Guerra

Carenza di armi USA in Ucraina: ora Kiev lavora a un suo sistema anti-missili

L’ex Repubblica sovietica ha disperatamente bisogno degli intercettatori Patriot americani, in gran parte utilizzati in Medio Oriente – Intanto la Russia incassa miliardi extra grazie al blocco dello Stretto di Hormuz
©GEORGE CHRISTOFOROU
Michele Montanari
06.05.2026 12:15

Dopo oltre 4 anni di guerra, gli ucraini sono ormai i massimi esperti nell’utilizzo di droni. I velivoli sviluppati e testati durante l’invasione russa hanno raggiunto una precisione chirurgica nell’intercettare i colpi nemici, proteggendo così le città e i luoghi sensibili. Ma c’è un ma. Nonostante l’efficacia dimostrata contro i droni nemici, la difesa dai missili balistici russi rappresenta tutto un altro sport. In quest’ottica, Kiev ha un disperato bisogno dei sistemi anti-aerei americani che, a causa del conflitto in Iran, iniziano a scarseggiare.

Stando a Politico, ora l’Ucraina ha avviato i preparativi per produrre un sistema di difesa missilistico nazionale, proprio perché le forniture di intercettori made in USA, su cui l’ex Repubblica sovietica ha sempre fatto affidamento per abbattere i missili balistici russi, si stanno esaurendo.

Durante l'ottavo vertice della Comunità politica europea (CPE) tenutosi lunedì scorso a a Erevan, in Armenia, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha spiegato agli altri leader che il Vecchio continente dovrebbe «essere in grado di produrre autonomamente tutto ciò di cui ha bisogno per difendersi da qualsiasi minaccia, da tutti gli attacchi balistici e da tutte le altre armi», lasciando intendere che il supporto degli Stati Uniti non è più scontato come un tempo. La politica estera di Donald Trump è infatti troppo imprevedibile e l’Europa non dovrebbe più fare affidamento su Washington. L’obiettivo di Zelensky è quello di creare un sistema antibalistico ucraino «entro un anno», consapevole che non sarà facile raggiungere tale traguardo, dato che il progetto è decisamente più complesso e strutturato rispetto alla produzione di droni. Si parla di tecnologia all'avanguardia costosissima, come potenti stazioni radar e missili intercettatori estremamente precisi. 

L'Europa dipende ancora dagli USA

L'attacco scatenato da USA e Israele contro l'Iran ha comportato il dirottamento verso il Medio Oriente di gran parte delle scorte militari destinate a Kiev. Oggi gli americani devono fare i conti per primi con una carenza di missili causata dalla valanga di attacchi condotti sull’Iran. Stando al New York Times, dopo i primi 38 giorni di guerra, Washington ha colpito oltre 13 mila obiettivi in Medio Oriente, mandando in fumo cifre astronomiche, stimate dagli esperti tra i 28 e i 35 miliardi di dollari.

Con il conflitto in Iran che ancora non vede una fine, l’Ucraina, sempre alle prese con i bombardamenti russi, si trova a corto di missili intercettori PAC-3, utilizzati dal sistema di difesa missilistico americano Patriot, oggi impiegato pure dagli stessi USA e dai loro alleati nel Golfo persico. I Patriot per Kiev rappresentano l'arma più efficace contro i missili balistici russi.

Secondo Politico, in caso di carenza di armamenti statunitensi, l'Europa non sarebbe in grado di produrre un numero sufficiente di sistemi di difesa missilistica alternativi, come l'IRIS-T tedesco o il SAMP-T italo-francese, per soddisfare le esigenze dell'Ucraina.

Alla fine di aprile l’azienda ucraina BlueBird Tech, specializzata nella produzione di sistemi di guerra elettronica, rilevatori di droni e velivoli a pilotaggio remoto ha annunciato l'apertura di una divisione missilistica. Stando a Defense Express, una società di consulenza per la difesa con sede a Kiev, l'area di lavoro chiave sarà lo sviluppo di un proprio sistema missilistico antiaereo, in grado di intercettare non solo droni, ma anche missili da crociera e persino i temibili missili balistici. Si tratterebbe, dunque, di un sistema di difesa aerea in grado di sostituire i Patriot americani.

Defense Express, tuttavia, evidenzia come BlueBird Tech si trovi attualmente nelle fasi iniziali dello sviluppo di un proprio complesso missilistico, non avendo alcuna esperienza nel settore. Il processo di sviluppo potrebbe essere quindi estremamente difficile, lungo e costoso. Stando a Politico ci sarebbe però un altro attore ucraino attivo nel settore, l’azienda Fire Point, produttrice del missile da crociera a lungo raggio ucraino Flamingo, la quale avrebbe sviluppato un'idea per un sistema di difesa aerea paneuropeo, denominato Project Freya, che dovrebbe utilizzare il meglio delle tecnologie dei Paesi del Vecchio continente. Anche in questo caso, però, i lavori sarebbero ancora alle fasi iniziali.

Mosca intanto vende il suo petrolio

Intanto Mosca non resta a guardare, sferrando pesanti attacchi sulla ex Repubblica sovietica e incassando centinaia di miliardi di rubli: la crisi in Medio Oriente ha infatti permesso al petrolio russo di tornare a scorrere a prezzi elevati.

Il Kyiv Post rileva come ad aprile il prezzo medio degli idrocarburi esportati dalla Russia abbia raggiunto il livello più alto da settembre 2014, portando inattese entrate nelle casse del Cremlino. Il prezzo del blend Urals è salito a 94,87 dollari al barile il mese scorso, con un aumento del 23% rispetto ai 77 dollari al barile di marzo e più del doppio rispetto al prezzo di inizio anno, quando si attestava a 40,95 dollari.

Settimana scorsa il ministro delle Finanze russe Anton Siluanov ha dichiarato che il bilancio statale ha già ricevuto 200 miliardi di rubli (2,6 miliardi di dollari) di entrate petrolifere extra grazie all'aumento dei prezzi. Stando al Moscow Times, le entrate mensili derivanti dalle tasse sul petrolio e sul gas potrebbero arrivare a raggiungere circa mille miliardi di rubli con il perdurare del conflitto in Medio Oriente.

I guadagni extra di Vladimir Putin sono legati principalmente dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, dal quale transita oltre il 20% del gas e del petrolio globale. Citato dalla Associated Press, Chris Weafer, CEO di Macro-Advisory, una società di consulenza economica specializzata nell'Eurasia, ha evidenziato come «l'intervento degli Stati Uniti contro l'Iran abbia salvato sia il settore petrolifero russo che il bilancio federale da una crisi che si stava chiaramente delineando alla fine di febbraio».

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