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Gli inquinanti eterni sono ovunque, pure dentro di noi: le PFAS e i rischi per la salute

Presenti nell'acqua, negli alimenti, fino agli stick di tabacco riscaldato: queste sostanze sarebbero responsabili di diverse patologie e, stando a un recente studio, aumenterebbero la probabilità di morte per malattie cardiovascolari
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Michele Montanari
06.05.2024 10:30

L'esposizione alle PFAS, le sostanze per- e polifluoroalchiliche, aumenta la probabilità di morte per malattie cardiovascolari. È stato dimostrato per la prima volta in uno studio che ha preso in esame i registri dei decessi avvenuti in un’area del Veneto in cui l'acqua era fortemente contaminata dai cosiddetti «inquinanti eterni».

L’acqua potabile del Veneto è stata contaminata da un impianto di produzione di PFAS tra il 1985 e il 2018. I ricercatori hanno inizialmente riscontrato un eccesso di circa 4 mila decessi durante questo periodo, ovvero circa uno ogni tre giorni. Parte della Regione italiana veniva rifornita di acqua da una fonte diversa, e questo ha permesso di confrontare i dati di decine di migliaia di persone che bevevano acqua contaminata con quelle, residente in una zona vicina, che non la bevevano.

Il gruppo delle PFAS è composto da oltre 4 mila composti chimici resistenti ai maggiori processi naturali di degradazione (a causa di legami molto forti tra atomi di fluoro e carbonio) che l’industria produce da decenni. Nel corso del tempo si accumulano nell’ambiente, negli animali e nel nostro corpo, in quanto molto difficili da smaltire: l’organismo umano ne entra in contatto principalmente attraverso l’acqua e il cibo. La nuova ricerca accende un nuovo campanello d’allarme, in quanto, queste sostanze, stando a precedenti studi scientifici, provocherebbero diversi problemi di salute, dall’aumento dei livelli di colesterolo, alle alterazioni a livello di fegato, reni e tiroide, del sistema immunitario e riproduttivo, nonché alcuni tipi di cancro.

«Questa è la prima volta che qualcuno trova prove evidenti di un'associazione tra esposizione alle PFAS e mortalità cardiovascolare», ha dichiarato al Guardian Annibale Biggeri, autore principale dello studio e ricercatore dell'Università di Padova. Secondo Biggeri, anche l’evidenza di un aumento del cancro al rene è «molto chiara», così come l’aumento di casi di studio di tumore ai testicoli.

I dati hanno inoltre dimostrato che le esposizioni precoci alle PFAS hanno portato a livelli più elevati di mortalità, ad eccezione delle donne che hanno più figli, questo perché le sostanze chimiche si accumulano nella placenta e vengono trasmesse ai bambini durante la gravidanza, riducendone i livelli nel corpo delle madri.

Recentemente anche l’Environmental Protection Agency (EPA) degli Stati Uniti ha fissato nuovi limiti sull'acqua potabile per le PFAS considerate più pericolose. Secondo i funzionari dell’EPA le misure più stringenti ridurranno l’esposizione a queste sostanze per 100 milioni di persone e aiuteranno a prevenire migliaia di malattie, compreso il cancro.

Pentole, pesticidi e tabacco riscaldato

Le PFAS sono largamente utilizzate in una vasta serie di prodotti in quanto sostanze idrorepellenti, oleorepellenti e resistenti al calore. Le due più note sono l'acido perfluoroottanoico (PFOA) e l'acido perfluorottano solfonico (PFOS). Tutte queste sostanze si trovano, per fare solo qualche esempio, sul fondo antiaderente delle pentole, negli imballaggi per alimenti, nelle creme, nei cosmetici, nei farmaci, nei detergenti, nei lucidanti per pavimenti, nelle vernici e nei pesticidi. Ma anche nei rivestimenti delle giacche impermeabili, nei camici chirurgici e nei tappeti. Vengono poi utilizzate nella placcatura dei metalli, nella lavorazione del petrolio, nella produzione mineraria, nel settore automobilistico e in quello aeronautico, ma anche nell’edilizia e nell’elettronica (dai rivestimenti delle piastrelle ai cavi). Le PFAS sono pure presenti nelle schiume dei prodotti antincendio.

Stando a un rapporto pubblicato alla fine di febbraio 2024 dall’associazione Pesticide Action Network, la frutta e la verdura coltivate in Europa risultano sempre più contaminate dai pesticidi contenenti PFAS: il numero di prodotti ortofrutticoli europei con residui di queste sostanze è infatti quasi triplicato tra il 2011 e il 2021. Tra i membri UE, quelli che nel 2021 hanno prodotto la frutta e la verdura più contaminate si segnalano i Paesi Bassi (27%), il Belgio (27%), l’Austria (25%), la Spagna (22%) e il Portogallo (21%). 

Inoltre, la sezione regionale Berna-Soletta-Friburgo della Croce Blu ha recentemente fatto analizzare in laboratorio gli stick Terea utilizzati nei riscaldatori di tabacco Iqos, scoprendo che anche in questi prodotti alternativi alle sigarette sono presenti 4 diverse PFAS: l’acido perfluorocaproico, l’acido perfluorobutanoico (i quali possono provocare gravi ustioni cutanee e gravi lesioni oculari), l’acido perfluorodecanoico (sospettato di provocare il cancro) e l’acido fluorotelomersulfonico 4:2 (nocivo se inalato). 

Le PFAS sono dentro di noi

Si stima che il numero totale di siti che potenzialmente emettono PFAS sia dell’ordine di 100 mila in tutta Europa, compresa la Svizzera. Nel 2023, gli inquinanti eterni sono stati trovati in quasi la metà dei campioni prelevati in 500 stazioni di misurazione delle acque sotterranee svizzere, le quali rappresentano la fonte per l’80% dell’acqua potabile usata nel Paese. Il valore limite di 0,3 µg/l per il PFOS e il PFHxS, in quel caso, era stato superato solo in Ticino (il Pozzo Prà Tiro, a Chiasso).

In una fase pilota dello studio svizzero sulla salute, commissionato dall’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), è stata determinata l’esposizione di base della popolazione elvetica alle PFAS. In tutti gli oltre 700 campioni di siero di sangue esaminati, è stata rilevata la presenza di PFOA, PFHxS e PFOS. Le analisi in questione sono complessivamente paragonabili a quelle rilevate in studi simili in Europa e in Canada.

L’utilizzo di PFOA e PFOS è soggetto a severe restrizioni nell’Unione europea e in Svizzera, tuttavia, a causa della longevità di queste sostanze, si trovano ancora nell’ambiente e nell’uomo. Nella Confederazione, ad oggi, l’ordinanza sull’acqua potabile e sull’acqua per piscine e docce accessibili al pubblico prevede valori massimi soltanto per tre tipi di PFAS: 0,3 µg/l per il PFOS e il PFHxS, 0,5 µg/l per il PFOA. In seguito alle nuove direttive UE concernenti la qualità delle acque destinate al consumo umano, l’Ufficio federale della sicurezza alimentare e veterinaria (USAV) sta rivedendo i valori massimi legati alle PFAS. Dal 2026 saranno molto probabilmente sostituiti da un valore massimo di 0,1 µg/l per la somma di 20 diverse PFAS, in linea con i limiti UE.

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