Massimo Sertori: «Sì al tavolo ma nessun diktat». Il PD: «Via subito la tassa sulla salute»

Sì al tavolo di discussione. Ma a una condizione: «Si parte alla pari». Massimo Sertori, assessore lombardo con la delega ai Rapporti con la Confederazione elvetica ed esponente della Lega, commenta con il Corriere del Ticino la decisione del Consiglio di Stato di dimezzare i ristorni 2025 in attesa di capire che fine farà la tassa sulla salute applicata ai vecchi permessi G.
«Il Governo ticinese ha reagito a un’azione che non c’è ancora stata - dice Sertori - noi non abbiamo ancora applicato il provvedimento, e il rischio retroattività, come ho più volte ribadito, non c’è». Quella di Bellinzona, insiste, è una «scelta preventiva, ma i ristorni sono figli di un accordo internazionale. Dovrebbero essere Roma e Berna a discutere di eventuali problemi».
L’incontro a Roma tra i ministri Giancarlo Giorgetti e Karin Keller-Sutter va in questa direzione, e Sertori accoglie positivamente la «proposta di favorire un tavolo di confronto tra Lombardia e Ticino. I miei rapporti personali con i consiglieri di Stato sono ottimi da sempre, abbiamo affrontato questioni molto complesse, anche più di questa. La stessa riforma dell’accordo fiscale del 1974 è nata dal dialogo tra Ticino e Lombardia».
Bene, quindi, il tavolo. «Sono disponibilissimo a discutere - ripete Sertori - ma a una condizione: si parte alla pari. Traduco: nessuno può affermare: o si fa come dico io, o non pago i ristorni. Affrontiamo i problemi, cerchiamo le soluzioni. Senza porre precondizioni».
La questione Piemonte
Il tavolo piace anche a Giacomo Zamperini (Fratelli d’Italia), presidente della commissione regionale speciale sui Rapporti tra Lombardia e Svizzera. «Credo che decenni di rapporti di amicizia e di buon vicinato con il Ticino non possano essere cancellati per un’incomprensione, mi impegno quindi a garantire che sia costituito prima possibile un tavolo attorno al quale ci si possa concentrare sulle cose che uniscono, non su quelle che dividono».
Zamperini sottolinea al CdT di «non voler giudicare né condannare» la decisione del Consiglio di Stato ticinese. E ricorda un punto già emerso mesi fa durante una discussione sul tema in commissione: la legge sulla tassa sulla salute «va applicata, ma devono farlo tutti, altrimenti non è serio».
Il riferimento, chiarissimo, è al Piemonte che ha deciso di non chiedere ai propri vecchi frontalieri residenti il contributo per il sistema sanitario nazionale. «Non possiamo discriminare i lavoratori lombardi - insiste Zamperini - anche per questo sarebbe essenziale invitare al tavolo tutti coloro i quali sono interessati alla questione».
Le opposizioni reagiscono
Se la giunta e la maggioranza di centrodestra in Regione Lombardia si mostrano tutto sommato concilianti con il Ticino, almeno in attesa di discutere nel merito il problema e di trovare una soluzione condivisa che possa salvare la tassa sulla salute, dalle opposizioni di centrosinistra si è alzato un fuoco di sbarramento contro la stessa tassa. Fuoco rivolto inevitabilmente contro chi ha voluto il provvedimento.
«La decisione del Consiglio di Stato di bloccare parte dei ristorni destinati alla Lombardia è la conseguenza diretta di una scelta sbagliata e irresponsabile del Governo Meloni e della Regione Lombardia: l’introduzione della cosiddetta tassa sulla salute a carico dei vecchi frontalieri - dice Chiara Braga, presidente del gruppo PD alla Camera e deputata comasca - A pagare il prezzo dell’ostinazione del centrodestra saranno i territori di confine, in particolare i Comuni delle province di Como e Varese, che rischiano di perdere risorse fondamentali per garantire i servizi ai cittadini».
«Più volte abbiamo detto che la tassa della salute sui lavoratori frontalieri era un errore, che presentava profili di incostituzionalità ed era contro la normativa prevista sull’accordo sulla nuova fiscalità tra Italia e Svizzera - dice a sua volta Alessandro Alfieri, capogruppo PD in commissione Esteri e Difesa a Palazzo Madama e senatore varesino - I Comuni di frontiera delle province di Varese e di Como stanno già pagando l’assurdo taglio dei ristorni operato dal governo, che ha deciso di togliere 39 milioni a loro dovuti per darli alle Regioni. Giorgetti e Fontana si fermino: ritirino la tassa della salute e restituiscano i ristorni ai Comuni».
Preoccupati i Comuni
Sul fronte sindacale, il responsabile nazionale dei frontalieri CGIL Giuseppe Augurusa parla della decisione ticinese come della «logica conseguenza di un contenzioso aperto da due anni e mezzo. Non condivido la scelta di Bellinzona ma evidenzio un fatto significativo, ovvero che riguarda soltanto la Lombardia, Regione che ha insistito nel procedere lungo una via inefficace e piena di ostacoli. La tassa sulla salute viola il trattato sulla doppia imposizione. Serve una soluzione politica al tavolo che riporti nell’àmbito delle regole quanto è evidentemente uscito da tempo».
Questa sera, intanto, l’Associazione dei Comuni Italiani di Frontiera, con un comunicato del presidente Massimo Mastromarino, sindaco di Lavena Ponte Tresa, ha chiesto «con urgenza di incontrare i rappresentanti del governo italiano, per affrontare la questione ristorni».
