Caos dei cieli in Medio Oriente? Le «altre» compagnie fanno schizzare alle stelle il prezzo dei biglietti

La situazione, nei cieli del Medio Oriente, rimane tesa e volatile. Anzi, tesissima. Molti dei NOTAM emessi sin qui, ovvero gli avvisi ufficiali riguardanti (anche) gli spazi aerei, rimangono infatti in vigore. Nello specifico, si legge sul blog del portale specializzato Flightradar24, solo Giordania ed Emirati Arabi Uniti stanno (parzialmente) garantendo voli e operazioni. Nello specifico, lo spazio aereo giordano resta chiuso la notte mentre quello emiratino è stato riaperto ma, appunto, con limitazioni. Per il resto, sopra Iran, Iraq, Qatar, Bahrein, Kuwait, Siria e Israele non si vola. Resta da capire che cosa succederà, nelle prossime ore, in Arabia Saudita, dove è stata pronunciata una parziale chiusura. Lo spazio aereo dell'Oman, per contro, è aperto e percorribile.
Nel frattempo, vista la situazione e secondo logica, il prezzo dei voli diretti (o con scali alternativi) fra Asia ed Europa è schizzato alle stelle, scrive fra gli altri Reuters. Detto che, in regime di normalità, hub come Dubai e Doha vantano un'elevata quota di mercato nei collegamenti, con scalo, verso Asia e Australia, proprio in Australia sono stati registrati in queste ore forti flussi di prenotazioni per il Regno Unito e l'Europa attraverso rotte alternative via Cina, Singapore e altri hub asiatici, ma anche tramite gli Stati Uniti. Le compagnie aeree che offrono voli diretti Europa-Asia possono aggirare gli spazi aerei attualmente chiusi volando, a nord, attraverso il Caucaso e poi l'Afghanistan – in un corridoio comunque strettissimo, in particolare in Azerbaigian – o verso sud attraverso l'Egitto, poi l'Arabia Saudita e infine l'Oman.
«Al momento, l'intero Medio Oriente è off-limits» ha spiegato a Reuters Subhas Menon, presidente dell'Associazione delle compagnie aeree dell'Asia-Pacifico. Per alcune compagnie, di riflesso, il prezzo da pagare «è elevato». E ancora: «Se l'Europa dovesse essere servita unicamente a costi elevati, la redditività delle compagnie aeree ne sarebbe compromessa». Alton Aviation Consultancy, dal canto suo, ha spiegato che i vettori attivi sulle rotte Europa-Asia non interessati dalle strozzature attuali, come Cathay Pacific, Singapore Airlines e Turkish Airlines, potrebbero registrare guadagni nel breve termine. Come? Intercettando proprio quei passeggeri solitamente abituati a volare con le compagnie del Golfo.
Reuters, concentrandosi sui siti web delle compagnie e sui voli dall'Asia per Londra, ha notato poca disponibilità di posti. Fino all'11 marzo, ad esempio, Cathay non ha mezzo biglietto disponibile. Di più, quel giorno un biglietto di sola andata in classe economica viene venduto a oltre 2.700 dollari. Un'enormità. Qantas, compagnia di bandiera australiana, ha chiuso le vendite per Londra, via Perth o Singapore, fino al 17 marzo. Poi, a tratta, parliamo di 2.220 dollari sempre in classe economica. Eventuali alternative, ora, passerebbero da Johannesburg o Los Angeles, sempre pagando tanto, diciamo pure troppo.
Non finisce qui: memori delle parole del ministro dei Trasporti thailandese, Phiphat Ratchakitprakarn, i voli da Bangkok a Londra sono tutti pieni fino alla fine della prossima settimana. Quindi, le tariffe sono, anche in questo caso, elevate: un biglietto di sola andata in classe economica, il 15 marzo, viene venduto a 2.265 dollari. Prezzi, invece, nella norma per Swiss, al di là di alcuni aumenti ma non esagerati. Gli affari veri, in tutti i sensi, potrebbero farli le compagnie cinesi, che possono usufruire del prezioso, a livello di tempi di percorrenza e consumo di carburante, spazio aereo russo: un biglietto di andata in classe economica da Pechino a Londra, in genere, viene venduto a basso prezzo. Ma con i viaggiatori alla (disperata) ricerca di alternative, al momento l'unica opzione disponibile per la tratta con Air China è un biglietto in business class, di sola andata, a oltre 7.300 dollari.
