si parla, non solo a San Bernardino, di destagionalizzazione. Cosa state facendo?
«L’inverno conserva un ruolo fondamentale. La riapertura degli impianti è stata una delle prime responsabilità che ci siamo assunti. Stiamo inoltre portando avanti il progetto di potenziamento di Confin, che comprende una nuova seggiovia, l’innevamento programmato e un moderno ristorante in quota, per un investimento previsto di circa 30 milioni di franchi. È un percorso che segue il proprio iter autorizzativo con un obiettivo di realizzazione nell’arco dei prossimi due anni e mezzo. La crescita estiva amplia le opportunità della destinazione. Stiamo lavorando su sport, attività all’aperto, proposte per le famiglie, gastronomia ed eventi, con appuntamenti riconoscibili. Il passaggio più impegnativo riguarda le mezze stagioni. Per valorizzare, ad esempio, l’autunno, servono strutture aperte, servizi e proposte di soggiorno coerenti con quel periodo. Il benessere avrà un ruolo determinante, insieme alla natura e alla ristorazione. Destagionalizzare richiede di coordinare questi elementi e di costruire una domanda sufficientemente stabile da sostenerli».
Che San Bernardino vedremo nel 2035, con il completamento delle infrastrutture, dei servizi e delle aree sportive? A quanto ammonterà l’investimento complessivo?
«Mi auguro di vedere un paese nel quale le persone possano trascorrere una settimana o più trovando attività, servizi e occasioni di scoperta in ogni stagione, dove sentire parlare italiano, tedesco, inglese e tante altre lingue. Sarebbe il segno di una San Bernardino capace di farsi apprezzare, conservando però la propria identità alpina e la propria cultura di lingua italiana. Per arrivarci la crescita dell’ospitalità deve procedere insieme a quella delle infrastrutture, con un investimento complessivo attorno ai 500 milioni di franchi. Trasporto pubblico, viabilità, parcheggi, collegamenti pedonali e spazi sportivi incidono direttamente sulla qualità di vita e del soggiorno. Sarà altrettanto importante continuare a investire nella qualità dei contenuti. Chi torna a San Bernardino deve poter ritrovare ciò che apprezza e avere qualcosa di nuovo da scoprire. Questo lavoro richiede attenzione alla gestione e la capacità di coinvolgere operatori qualificati, che contribuiscano a valorizzare le strutture e a rendere più interessante il soggiorno. Vorrei che il risultato fosse un’economia locale più solida, con molti nuovi posti di lavoro e capace di offrire opportunità anche alle future generazioni».
In questi anni si sono fatti vivi dei possibili (altri) investitori?
«Sì, e il primo segnale che considero particolarmente significativo riguarda proprio il territorio. I piccoli imprenditori locali e gli abitanti stanno ricominciando a investire nella valorizzazione del patrimonio immobiliare esistente, attraverso ristrutturazioni e nuovi interventi. È una fiducia che si traduce in iniziativa concreta. Si stanno inoltre affacciando realtà imprenditoriali capaci di sostenere la realizzazione di infrastrutture di interesse pubblico. Un esempio è il nuovo autosilo previsto sul terreno dell’USTRA: una struttura da 400 posti auto, con un’area commerciale al pianterreno, che sarà realizzata anche grazie all’investimento di imprenditori svizzeri in un progetto pubblico-privato. È un cantiere in fase avanzata e previsto nel brevissimo periodo che migliorerà l’accoglienza e la gestione degli accessi al villaggio, accompagnandone la crescita turistica. Inoltre per la ‘fase 1’ stanno emergendo nuovi interessi. Acuforta avrà una forte riconoscibilità e rappresenta un’opportunità per coinvolgere partner capaci di arricchirne ulteriormente l’offerta e rafforzarne l’attrattiva. Questa apertura riguarda sia gli investitori sia gli operatori dell’ospitalità, del benessere e della ristorazione. L’ingresso di realtà qualificate può portare competenze, proposte riconoscibili e una maggiore capacità di attrarre ospiti, valorizzando le strutture esistenti e quelle future».
I rapporti con il Patriziato e il Municipio di Mesocco appaiono molto collaborativi. È davvero così? Lei cosa ha portato di diverso rispetto agli investitori che si erano fatti avanti in passato?
«La collaborazione con il Comune è fattiva e costante. Si fonda su una condivisione di intenti e su un rapporto di fiducia costruito nel tempo. È una collaborazione che sta dando valore al percorso di rilancio e che considero fondamentale per accompagnarne le prossime fasi. Anche il rapporto con il Patriziato è una componente importante di questo lavoro comune. La collaborazione pubblico-privata permette di unire competenze complementari: la conoscenza del territorio, la pianificazione e l’attenzione ai bisogni della comunità. Quando queste competenze lavorano come oggi nella stessa direzione, il progetto può crescere e portare benefici più ampi. Il mio legame con la Svizzera italiana conta molto. Un imprenditore desidera investire nel proprio territorio e contribuire al suo futuro. A questa motivazione abbiamo affiancato risorse, una struttura operativa e la volontà di assumere impegni concreti. Credo che la fiducia si costruisca proprio così, dando seguito a ciò che si propone. Sono convinto che il rapporto consolidato in questi anni, se accompagnato dalla stessa continuità di intenti e di lavoro, ci permetterà di innalzare ulteriormente la qualità: un valore per il progetto e per le prospettive del paese altomesolcinese».






