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La rete di pagine social che monetizza l’odio xenofobo nel Regno Unito creata all’estero

A novembre 2025 un’indagine ha rivelato l’esistenza di una rete di 89 pagine e 39 gruppi Facebook che pubblicavano contenuti razzisti, islamofobi e anti-migranti pensati e realizzati per il pubblico britannico - Il punto cruciale è che venivano gestite dallo Sri Lanka
©CdT/Chiara Zocchetti
Facta.News
25.05.2026 21:01

Sui social, la disinformazione va spesso a braccetto con la monetizzazione di contenuti. Come abbiamo visto in passato, molte pagine postano contenuti falsi, spesso generati con l’intelligenza artificiale, per ottenere engagement. Gli esempi sono vari: contenuti emotivi e strappalacrime, tra cui storie inventate che hanno protagonisti personaggi noti. Alcune recenti inchieste focalizzate sul panorama mediatico del Regno Unito hanno scoperto che questa pratica viene seguita anche da pagine che diffondono e sfruttano apertamente odio xenofobo. L’aspetto più interessante? Si tratta di pagine create e gestite da persone che vivono fuori dell’Europa. 

Il caso dell’influencer srilankese e i suoi corsi per monetizzare la xenofobia 

A novembre 2025, un’indagine dell’Institute for Strategic Dialogue e del Bureau of Investigative Journalism (TBIJ) ha rivelato l’esistenza di una rete di 89 pagine e 39 gruppi Facebook che pubblicavano contenuti razzisti, islamofobi e anti-migranti (spesso generati con l’intelligenza artificiale) pensati e realizzati per il pubblico britannico. Secondo l’inchiesta, queste pagine a novembre 2025 avevano raccolto oltre 1,6 milioni di follower. Il punto cruciale è che venivano gestite dallo Sri Lanka. Al centro della rete c’è l’influencer srilankese Geeth Sooriyapura, che afferma di aver guadagnato centinaia di migliaia di dollari grazie alla monetizzazione delle pagine Facebook. Attraverso una propria «accademia» online, Sooriyapura insegna agli iscritti paganti come sfruttare temi politici sensibili per creare contenuti, attirare utenti e aumentare i propri profitti. Sentita da TBIJ, Meta ha dichiarato di aver rimosso le pagine della Rete segnalate dai giornalisti che violavano le sue politiche sui comportamenti non autentici e ha contestato la redditività delle pagine dichiarata da Sooriyapura. Ma l’inchiesta giornalistica ha mostrato come la rete fosse comunque riuscita ad aggirare le politiche di Meta in materia di pubblicità politica e questioni sociali.

I video anti-immigrazione generati con IA 

A maggio 2026, un’inchiesta della BBC ha scoperto l’esistenza di numerosi account Facebook e Instagram che pubblicavano contenuti anti-immigrazione e/o islamofobi, creati con l’intelligenza artificiale, sul Regno Unito. Anche in questo caso, gli account erano gestiti dall’estero, con gli amministratori che risultavano vivere in Sri Lanka, Stati Uniti, Vietnam, ma anche in Paesi europei. Dietro queste reti sembrano esserci da un lato persone che puntano soprattutto a guadagnare tramite la monetizzazione sui social network, dall’altro attori interessati a promuovere vere e proprie agende politiche. È il caso di due persone contattate dalla BBC, che affermano di essere i gestori di un account con oltre 20 milioni di visualizzazioni e di abitare molto lontano dalle città nel Regno Unito (come Liverpool, Londra, Birmingham) che mostrano nei propri video generati con l’intelligenza artificiale: i due hanno negato di aver monetizzato il proprio account, dichiarando di essere in contatto con «vari politici» favorevoli ai loro contenuti, ma si sono rifiutati di rivelarne i nomi. 

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