Il punto

Minneapolis in subbuglio dopo l'uccisione, da parte di agenti ICE, di una 37.enne

Proteste dopo l'uccisione di una donna nel corso di un'operazione di polizia - Il sindaco Jacob Frey: «L'ICE se ne vada dalla nostra città»
©Tom Baker
Red. Online
08.01.2026 13:36

Minneapolis è in subbuglio. L'uccisione di una donna a colpi d'arma da fuoco, ieri, da parte di agenti federali della ICE (agenzia responsabile della sicurezza frontiere e immigrazione) ha causato forti tensioni politiche e proteste nella città. La vittima è stata identificata come Renee Nicole Macklin Good, 37.enne cittadina statunitense, madre di tre figli. La sparatoria è avvenuta mercoledì in un quartiere residenziale innevato, nel contesto di un’operazione straordinaria che ha visto il dispiegamento di centinaia di agenti aggiuntivi nell’area di Minneapolis–St Paul.

La versione delle autorità

Secondo la ricostruzione fornita dall’amministrazione federale, l’agente avrebbe sparato temendo per la propria vita. Il DHS e Trump stesso hanno affermato - questa la versione ufficiale delle autorità - che la donna avrebbe «usato il veicolo come arma», tentando di investire un agente dell’ICE, che avrebbe quindi reagito per legittima difesa. La segretaria alla Sicurezza interna, Kristi Noem, ha dichiarato che la donna stava «pedinando» gli agenti e che l’auto avrebbe colpito un membro dell'ICE, il quale sarebbe stato medicato in ospedale e dimesso. Noem ha parlato di una «folla di agitatori» che avrebbe bloccato i veicoli federali, assicurando tuttavia che le operazioni dell’ICE a Minneapolis proseguiranno.

I fatti in video

Le immagini diffuse online dai testimoni, tuttavia, mostrano qualcos'altro, e non a caso hanno alimentato forti contestazioni. I video mostrano un SUV fermo di traverso sulla carreggiata, con due agenti che si avvicinano al veicolo. Uno degli agenti sembra afferrare la maniglia della portiera, e mentre il veicolo si muove per allontanarsi, un terzo agente, posizionato verso la parte anteriore del mezzo, estrae l’arma e spara tre colpi. La polizia di Minneapolis ha confermato che la donna è stata colpita alla testa ed è morta poco dopo in ospedale. I filmati non mostrano agenti feriti.

Fra le persone presenti, i media americani riportano al testimonianza di Emily Heller, residente nella zona dove è avvenuta la sparatoria. La donna ha raccontato di aver visto gli agenti intimare alla donna, definita una «legal bystander» (una testimone dell'operazione di polizia in corso) di spostarsi e poi avvicinarsi al veicolo in modo repentino. Secondo il suo racconto - avvalorato dal video - gli spari sono avvenuti pochi istanti dopo che la donna aveva tentato di allontanarsi. Heller ha anche riferito che, dopo la sparatoria, i soccorsi sarebbero stati rallentati dalla presenza dei veicoli dell’ICE e che ad alcuni presenti, compreso un medico, sarebbe stato impedito di prestare aiuto immediato.

Dure reazioni

L’episodio ha suscitato reazioni durissime da parte delle autorità democratiche locali e statali. Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha respinto la tesi della legittima difesa, definendola pubblicamente «una falsità», e ha chiesto all’ICE di lasciare la città. Frey ha accusato l’amministrazione Trump di aver adottato tattiche «spericolate» che hanno trasformato un’operazione di polizia in una situazione mortale. Il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha parlato di un clima di escalation pericolosa, annunciando l’attivazione del centro operativo di emergenza dello Stato e mettendo in preallerta la Guardia nazionale per garantire l’ordine pubblico. Forti proteste hanno avuto luogo nell'area dove è avvenuto il fatto ma anche a New York. I leader democratici di Camera e Senato, nel frattempo, hanno chiesto un'indagine. «Questo omicidio deve essere oggetto di un'inchiesta approfondita, nel pieno rispetto della legge», ha detto il leader dei democratici alla Camera Hakeem Jeffries.