L'analisi

Che cosa farà la Russia senza il suo incrociatore?

L'affondamento della Moskva alimenta i dubbi circa le reali capacità di Mosca, mentre l'Ucraina sorride
Marcello Pelizzari
15.04.2022 12:40

Sì, l’incrociatore russo Moskva si trova nelle profondità del Mar Nero. È affondato. Per dirla con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, una nave di Mosca in Ucraina può avanzare «solo verso il basso». Ma che cosa significa, per il Cremlino, perdere il suo fiore all’occhiello? Quali saranno le conseguenze nell’economia del conflitto?

I fatti

Riavvolgiamo il nastro. La nave è affondata al largo delle coste ucraine, nel Mar Nero appunto. Il ministero della Difesa russo, nel riferire della Moskva, ha parlato di un incendio di «origine sconosciuta» che ha fatto esplodere le munizioni immagazzinate nella nave. Le esplosioni susseguenti hanno causato danni strutturali evidenti. Si dice che l’incrociatore sia affondato mentre veniva rimorchiato in un porto vicino.

L’Ucraina, dal canto suo, ha affermato di aver colpito la Moskva con missili da crociera antinave. L’incendio e le esplosioni, insomma, sarebbero il risultato di un’offensiva da parte di Kiev. Una tesi, questa, sposata anche dai funzionari statunitensi e occidentali. Che ritengono abbastanza credibile la versione di Kiev.

La Moskva, come abbiamo visto, era armata fino ai denti. Missili antinave e antiaerei, siluri, cannoni navali, sistemi di difesa e chi più ne ha più ne metta. Logico, dunque, che potesse avere quantità ingenti di esplosivo a bordo.

Il Belgrano

Detto della Moskva, l’ultimo incrociatore perso in guerra è l'argentino General Belgrano, silurato e affondato dal sottomarino nucleare britannico HMS Conqueror nel maggio del 1982, durante la Guerra delle Falkland. 

Le due navi erano di dimensioni simili, con una lunghezza di 182 metri circa, sebbene sul Belgrano trovassero posto 1.200 uomini. Oltre il doppio rispetto all’ammiraglia russa (500).

L'ultima nave da guerra affondata, a prescindere dal tipo, è invece il cacciatorpediniere HMS Sheffield, affondato da un missile Exocet sempre durante la Guerra delle Falkland, pochi giorni dopo il Belgrano.  

La Russia, secondo una prassi oramai consolidata dall’inizio dell’invasione, non ha rivelato dettagli su quante perdite abbia subito a causa dell’esplosione e dell’affondamento della sua nave.

Durante l’affondamento del Belgrano, per contro, persero la vita 323 membri dell’equipaggio.

Fra contraccolpi e morale

Secondo gli esperti, la perdita della Moskva potrebbe pesare soprattutto sul morale (di per sé già non altissimo) delle truppe russe. E questo perché la nave era l’ammiraglia e il simbolo della flotta russa sul Mar Nero. Non solo, sebbene Mosca sia molto attenta a gestire e centellinare le informazioni sul conflitto, a questo giro sarà molto difficile nascondere la verità o comunque diffondere una narrazione alternativa.

Su un piano prettamente militare, invece, la perdita dell’incrociatore sta sollevando più di un dubbio circa le reali capacità della Russia.

Gli analisti dell’Institute for the Study of War (ISW), citati dalla CNN, nel loro briefing quotidiano hanno spiegato che, a prescindere dalle cause, Mosca ha palesato carenze evidenti: o nella difesa aerea o, ancora, nell’applicare le procedure di sicurezza e nel controllare i danni subiti.

E dire che Vladimir Putin in persona, dieci anni fa, aveva annunciato che avrebbe ripristinato le capacità e la professionalità della marina russa. Il tutto mentre le cose, sulla terraferma, non stanno certo andando meglio.

Detto ciò, l’ISW ha pure parlato di possibili contraccolpi. Chiarendo, però, che la Russia potrebbe compensare la perdita della Moskva, sin qui adoperata per attacchi sui centri logistici e sugli aeroporti ucraini, con sistemi terrestri e aerei. Se fosse stato davvero un missile di Kiev a provocare l’affondamento dell’incrociatore, ad ogni modo, Mosca dovrebbe quantomeno rivedere le sue strategie d’azione.

Il portavoce del Pentagono, John Kirby, dal canto suo ha dichiarato che la missione principale della Moskva era la difesa aerea. «Ci sarà un impatto, sicuramente a breve termine».

E Taiwan?

L’affondamento, ribadiscono in molti, sarà studiato anche in Asia. Il pensiero, beh, corre a Taiwan. A maggior ragione dopo le ultime dichiarazioni di Pechino, piuttosto minacciose: la riunificazione, presto o tardi, si farà. La Cina non ha mai escluso l’uso della forza per ottenere il controllo dell’isola, che rivendica come parte del suo territorio.

L’affondamento, per alcuni, dimostrerebbe quanto sono vulnerabili le navi di superficie in qualsiasi scontro militare. Ovvero: la Cina è avvisata, come pure gli Stati Uniti che riforniscono l’isola di armi.

Pechino, ancora, da tempo sarebbe a conoscenza che Taiwan ha acquistato missili anti-nave simili a quelli ucraini.

Un paragone fra Mar Nero e acque taiwanesi, però, sarebbe fuori luogo se non addirittura azzardato. Anche perché la Moskva, risalente all’epoca sovietica, non assomiglia per niente agli incrociatori americani o cinesi. Le navi risalenti all’URSS, secondo gli esperti, sono infatti conosciute per le prestazioni offensive ma non per la loro capacità di difendersi.

Probabilmente colpita e (sicuramente) affondata, l’ammiraglia della flotta russa del Mar Nero rimane un simbolo delle ambizioni e dell’arroganza del Cremlino. Per dirla, di nuovo, con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, «abbiamo resistito cinquanta giorni laddove gli occupanti ce ne davano cinque».

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