Il punto

«L'uso della forza in Groenlandia rimane un'opzione»: così le ingerenze USA sgretolano la NATO

La Casa Bianca non esclude l'intervento militare per portare l'isola artica sotto il controllo americano - Per il segretario di Stato Rubio, Washington punta all'acquisto, ma in Europa la fiducia viene meno
©Emil Stach
Red. Online
07.01.2026 09:00

Il presidente statunitense Donald Trump e il suo team stanno valutando diverse opzioni per l'acquisizione della Groenlandia e l'utilizzo delle forze armate Usa a tal fine è «sempre un'opzione». La Casa Bianca lo ha confermato oggi a Reuters. Secondo la portavoce Karoline Leavitt, Trump considera l’acquisizione della Groenlandia una «priorità di sicurezza nazionale» fondamentale per scoraggiare Russia e Cina nell’Artico, una regione sempre più strategica a causa dello scioglimento dei ghiacci, delle nuove rotte marittime e delle risorse minerarie. Qualche giorno fa, il presidente americano aveva minacciato la Groenlandia e Copenaghen (un alleato NATO): «La Danimarca non sarà in grado di occuparsi della Groenlandia. Ce ne occuperemo noi, in circa due mesi...». L'ennesima escalation dopo i timori alimentati in Europa dall'operazione USA in Venezuela, segnale di un'amministrazione americana evidentemente sempre più incline all'uso della forza.

Reazioni

Il segretario di Stato Marco Rubio, nelle scorse ore, ha cercato di abbassare i toni. In un briefing riservato al Congresso, riferito dal Wall Street Journal, Rubio ha spiegato che le minacce contro la Groenlandia non indicano un’invasione imminente e che l’obiettivo dell’amministrazione resta quello di acquistare l’isola dalla Danimarca. Secondo le fonti, Rubio ha parlato a lungo durante l’incontro, intervenendo dopo che alcuni legislatori avevano chiesto chiarimenti sulla possibilità di nuovi interventi militari statunitensi all’estero. Anche diversi repubblicani al Congresso hanno minimizzato l’ipotesi di un’azione armata, definendo la strategia di Trump come essenzialmente negoziale.

L'Europa, tuttavia, non sembra incline a fidarsi. I leader di Francia, Germania, Regno Unito e altri Paesi europei hanno diffuso una dichiarazione congiunta insieme alla premier danese Mette Frederiksen, ribadendo che «la Groenlandia appartiene al suo popolo» e che le decisioni sul suo futuro spettano solo a Danimarca e Groenlandia. Il governo di Nuuk ha chiesto un incontro urgente con Rubio per discutere quelle che definisce «le rivendicazioni statunitensi» sull’isola. Il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha contestato apertamente alcune affermazioni di Trump, negando una presenza militare cinese o un’influenza economica pervasiva di Pechino in Groenlandia.

Frederiksen è stata ancora più netta, avvertendo che un attacco statunitense contro un Paese NATO segnerebbe la fine dell’alleanza atlantica così come è stata concepita nel dopoguerra.

Il crollo della NATO

Ed è proprio questo punto, l'effetto delle ingerenze USA sugli alleati e sulla NATO stessa, a preoccupare gli analisti. Il trattato dell’Alleanza non prevede in modo chiaro cosa accadrebbe se un Paese membro attaccasse un altro membro: fino all'ascesa di Trump si trattava di uno scenario talmente impensabile da non essere stato mai realmente considerato. Secondo una recente analisi del Guardian, tuttavia, anche senza un’invasione formale, le minacce di Trump stanno già minando la fiducia europea nelle garanzie di sicurezza statunitensi, in un momento in cui la Russia resta una minaccia concreta e la guerra in Ucraina continua a destabilizzare il continente. L’idea che la potenza dominante dell’Alleanza possa usare la forza contro un alleato, per quanto piccolo e remoto, rischia di svuotare dall’interno il principio di difesa collettiva sancito dall’articolo 5.

A Washington, i democratici invitano a prendere sul serio le parole del presidente. Il senatore Ruben Gallego ha presentato una proposta di legge per vietare l’uso di fondi federali in operazioni militari contro la Groenlandia, accusando Trump di trattare l’esercito come uno strumento personale. Al tempo stesso, i sondaggi indicano che l’idea di una presa militare dell’isola è impopolare anche tra gli americani.