Olimpiadi

Milano on ICE: la presenza degli agenti di Trump fa arrabbiare (anche) Beppe Sala

L'Agenzia federale statunitense ha confermato che accompagnerà la delegazione USA ai Giochi di Milano-Cortina – Il sindaco: «Gli agenti dell'ICE non devono venire in Italia perché non sono allineati al nostro modo democratico di garantire la sicurezza»
©CRAIG LASSIG
Marcello Pelizzari
27.01.2026 11:00

Ci saranno anche loro. Anzi, fra indiscrezioni, mezze conferme, smentite e rettifiche, è stato proprio il portavoce dell'Agenzia, in queste ore, a ribadire che gli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE) accompagneranno la delegazione statunitense alle Olimpiadi di Milano-Cortina. La polemica, dopo essere stata apparecchiata, è ora servita. Anche, diciamo pure soprattutto, pensando a quanto accaduto in queste settimane a Minneapolis, con la morte di due cittadini americani per mano di agenti federali, e nei mesi precedenti in altre città degli Stati Uniti. 

Intendiamoci: gli agenti dell'ICE non condurranno alcuna operazione di sicurezza e, va da sé, saranno sempre sotto il controllo delle autorità italiane. Eppure, la sola presenza dell'Agenzia ai Giochi ha scaldato, e non poco, tanto i cittadini quanto la politica. La conferma, dicevamo, è giunta dopo un flusso di dichiarazioni confuse, spesso contrastanti, fra dribbling, giri di parole e cortocircuiti. Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ieri aveva cercato, invano, di minimizzare: «È una polemica sul nulla, gli americani non hanno ancora comunicato l’elenco delle presenze di chi sarà alle Olimpiadi ma, qualsiasi esso sia, l’ICE non opererà mai sul territorio italiano in quanto tale». Già, «in quanto tale». Detto in altri termini, e comprensibilmente, a Milano-Cortina non vedremo tattiche e metodologie paragonabili a quelle dei regimi sudamericani degli anni Settanta e, appunto, «ammirate» in America. L'Agenzia, nocciolo di un problema di interpretazione del concetto di law and order divenuto centralissimo con l'amministrazione Trump, in Italia potrà occuparsi soltanto di proteggere atleti e personalità a stelle e strisce. Come il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, presenti alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi. 

La giornata, ieri, era stata caratterizzata anche dal contorsionismo comunicativo di Attilio Fontana, governatore della Regione Lombardia. In un primo momento, Fontana aveva confermato la presenza degli agenti dell'ICE: «Sarà soltanto in misura difensiva, ma io sono convinto che non succederà niente» le sue parole. Quindi, a proposito del timore dell'eccesso di violenza, il governatore aveva chiarito: «Questo è un altro discorso che non riguarda il nostro Paese, non riguarda assolutamente le problematiche che qui si possono verificare. La loro presenza è limitata a fare la guardia del corpo a Vance e a Rubio, quindi che ci siano loro, o che ci siano altri, il lavoro che devono fare è sempre lo stesso, stare attenti che non succeda qualcosa». Immediato, tramite una nota della Regione, il dietrofront: «rispondendo a una domanda dei giornalisti, che sottindendeva la presenza dell'ICE a Milano», Fontana «non ha inteso confermare la presenza di tali agenti, in quanto non in possesso di informazioni al riguardo». Di riflesso, il governatore avrebbe «esclusivamente commentato, in via ipotetica, rispondendo a un'affermazione dei giornalisti che, qualora fossero presenti agenti incaricati della sicurezza, il loro ruolo sarebbe limitato alla tutela delle personalità statunitensi eventualmente presenti, come il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, con l'unico obiettivo di garantirne l'incolumità personale. Ogni altra interpretazione che attribuisca al presidente Fontana una conferma della presenza di agenti ICE non corrisponde a quanto dichiarato».

Politichese tanto al chilo, verrebbe da dire. Anche perché, puntuale, la conferma della presenza dell'ICE a Milano-Cortina è infine arrivata. Accendendo, oddio riaccendendo, la citata polemica. Il sindaco di Milano, Beppe Sala, si è inserito nel discorso. Entrando, usando una metafora sportiva, in scivolata: «Da primo cittadino non vorrei proprio che questo corpo di polizia venisse in Italia. È un corpo che agisce nell’illegalità e che uccide, sono totalmente incompatibili con le nostre modalità di gestire la sicurezza. È stupefacente sentir dire "che problema c’è?"». Di più, stamane, in diretta a RTL102.5, Sala ha rincarato la dose: «Io da italiano prima ancora che da cittadino milanese non mi sento tutelato da Piantedosi. Questa è una milizia che uccide, è una milizia che entra nelle case della gente firmandosi il permesso, è chiaro che non sono i benvenuti a Milano. Io mi chiedo, noi potremo dire per una volta un no a Trump? Gli agenti dell'ICE non devono venire in Italia perché non sono allineati al nostro modo democratico di garantire la sicurezza».

La questione ha trovato posto e spazio anche a Roma, con il gruppo del Partito Democratico al Senato che ha presentato un'interrogazione al governo chiedendo, nello specifico, in base a quali accordi sia possibile accogliere l'ICE in Italia. Sul web, per contro, una petizione di Azione lanciata su Change.org e denominata Negare l'ingresso ai membri dell'ICE per Milano-Cortina 2026 ha superato le 13 mila firme. A conferma, volendo riprendere Sala, che il malessere verso i metodi dell'ICE è diffuso.