L'intervista

«La violenza di Belfast nel resto d’Europa? L’odio diffuso sui social arriva in fretta nel mondo reale»

Il professor John Barry della Queen’s University di Belfast spiega al CdT: «Il rischio è che i politici strumentalizzino le proteste: i sentimenti anti-migranti sono sempre più diffusi in tutto il Vecchio continente»
© ADAM VAUGHAN
Michele Montanari
12.06.2026 21:00

Dopo i violenti disordini avvenuti negli scorsi giorni a Belfast, scatenati dalla sanguinosa aggressione in strada di un cittadino britannico da parte di un rifugiato sudanese, alcune domande sorgono spontanee: le autorità hanno sottovalutato le crescenti tensioni razziali che stanno interessando il Regno Unito e, più in generale, l’Europa? Che ruolo hanno avuto i social media nell’organizzazione delle proteste anti-migranti? Si rischia di assistere a scene simili pure nel resto del Continente?

Per meglio inquadrare i fatti avvenuti in Irlanda del Nord, abbiamo rivolto alcune domande a John Barry, professore di Economia politica Green alla Queen’s University di Belfast, nonché condirettore del Centro per la sostenibilità, l'uguaglianza e l'azione per il clima.

Secondo lo studioso di origini irlandesi, le autorità locali, intese come il governo, la polizia e le varie istituzioni sono state colte del tutto impreparate, perché «l’Irlanda del Nord ha sì una storia di violenza alle spalle, ma questa è di matrice politica. Ciò che le autorità non potevano prevedere era un incidente specifico che ha portato ad atti di violenza di matrice razzista». John Barry evidenzia inoltre come il violento fatto di sangue che ha visto coinvolto un migrante del Sudan, rappresenti, nel Paese, «un incidente del tutto isolato. Nessun richiedente l’asilo dei nostri centri o rifugiato ha mai commesso un atto di violenza come questo».

Numerosi politici del Regno Unito, tra cui la prima ministra nordirlandese Michelle O’Neill, in queste ore stanno puntando il dito contro i social media, in particolare X di Elon Musk, accusati di aver dato enorme visibilità a messaggi di odio razziale nei quali si invitava la popolazione a scendere nelle strade. Secondo il professore della Queen’s University, «l’uso e l’abuso dei social media da parte dell’estrema destra e di organizzazioni legat e aorganizzazioni paramilitari, come l’UDA e l’UVF, hanno permesso a noti individui e gruppi razzisti di inquadrare in un certo modo l’aggressione commessa dal rifugiato sudanese, permettendo agli attivisti anti-migranti di organizzarsi e attaccare le persone di colore e gli agenti di polizia».

Il professor Barry, oltre alle organizzazioni sopra elencate, punta il dito anche contro «noti lealisti o unionisti britannici che sostengono i paramilitari, nonché agitatori di estrema destra esterni come Tommy Robinson». Questi attori, prosegue, «hanno contribuito a diffondere disinformazione, ansia e ad alimentare paure, promuovendo la violenza come risposta. Tuttavia, è anche vero che pure politici e partiti locali, come il Partito Unionista Democratico e la Voce Unionista Tradizionale, hanno cavalcato una determinata narrazione».

Di fronte a uno scenario del genere, aggiunge lo studioso, «è necessaria una maggiore regolamentazione dei social media in generale, non solo in relazione alla disinformazione razzista. Queste piattaforme prosperano alimentando paura e odio online, che possono rapidamente, come abbiamo visto a Belfast, passare dal mondo virtuale a quello reale, e devono quindi essere regolamentate in modo molto più rigoroso dagli Stati».

Quanto avvenuto a Belfast ha scosso l’opinione pubblica di tutto il Vecchio continente, costantemente alle prese con il problema dei migranti. Sono dunque ipotizzabili proteste tanto violente pure in altri Paesi? Barry risponde: «Ovviamente non è possibile prevedere le ripercussioni di quanto sta accadendo a Belfast. La situazione è simile all’ondata di moti razzisti e di violenza che ha colpito il Regno Unito, compresa l’Irlanda del Nord, nell’estate del 2024, nella settimana in cui un cittadino britannico afrodiscendente ha ucciso tre ragazzine a Southport. Penso che ci sia un gran numero di cittadini in tutta Europa che sta adottando questi atteggiamenti anti-immigrati, quindi è possibile che ciò che sta accadendo a Belfast possa essere strumentalizzato da organizzatori di estrema destra o leader politici, per fomentare ancora di più l’odio razzista».

Per il nostro interlocutore, le scene di caccia ai migranti, con lancio di molotov contro le loro case, sono state commesse da persone che non «esprimono preoccupazioni legittime, ma piuttosto sfogano attraverso la violenza le loro ideologie razziste».