Stati Uniti

Dall'arco di trionfo alla statua dorata: le «follie dell'imperatore Trump»

Nelle scorse ore, al campo da golf di Doral (Miami) è stata svelata una nuova, gigantesca, scultura che raffigura il presidente americano mentre alza il pugno al cielo, rievocando il gesto di sfida dopo l'attentato alla sua vita a Butler
© X / @pastormarkburns
Federica Serrao
12.05.2026 15:00

Figurine. Aeroporti. E persino passaporti. La lista di edifici e oggetti su cui Trump ha messo la firma (o addirittura la faccia), da quando è tornato alla Casa Bianca, continua ad allungarsi. L'ultima aggiunta alla «collezione» è un'imponente statua dorata, alta come un palazzo di due piani – e del valore di mezzo milione di dollari – che raffigura, neanche a dirlo, il presidente americano e «la sua forza». L'imponente scultura, infatti, ritrae Trump mentre alza il pugno al cielo, rievocando il suo «gesto di sfida» dopo l'attentato alla sua vita avvenuto a Butler, in Pennsylvania, nel luglio del 2024. 

 «Oggi al Trump National Doral Miami abbiamo assistito a un momento indimenticabile», ha dichiarato il pastore evangelico Mark Burns, che ha presieduto la cerimonia di inaugurazione su un prato tra le palme del campo da golf di Trump a Doral, in Florida. «È una celebrazione della vita. Un simbolo di resilienza, libertà, patriottismo, forza e della forza di volontà di continuare a lottare per il futuro dell'America», ha aggiunto. 

La statua, commissionata allo scultore Alan Cottrill, è stata finanziata da un collettivo di investitori in criptovalute intenzionati a incrementare la visibilità del memecoin «$PATRIOT». E per molti, altro non è che l'ennesima «follia dell'imperatore Trump». 

Come detto, infatti, nel corso dell'ultimo anno e mezzo, il tycoon ha ribattezzato edifici con il suo nome e messo la sua faccia su diversi oggetti. Ma prima ancora del suo rientro alla Casa Bianca, Trump, nel dicembre 2022, aveva già lanciato una collezione di figurine digitali da 99 dollari l'una, in cui veniva raffigurato come un supereroe. Figurine che, nel giro di poche ore, erano andate a ruba

Con il passare dei mesi – e soprattutto con il suo ritorno al potere – «le follie dell'imperatore» si sono moltiplicate. Tanto per cominciare, lo scorso ottobre il presidente aveva annunciato di voler costruire un grande arco trionfale – immediatamente ribattezzato «Arc de Trump» – a Washington, per celebrare i 250 anni della Dichiarazione d’indipendenza statunitense a luglio. Un progetto controverso, di almeno 100 milioni di dollari, che ha suscitato numerose critiche. Soprattutto a causa delle sue dimensioni, che potrebbero oscurare i simboli di Washington

Parallelamente, il presidente ha ordinato di avviare i lavori per la costruzione di una nuova sala da ballo nell'ala est della Casa Bianca. Un altro progetto estremamente criticato, per il quale il National Trust for Historic Preservation ha fatto causa all'amministrazione Trump. In entrambi i casi, però, i lavori di costruzione, sia per la ballroom che per l'arco di trionfo, sono proseguiti. Seppur con alcune interruzioni e complicazioni.

Pochi mesi dopo, a dicembre, il Kennedy Center era stato ribattezzato «Trump-Kennedy Center»: una decisione presa dal board dell'istituzione alla luce dell'«incredibile lavoro del presidente per salvarla». Ma non è ancora finita. Recentemente, a marzo, è stata annunciata la decisione di rinominare l'aeroporto internazionale di Palm Beach «Aeroporto Internazionale Presidente Donald J. Trump». Un cambio nome per il quale la contea di Palm Beach, con un voto risicato dei commissari di 4 a 3, ha dato ufficialmente il via libera negli scorsi giorni. L'intesa con una società della famiglia Trump ha consentito al presidente anche un controllo diretto sull'uso della sua immagine e del suo marchio nell'aeroporto. E, di più, ai negozi presenti nello scalo – da cui il tycoon passa abitualmente per recarsi a Mar-a-Lago – è stato imposta la vendita di merchandising a marchio aeroportuale secondo i rivenditori scelti dalla società di Trump. 

Nelle scorse settimane, ancora, è stata annunciata anche una versione «limited edition» di passaporti americani con il volto di Donald Trump. Un design unico, studiato, anche in questo caso, per celebrare il 250esimo anniversario dell'indipendenza, il prossimo 4 luglio, che comprenderà sia la firma che l'immagine del presidente sui documenti rilasciati nei giorni della celebrazione.

E non è tutto. La firma di Trump comparirà anche sulle future banconote da un dollaro – per la prima volta nella storia per un presidente in carica – come annunciato a marzo dal Dipartimento del Tesoro. Il suo volto e la sua posa «fight, fight, fight!» (la stessa scelta per la nuovissima statua dorata), saranno inoltre raffigurati su una moneta da un dollaro, sempre in occasione dei festeggiamenti del 4 luglio. E con l'avvicinarsi di questo importantissimo evento, resta la sensazione che la lista di «follie dell'imperatore» sia destinata, inesorabilmente, ad allungarsi ancora e ancora. 

In questo articolo: