«L’addestramento dell’IA è il più grande furto della storia»

Il rapporto tra i grandi media e l’Intelligenza artificiale è sempre stato piuttosto complicato. Sì, perché i colossi dell’IA per funzionare in modo sempre più performante si «nutrono» proprio delle informazioni che reperiscono in rete in grandi quantità. Spesso e volentieri, appunto, attingendo a piene mani dai portali dell’informazione online. Un modo per «addestrare» gli agenti dell’Intelligenza artificiale e renderli sempre più precisi ed efficienti nelle loro risposte. Ma anche un modo per «rubare» - almeno secondo quanto pensano alcuni - il lavoro fatto da giornalisti professionisti, protetto da copyright. A muoversi per contrastare questa tendenza «al furto» da parte dell’IA, erano state diverse grandi testate internazionali, tra cui il New York Times che avevano intentato una causa, avviata a fine 2023, contro Microsoft e OpenAI proprio riguardo l'addestramento dell'Intelligenza artificiale a suon di informazioni pescate dai media online. Secondo il quotidiano statunitense, le due aziende avrebbero «utilizzato senza autorizzazione» milioni di articoli protetti da copyright per allenare i propri modelli di Intelligenza artificiale, quali il celeberrimo ChatGPT.
«Senza precedenti»
Ma non parliamo solo di media. Perché, a quanto pare, anche una delle più grandi aziende tecnologiche (e parte in causa), Microsoft, sembrerebbe essere di questa idea. È quanto traspare dalle parole di Brent Hecht, manager del gigante tech, il quale ha dichiarato senza mezzi termini che l'addestramento dei modelli di Intelligenza artificiale è il «più grande furto di lavoro nella storia dell'umanità», con un'appropriazione di «proporzioni senza precedenti». Le frasi sono riportate in uno degli atti depositati dal New York Times, insieme ad altre testate, proprio nell'ambito della loro causa contro Microsoft e OpenAI. Dichiarazioni che parlano molto chiaro. «Le prove dimostrano che OpenAI e Microsoft sapevano che ciò che stavano facendo era sbagliato», ha commentato a tal proposito Steven Lieberman, legale delle aziende editoriali, secondo quanto riferito dal Washington Post.
La corsa continua
Intanto l’IA, a dispetto delle ultime preoccupanti esternazioni e degli inviti da più parti a voler rallentare il passo, non sembra proprio avere intenzione di triarsi indietro. Torniamo a parlare di Anthropic, azienda nella quale, «più di un quarto delle attività di ricerca e sviluppo sono guidate dal suo chatbot Claude». A riferirlo è stata la stessa start-up in un post pubblicato sul proprio blog, spiegando che Claude guida già il 26% delle attività di sviluppo e ricerca sull'IA della società. Ma non solo. Secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa, «il dato mostra come Claude sta iniziando a lavorare per realizzare il suo successore». Il tutto non senza una menzione allo sviluppo misurato dell'Intelligenza artificiale. «Mentre si valuta come gestire il progresso» delle nuove tecnologie, «dovremmo fare il possibile per ridurre al minimo il divario fra ciò che i laboratori sanno e quello che sa il pubblico. Questo vuol dire misurare meglio lo sviluppo dell'IA, divulgarne i progressi e offrire alla società l'opportunità di decidere come utilizzare le informazioni», ha precisato ancora Anthropic.
Centinaia di milioni di dollari
Non rimane sul posto nemmeno la società statunitense di AI Databricks, che ha deciso di investire - nel corso dei prossimi tre anni - ben 350 milioni di dollari a Singapore. Con un obiettivo non da poco: «Trasformare la città-stato nel quartier generale per l'area Asia-Pacifico e Giappone». Il piano per il futuro prevede quindi l'assunzione di ingegneri di campo e specialisti di prodotto per accelerare l'adozione aziendale dell'AI. «Aiuteremo le organizzazioni di settori chiave, dalla finanza alla sanità fino alla manifattura, a portare i progetti pilota di intelligenza artificiale direttamente in produzione», ha spiegato Simon Davies, senior vice presidente della società, al quotidiano The Straits Times.





