La storia

In Russia le Lada non sgommano più

Le sanzioni occidentali e il ventilato addio di Renault stanno mettendo in ginocchio l'industria automobilistica del Paese – A Togliatti, sede di AvtoVAZ, la preoccupazione è tanta
Marcello Pelizzari
06.04.2022 11:00

Degli anni d’oro, a Togliatti, è rimasto poco. O tanto, a seconda dei punti di vista. I vecchi casermoni, un legame affettivo con l’Italia, le automobili ad immagine del vasto, vastissimo stabilimento AvtoVAZ che domina il panorama cittadino.

In questo angolo di Russia, oggi, le mitiche Lada sgommano con meno vigore sulle strade dissestate. Colpa della guerra in Ucraina, va da sé. E delle preoccupazioni legate da un lato alle sanzioni occidentali e, dall’altro, al ventilato addio del gruppo Renault. Che qui aveva investito, pur tagliando personale. Ridando speranza a un’intera regione. Ora, sono tornate le preoccupazioni. È tornata la (grande) depressione. La domanda, fra gli impiegati dell’azienda automobilistica, è una soltanto: che ne sarà di noi e delle varie linee produttive? Renault, dal canto suo, sta cercando, alla svelta, investitori russi per disimpegnarsi.

Perché Togliatti?

Il «progetto Togliatti» nacque nel 1966, grazie all’accordo fra il presidente della FIAT e i ministri dell’Industria automobilistica e del commercio estero dell’URSS. Roba grossa. In piena Guerra Fredda, con gli Stati Uniti e l’Occidente sempre alla finestra, agli italiani riuscì un esercizio di equilibrio pazzesco: seppero tenere a bada gli americani (loro alleati) e allo stesso tempo stringere un patto con i russi.

Una potenza, quella sovietica, che non possedeva il savoir-faire per costruire un oggetto fondamentale come l’automobile. «Ci serve l’Italia», già. Sulle rive del Volga, da Mirafiori, confluirono capacità di fare impresa e uomini. Tanti uomini.

La piccola Stavropol era stata ribattezzata Togliatti due anni prima, nel 1964. Un omaggio al leader comunista italiano, venuto a mancare in Crimea. AvtoVAZ arrivò più tardi, dopo una lunga gara che coinvolse ben 40 città sovietiche. La FIAT 124 fece da modello base. Venne adeguata per renderla adatta al panorama sovietico. Le fu dato un nome, Ziguli, mutuato dalle alture circostanti. Ma all’estero la macchina venne venduta come Lada.

Dagli archivi, oggi, spuntano ricordi e aneddoti: il cuoco triestino della mensa che riempiva di spaghetti russi e italiani; le autorità doganali sovietiche che lasciavano passare casse di Barolo; il personale italiano che si riuniva per guardare le partite della Serie A, tramite videocassette spedite da Mirafiori. E ancora le studentesse e le operaie russe che si innamoravano degli italiani, basti pensare agli oltre centocinquanta matrimoni misti nei primi tre anni di collaborazione.

Il primo modello di Lada/Zigulì prodotto, esposto in città. © Shutterstock
Il primo modello di Lada/Zigulì prodotto, esposto in città. © Shutterstock

Il presente e la depressione

Il presente di Togliatti, città balzata agli onori della cronaca poiché nel 2018 la Svizzera di calcio la scelse quale sede del ritiro durante i Mondiali, come detto è complicato. Lo era anche prima dell’invasione russa dell’ucraina. Ora, tuttavia, con la morsa delle sanzioni occidentali e l’incertezza legata al domani le cose sono peggiorate. Parecchio.

L’AFP ha raccolto le testimonianze di alcuni lavoratori. «Tutti, qui, ruotano attorno alla fabbrica di automobili» ha detto Alexander. «L’intera città è stata costruita attorno ad AvtoVAZ». Vero.

Diverse linee di produzione sono state sospese non appena Mosca ha messo piede in Ucraina. Le citate sanzioni, d’altronde, impediscono all’azienda di ricorrere a componenti occidentali.

I dipendenti, attualmente, sono in congedo pagato. Ricevono due terzi della paga. Per Miyalkina significa ricevere circa 140 dollari al mese invece dei canonici 215. Il tutto mentre i prezzi per cibo e altri servizi essenziali, a Togliatti come in altre parti della Russia, stanno aumentando.

Tutti, qui, ruotano attorno alla fabbrica di automobili
Alexander, abitante di Togliatti

L'ottimismo, nonostante tutto

C’è chi, per forza di cose, ha cercato e trovato un secondo lavoro. Sebbene le opzioni siano scarse e riguardino, nella maggior parte dei casi, impieghi nell’ambito della sicurezza.

Per la Russia, ma sarebbe meglio dire per gli amanti della Lada, AvtoVAZ è soprattutto una questione di cuore e non solo di prestigio industriale.

Per gli abitanti di Togliatti è addirittura di più. È sudore, sangue, vita. L’ottimismo, nonostante tutto, è riuscito ancora a trovare spazio fra i grattacapi e i dubbi: «Chi è sopravvissuto alla crisi degli anni Novanta, specialmente qui, può sopportare le difficoltà attuali» ha detto Sergei. «Tutto si sistemerà».

Fra i vialoni cittadini, a suo tempo, c’era un cartello in legno con una massima dell’architetto Aldo Rossi. Scritta in italiano e in russo: «La forma della città è sempre la forma di un tempo della città, ed esistono molti tempi nella forma della città». Chissà se quel cartello è ancora lì e, soprattutto, se questo tempo assurdo caratterizzato dalla guerra e dall’orrore – finalmente – finirà.

Da sapere

Bloomberg, intanto, riferisce che le vendite di auto nuove in Russia sono crollate dallo scorso 24 febbraio a oggi. Il principale circuito di vendita del Paese, Rolf, ha registrato un calo delle vendite del 60% in marzo rispetto al mese precedente. Per l'intero anno è prevista una flessione del 50%. I prezzi, per contro, sono giocoforza saliti del 40% in seguito alla decisione dei vari produttori stranieri di bloccare la produzione. A prosperare sono i costruttori cinesi, fra cui Great Wall che in Russia assembla le auto Haval: la produzione è cresciuta del 50% in un singolo mese.

 

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