Ticino
La decisione

Frontalieri e ristorni, Claudio Zali: «Il Consiglio di Stato ha deciso per un blocco cautelativo»

Il Governo ticinese ha annunciato il blocco parziale, pari a 50 milioni di franchi, quale contromisura per la cosiddetta tassa sulla salute che la Lombardia vuole imporre ai vecchi permessi G – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Frontalieri e ristorni, Claudio Zali: «Il Consiglio di Stato ha deciso per un blocco cautelativo»
Red. Online
30.06.2026 09:00
13:17
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La reazione dell'MPS

La decisione del Consiglio di Stato di sospendere il versamento di circa metà dei ristorni destinati all’Italia, scrive il Movimento per il Socialismo in una nota, «rappresenta un ulteriore passo nella direzione sbagliata». Ancora una volta, prosegue l'MPS, «il governo ticinese sceglie della ricerca di un capro espiatorio, invece di affrontare le vere cause delle difficoltà sociali e finanziarie che attraversano il Cantone. La questione dei ristorni viene così trasformata in uno strumento di pressione politica e comunicativa, con il rischio evidente di alimentare nell’opinione pubblica l’idea che i problemi del Ticino siano determinati dalla presenza dei lavoratori frontalieri o, più in generale, dalla presenza di lavoratrici e lavoratori stranieri. Questa impostazione è profondamente sbagliata».

I frontalieri, dice l'MPS, «non sono la causa delle difficoltà che molte persone residenti in Ticino vivono quotidianamente: salari sotto pressione, aumento del costo della vita, difficoltà nell’accesso ad alloggi convenienti, precarizzazione del lavoro, riduzione della qualità dei servizi pubblici. Questi fenomeni hanno origini nelle scelte politiche ed economiche adottate negli ultimi anni dalla maggioranza politica di questo Cantone e non nella provenienza geografica di chi lavora. Il rischio concreto è che una decisione presentata come una questione tecnica e istituzionale finisca per rafforzare dinamiche xenofobe e antistraniere già presenti nel dibattito politico cantonale. Quando le istituzioni indicano sistematicamente soggetti esterni come responsabili delle difficoltà sociali, contribuiscono a spostare il malcontento verso chi ha meno possibilità di difendersi: lavoratori e lavoratrici frontalieri, migranti e persone straniere che vivono e lavorano nel nostro territorio. Il problema non è l’origine di chi lavora, ma il modello economico e sociale che permette la compressione dei salari, la precarietà e l’aumento delle disuguaglianze. Mettere frontalieri contro residenti significa fare un favore a chi vuole impedire una discussione sui veri responsabili delle politiche che hanno prodotto queste situazioni. La decisione del Consiglio di Stato viene motivata con la questione della cosiddetta tassa sulla salute introdotta in Italia e con i dubbi sulla sua compatibilità con gli accordi fiscali tra Svizzera e Italia. Il governo ticinese ha deciso una sospensione cautelativa pari al 46% dell’ammontare complessivo dei ristorni previsti, precisando che la misura riguarda i rapporti istituzionali e non produce effetti diretti sui lavoratori interessati. Proprio per questo appare evidente come il gesto abbia soprattutto una forte valenza politica e simbolica. La vera confrontazione non è tra il Ticino e i frontalieri. La vera questione è il rapporto tra il Ticino e la Confederazione. Da anni il Cantone denuncia una situazione nella quale ritiene insufficiente la propria partecipazione alle risorse generate dal sistema federale. È su questo terreno che dovrebbe svilupparsi il confronto politico: sulla ripartizione delle risorse, sui meccanismi della perequazione finanziaria, sul ruolo del Ticino nella Confederazione e sulla capacità delle sue istituzioni di difendere gli interessi della popolazione. Invece di affrontare questa discussione, il governo cantonale sceglie di spostare il conflitto verso l’esterno, in particolare verso l’Italia e verso i lavoratori frontalieri. Si tratta di una dinamica politica già vista in passato: quando non si vogliono mettere in discussione le proprie responsabilità, si individuano soggetti esterni ai quali attribuire la colpa dei problemi. Questa scelta appare inoltre particolarmente preoccupante se inserita nel contesto politico che porterà alle prossime elezioni cantonali. Le forze della estrema destra, indipendentemente dal fatto che si presentino unite o divise, faranno con ogni probabilità della questione degli stranieri uno dei temi centrali della loro campagna elettorale. La costruzione dello straniero come responsabile delle difficoltà della popolazione — sul piano economico, sociale e dei servizi pubblici — è infatti un elemento ricorrente delle loro strategie politiche. Quando anche il governo cantonale adotta un linguaggio e delle pratiche che suggeriscono che i problemi del Ticino possano essere affrontati attraverso contrapposizioni nazionali o contro categorie di lavoratori, finisce per creare un terreno favorevole a queste campagne. Si legittima cioè l’idea che la soluzione alle difficoltà dei cittadini e delle cittadine passi dalla limitazione dei diritti o dalla penalizzazione di chi viene percepito come altro. UDC e Lega, uniti o separati, ringraziano. L’MPS respinge con forza questa impostazione. La difesa degli interessi della popolazione ticinese non passa attraverso la guerra ai frontalieri o agli stranieri, ma attraverso politiche capaci di migliorare concretamente le condizioni di vita: salari dignitosi, servizi pubblici adeguati, una politica abitativa efficace, una fiscalità che imponga alti redditi e imprese e una reale capacità del Cantone di incidere nelle sedi federali. Alimentare divisioni e paure può forse produrre consenso elettorale a breve termine, ma non risolve nessuno dei problemi reali della popolazione. La decisione sui ristorni non affronta le cause delle difficoltà del Cantone. Serve invece a rafforzare una narrazione politica pericolosa: quella secondo cui i problemi sociali del Ticino avrebbero un’origine esterna. Una narrazione lontana dalla realtà che l’MPS continuerà a contrastare».

12:12
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Ristorni, per l'UDC «il Governo combatte la battaglia sbagliata»

Sul tema del blocco dei ristorni è arrivata anche la presa di posizione dell'UDC. I democentristi ritengono che il Governo stia combattendo «la battaglia sbagliata».

«Perché il Consiglio di Stato blocca i ristorni per una tassa italiana che non esiste ancora? La risposta è paradossale: per contrastare una misura che, se mai entrerà in vigore, ridurrebbe il vantaggio competitivo dei vecchi frontalieri. Il Governo blocca dunque i ristorni per protestare contro una tassa che potrebbe favorire i lavoratori ticinesi residenti», si legge nel comunicato diffuso oggi.

Per l'UDC si tratta di «un abbaglio strategico clamoroso». La tassa italiana sulla salute - prosegue - colpirebbe esclusivamente i vecchi frontalieri, aumentando il loro carico finanziario e riducendo la loro possibilità di accettare salari inferiori rispetto ai residenti. Per chi vive, lavora e paga le imposte in Ticino, questo potrebbe rappresentare un riequilibrio. «Ma il Governo – che preferisce i titoli di giornale alla serietà istituzionale – lo combatte come se fosse una minaccia».

Non solo. «Per Berna questa è una tassa italiana. Tocca quindi alle autorità italiane decidere se applicarla o no. Non è bloccando i ristorni che il Ticino può decidere al posto dell’Italia. Anche per questo usare i ristorni come arma di pressione è giuridicamente fragile e politicamente sbagliato».

Il vero problema, sempre per i democentristi, non è una tassa ipotetica. «È un mercato del lavoro squilibrato, nel quale chi vive in Ticino subisce una pressione salariale permanente. Su questo il Governo non ha né strategia, né visione, e di conseguenza costruisce uno scontro simbolico, dannoso per la credibilità del Ticino a Berna, dove invece servono proposte serie».

«Il risultato che pare il Governo voglia ottenere – una prova di forza – non riesce, ma emerge più come un tentativo di coprire l’assenza di una vera politica cantonale sul mercato del lavoro. Dopo mesi di proclami e di linee dure sbandierate, in particolare dal direttore del DFE Christian Vitta, ci si ritrova con una trattenuta parziale e cautelativa: non una strategia, ma una pezza politica».

Secondo l'UDC il Ticino non deve usare i ristorni «per proteggere il vantaggio salariale dei vecchi frontalieri». Deve usare ogni leva a disposizione per chi vive, lavora, paga le imposte e sostiene davvero il Cantone. «La nostra priorità è una sola: meno dumping, più rispetto per i lavoratori residenti, più forza per il Ticino, una politica del frontalierato finalmente al servizio dei ticinesi. Basta con i gesti teatrali. Al Ticino serve una strategia. E l’UDC è pronta a portarla avanti, in Ticino e a Berna. Questo non è governare. È improvvisare».

09:42
09:42
La conferenza stampa è finita

La conferenza stampa da Palazzo delle Orsoline è terminata. 

09:41
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La posizione della Lega dei Ticinesi

La mossa del Governo è stata applaudita dalla Lega dei Ticinesi, che accoglie con «parziale soddisfazione» il blocco, definendolo «una scelta pragmatica e responsabile», pur insufficiente. Al centro della vicenda c'è una cifra che da tempo fa discutere: gli oltre 110 milioni di franchi che ogni anno varcano il confine verso l'Italia. Secondo il movimento, continuare a trasferire una somma simile non è più accettabile, soprattutto là dove «gli accordi non vengono rispettati».

La decisione del Governo cantonale, sottolinea la Lega, riconosce una realtà ormai evidente. L'Italia ha introdotto disposizioni fiscali – presentate come «tassa sulla salute» – che, secondo il movimento, risultano incompatibili con lo spirito e con la lettera dell'accordo sui frontalieri. La tesi è netta: se Roma decide unilateralmente di tassare ulteriormente i lavoratori frontalieri, viene meno uno dei presupposti fondamentali su cui poggiano i ristorni. Da qui la lettura del congelamento parziale come «segnale politico necessario».

Il plauso, però, si ferma a metà. La Lega ritiene infatti che la misura avrebbe potuto essere più incisiva: continuare a versare oltre la metà di «una somma tanto esorbitante» significherebbe mantenere una posizione di eccessiva accondiscendenza verso un Paese che, ancora una volta, «modifica unilateralmente le regole del gioco».

Le critiche più dure, tuttavia, non sono rivolte a Bellinzona ma a Berna. Nel mirino finisce il Consiglio federale e, in particolare, la responsabile del Dipartimento federale delle finanze Karin Keller-Sutter, accusata di aver scelto ancora una volta «la linea della remissività» nei confronti dell'Italia. Secondo il movimento, da troppo tempo il Governo federale subisce le iniziative provenienti da Roma, limitandosi ad appellarsi al dialogo anche quando è la controparte a violare gli accordi sottoscritti. Un atteggiamento che, a suo giudizio, non rafforza la credibilità della Svizzera ma trasmette l'idea di un Paese disposto ad accettare qualsiasi imposizione pur di evitare lo scontro diplomatico.

La Lega richiama infine la lezione del passato: quando la Svizzera, e il Ticino in particolare, hanno assunto posizioni ferme, l'Italia sarebbe stata costretta a tornare seriamente al tavolo delle trattative. È questa, secondo il movimento, la strada da seguire. L'impegno dichiarato resta quello di destinare prioritariamente ai cittadini ticinesi le risorse generate sul territorio, invece di alimentare trasferimenti finanziari ritenuti ormai privi di giustificazione.

09:40
09:40
«Non ci sono altri attriti con Berna»

I rapporti con Berna, chiede ancora Gianinazzi del CdT, si sono deteriorati anche su altri fronti? Zali: «In assenza di una precedente violazione dell'accordo da parte italiana, nessuno di noi si sarebbe permesso un intervento così incisivo rispetto all'accordo stesso. Quantomeno, non per segnalare un malessere concernente altre situazioni».

09:34
09:34
Zali: «Siamo consapevoli che anche la nostra è una violazione»

Ma Berna e l'Italia, a questo punto, non diranno che il Ticino ha violato a sua volta l'accordo? «Non onorare completamente la fattura per i ristorni non è conforme all'accordo, è un dato evidente e ne siamo consapevoli» ha detto Zali. «Ma non siamo i primi ad aver commesso una violazione. È un principio che vale anche in diritto contrattuale. Chi chiede l'adempimento di un contratto dev'essere pure lui adempiente». 

09:30
09:30
Zali: «È un segnale verso Berna»

Paolo Gianinazzi, inviato del Corriere del Ticino, nel momento delle domande, ha chiesto dove penda la bilancia. Ovvero, se il segnale lanciato con questa decisione sia rivolto più verso Berna o più verso l'Italia. Zali ha risposto così: «Il nostro apporto è nei confronti di Berna, fin dai tempi della modifica di questo accordo. Proprio perché ci è stato chiesto di attendere, pazientare. Nei rapporti con Berna da allora si è innescata una dinamica non favorevole. Passiamo per quelli che rivendicano, mentre il nostro è un cantone un tantino negletto dalla Confederazione. Nulla è compromesso, anzi: riteniamo che il momento sia buono per sedersi a un tavolo».

09:26
09:26
De Rosa: «Ci aspettiamo sostegno dalla Confederazione»

Raffaele De Rosa, dal canto suo, ha ribadito gli interessi del Paese e del canton Ticino: «Ci aspettiamo pieno sostegno da parte della Confederazione. L'auspicio è che vi siano atti concreti volti alla ricerca di una soluzione politica in tempi ragionevolmente rapidi».

09:25
09:25
Vitta: «Il Piemonte è escluso»

Dopo Zali, ha preso parola Christian Vitta: «Per il Piemonte non è prevista alcuna sospensione, dato che la Regione ha deciso di non portare avanti il discorso legato alla tassa sulla salute». Oggi, il Ticino procederà al versamento di 58 milioni di franchi e alla sospensione cautelativa di circa 50 milioni di franchi. «Per quanto ci riguarda, il Governo sottolinea gli sforzi già profusi, un impegno che giustifica le aspettative di una proficua collaborazione bilaterale. Già nel 2000, avevamo messo sul tavolo il fatto che il canton Ticino in alcuni ambiti faceva degli sforzi nell'interesse generale. Ora si tratta di considerare questi sforzi e questo impegno: come cantone riteniamo opportuno che i nostri sforzi vengano considerati. Proseguiremo il dialogo con Confederazione e Italia».

09:21
09:21
«Tocca anche alla Confederazione»

Zali, in conferenza, ha chiarito che i 50 milioni e oltre bloccati corrispondono alla seconda metà dell'anno. Il presidente del Consiglio di Stato ha pure auspicato che la Confederazione si impegni a livello politico, «con rinnovati sforzi», intervenendo se necessario sull'Italia chiedendo l'abrogazione della base legale che consente il prelievo della tassa sulla salute. Il Ticino, dal canto suo, farà pressione sulla Lombardia.

09:17
09:17
Bloccati 50 milioni di franchi

Di seguito, il comunicato stampa pubblicato dal Consiglio di Stato a completamento della conferenza stampa. 

«In attesa degli ulteriori necessari chiarimenti con la Confederazione e la controparte italiana, il Consiglio di Stato ha deciso il versamento parziale di 58.889.283 franchi di ristorni all’Italia e la sospensione cautelativa del versamento di 50.221.177 franchi in virtù anche delle conclusioni dell’analisi del prof. Hinny, la quale stabilisce che l’applicazione della cosiddetta tassa sulla salute, essendo considerata un’imposta, rappresenterebbe una violazione degli accordi fiscali fra Svizzera e Italia».

Nel quadro dell’approvazione della legge n. 213 recante «Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2024 e bilancio pluriennale per il triennio 2024-2026», il Parlamento italiano – si legge ancora nella nota – «ha adottato una legge che consente alle regioni di frontiera interessate dal nuovo Accordo sulla fiscalità dei frontalieri di prelevare una «tassa sulla salute», definita formalmente «contributo di compartecipazione al servizio sanitario nazionale». La categoria interessata dal provvedimento sarebbe quella dei cosiddetti «vecchi frontalieri», ovvero coloro che rientrano nell’articolo 9 del nuovo Accordo entrato in vigore il 17 luglio 2023 e applicabile dal 1° gennaio 2024».

E ancora: «L’unica Regione ad avere manifestato la volontà di applicare tale provvedimento, addirittura con potenziale portata retroattiva dal 2024, con riferimento alla legge di bilancio, è la Lombardia. Nel frattempo, la stessa Regione Lombardia ha comunicato al Cantone di aver chiesto al Ministero dell’Economia e delle Finanze di posticipare l’entrata in vigore della tassa al 2027 con effetto sulla trattenuta fiscale 2026, previa approvazione formale della Ragioneria generale dello Stato. In considerazione della situazione in evoluzione e in attesa della necessaria chiarezza – politica e giuridica – da parte del Consiglio federale, del Governo italiano e di Regione Lombardia, il Consiglio di Stato ha deciso di procedere ad una sospensione cautelativa del versamento pari al 46% dell’ammontare complessivo dei ristorni previsti nell’anno corrente».

Considerato che la quota parte del Piemonte non viene toccata, che la trattenuta non ha effetti sui lavoratori, il versamento dei ristorni e la relativa sospensione cautelativa decisa figureranno quindi come segue: 50.221.177 versati alla Lombardia e altri 50.221.177 bloccati cautelativamente, 8.668.106 versati al Piemonte. 

Il Consiglio di Stato «ribadisce soprattutto i buoni rapporti e la proficua cooperazione che hanno da sempre contraddistinto i rapporti tra Ticino e Lombardia, sottolineando che un’eventuale riscossione dell’imposta – secondo quanto stabilito dalla perizia giuridica – è da considerarsi contraria all’Accordo e reputa pertanto imperativo che vengano dapprima intrapresi i passi necessari per chiarire la situazione. Nel merito, il Consiglio di Stato si aspetta il pieno sostegno da parte della Confederazione a tutela degli interessi della Svizzera e del Cantone Ticino, auspicando degli atti concreti finalmente volti alla ricerca di una soluzione politica in tempi ragionevolmente rapidi. Il Consiglio di Stato intende continuare il dialogo con la Confederazione e la controparte Italiana, in particolare con la Regione Lombardia, alla ricerca di una soluzione nell’interesse di tutti».

09:12
09:12
«La Lombardia viola l'accordo internazionale»

Ancora Zali: «Oggi è il giorno di scadenza del pagamento, e tempestivamente comunichiamo le nostre decisioni, anche per riguardo e per dovuta chiarezza rispetto all'incontro a Roma fra Karin Keller-Sutter e il ministro Giorgetti. Nell'opinione del Consiglio di Stato, la creazione da parte italiana di una base italiana che consente o meglio impone alle Regioni di prelevare tale tributo, qualificato come un'imposta, è lesivo dell'accordo internazionale tra Svizzera e Italia che regola tra l'altro l'imposizione dei frontalieri e vieta la doppia imposizione per i vecchi frontalieri, lasciando al Ticino la competenza esclusiva di prelevare imposte. Quindi, la prossima messa in vigore della tassa sulla salute della Lombardia concretizzerà la violazione dell'accordo internazionale».

09:05
09:05
I ristorni verranno bloccati cautelativamente

In apertura di conferenza, il presidente del Consiglio di Stato ha annunciato: «Il Consiglio di Stato, riunitosi ieri pomeriggio, ha deciso di trattenere, cautelativamente, una parte dei ristorni destinati all'Italia a seguito della controversia legata alla prossima introduzione, almeno da parte della Lombardia, della cosiddetta tassa sulla salute».

09:00
09:00
Dove eravamo rimasti?

È arrivata questa mattina la decisione del Consiglio di Stato in merito al blocco dei ristorni dei frontalieri quale contromisura per la cosiddetta «tassa sulla salute» che la Regione Lombardia vorrebbe imporre ai «vecchi» permessi G. Alla conferenza stampa di oggi, organizzata a Palazzo delle Orsoline, presenziano il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali, Christian Vitta, direttore del Dipartimento delle finanze e dell'economia e Raffaele De Rosa, direttore del Dipartimento della sanità e della socialità.

Il tema? Una deduzione parziale dai ristorni del ricavato generato dalla tassa sulla salute, che l'Italia intende applicare ai «vecchi» frontalieri. Una misura, quella italiana, che sarebbe contraria agli accordi fra Berna e Roma, aveva ribadito nelle scorse settimane il Consiglio federale in una risposta scritta a una domanda del consigliere nazionale Piero Marchesi.

La decisione odierna giunge al termine di un braccio di ferro con Berna, andato avanti per mesi: il Consiglio federale ha più volte fatto presente come il blocco dei ristorni sarebbe equivalso a uno strappo tra Cantone e Confederazione, poiché contrario ai rapporti con Roma. D'altro canto, una perizia commissionata dal Consiglio di Stato ticinese qualifica la tassa sulla salute come un'imposta, contraria agli accordi vigenti. 

Negli scorsi giorni anche Berna si era attivata sulla questione. Dapprima facendo sapere, il 18 giugno, che un incontro con la controparte italiana sarebbe avvenuto entro la fine del mese per discutere di «alcune questioni fiscali»: incontro previsto oggi a Roma tra la «ministra» delle Finanze Karin Keller-Sutter e il ministro italiano Giancarlo Giorgetti. Sul tavolo, appunto, due temi ormai legati tra loro: la tassa sulla salute e i ristorni dei frontalieri. L’ipotesi messa sul tavolo sarebbe quella di perlomeno ritardare l’entrata in vigore della «tassa sulla salute», teoricamente prevista a settembre. Berna – come appurato dal CdT – non si era attivata solo con Roma, ma aveva anche nel frattempo preso contatto con l’Esecutivo ticinese.