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«Lottano per la libertà» ha scritto il presidente degli Stati Uniti su Truth – Nel Paese cresce la repressione in Iran ma la protesta dilaga – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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22:12
22:12
Attacchi su larga scala USA contro obiettivi dell'Isis in Siria
Oggi, intorno alle 12.30 ora americana, le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti, insieme alle forze alleate, hanno condotto attacchi su larga scala contro diversi obiettivi dell'Isis in tutta la Siria. Lo annuncia il Centcom sui suoi account social sottolineando che i raid fanno parte dell'operazione Hawkeye Strike «lanciata il 19 dicembre 2025, su ordine di Donald Trump».
20:58
20:58
La compagnia di bandiera austriaca sospende i voli per Teheran
Austrian Airlines, la compagnia di bandiera austriaca, sospende i voli per Teheran a causa dell'«attuale situazione politica» in Iran. Lo riferisce Sky News, citando la compagnia.
Austrian Airlines ha dichiarato che non effettuerà voli verso la capitale iraniana almeno fino a martedì. «A seguito di una revisione dell'attuale situazione di sicurezza e in coordinamento con il Gruppo Sicurezza, il Dipartimento Sicurezza di Austrian Airlines ha raccomandato la sospensione precauzionale dei voli Austrian Airlines da e per Teheran fino al 12 gennaio 2026 compreso», ha dichiarato la compagnia aerea in un comunicato.
20:52
20:52
Funzionari dell'amministrazione di Donald Trump hanno avuto discussioni «preliminari» su un eventuale attacco contro l'Iran
Funzionari dell'amministrazione di Donald Trump hanno avuto discussioni «preliminari» su un eventuale attacco contro l'Iran, qualora fosse necessario dare seguito alle minacce del presidente, e sarebbero già stati individuati i possibili obiettivi. Lo rivelano fonti informate al Wall Street Journal.
Una delle opzioni in discussione è un attacco aereo su larga scala contro diversi obiettivi militari iraniani. Secondo le fonti non c'è ancora un consenso sulla linea d'azione da intraprendere e non sono stati ancora mobilitati né equipaggiamenti militari né personale in preparazione di un eventuale attacco. Le fonti hanno precisato che queste conversazioni rientrano nella normale pianificazione. Non ci sono segnali di un raid imminente contro l'Iran.
19:51
19:51
Trump è pronto ad aiutare i manifestanti in Iran
Donald Trump ha detto che gli Stati Uniti «sono pronti ad aiutare» i manifestanti iraniani. «Lottano per la libertà», ha scritto il presidente americano su Truth.
19:50
19:50
La premio Nobel Mohammadi ha subito gravi percosse in cella
La Premio Nobel per la Pace e attivista per i diritti umani, Narges Mohammadi, ha subito «gravi percosse» durante la detenzione in carcere, dopo essere stata arrestata dalle autorità iraniane il 12 dicembre scorso. Lo riferisce la sua Fondazione, citata dalla Cnn.
Mohammadi è stata «violentemente arrestata» dalle forze di sicurezza e dalla polizia il 12 dicembre, aveva dichiarato la fondazione in quei giorni. Due giorni dopo, la leonessa dell'Iran ha riferito di essere stata «sottoposta a maltrattamenti fisici, tra cui violente percosse alla testa e al collo con manganelli, e minacce di ulteriori violenze», ha affermato la fondazione.
Mohammadi è stata «privata del diritto all'assistenza legale e ai contatti regolari con la famiglia», secondo la dichiarazione. Nella sua unica telefonata da quando è stata arrestata, ha detto che le autorità stanno cercando di fabbricare un caso contro di lei, «accompagnato da minacce come 'metteremo tua madre in lutto'».
19:33
19:33
Cresce la repressione in Iran ma la protesta dilaga
I fuochi al centro delle strade, i canti e gli slogan di «morte a Khamenei» e «lunga vita allo Scià». Nonostante il blackout di internet e un bilancio di decine di morti e migliaia di arresti, il popolo iraniano non si ferma. E torna in piazza per portare avanti una protesta giunta ormai al suo quattordicesimo giorno, che per numeri e portata non ha precedenti negli ultimi tre anni.
Con qualche analista che inizia a parlare di «rivoluzione» - parola dal forte peso politico e simbolico nella Repubblica islamica nata proprio da una rivoluzione negli anni Settanta - come a sottolineare che «stavolta è diverso», rispetto alle scorse mobilitazioni. Tanto che il regime ha deciso di alzare la posta minacciando la forca per tutti i rivoltosi in quanto 'nemici di Dio', mentre la Guida Suprema dell'Iran Ali Khamenei ha posto i pasdaran in uno stato di allerta persino più elevato di quello adottato per la guerra dei 12 giorni con Israele, a giugno 2025.
Misure che se da una parte fanno crescere il timore di una ancora più brutale repressione del dissenso, dall'altra infiammano le tensioni con l'Occidente e in particolare con Washington, da dove il presidente Donald Trump ha ribadito l'invito a «non iniziare a sparare» sui manifestanti. «Altrimenti, inizieremo a sparare anche noi». «Gli Stati Uniti sostengono il coraggioso popolo iraniano», gli ha fatto eco il segretario di Stato Usa Marco Rubio, mentre anche l'Ue ha chiesto di fermare la repressione e la presidente dell'Eurocamera, Roberta Metsola, ha proposto di sanzionare il Corpo delle guardie della rivoluzione.
Ma intanto, dalla Repubblica islamica trapelano, seppure a fatica, le notizie sulle proteste e la repressione in tutto il Paese, da Tabriz a Teheran fino a Shiraz. Il blackout delle comunicazioni internet ormai va avanti da 48 ore. A raggiungere i cittadini sono solo gli sms della polizia che li invitano a non unirsi alle proteste o dare supporto ai dimostranti. Una censura e una propaganda che va di pari passo alle violenze che accompagnano le manifestazioni e la conseguente repressione delle autorità: secondo l'ong Human Rights Activists News Agency, l'ultima notte di proteste avrebbe portato ad almeno 65 il numero delle vittime - tra cui 49 civili - mentre gli arresti sarebbero oltre 2300.
Un medico e un assistente sociale di due ospedali in Iran si sono messi in contatto con la Bbc denunciando che le loro strutture sono ormai «sopraffatte» dai feriti. Le testimonianze parlano di caos nella capitale, con atti di violenza sia da parte dei manifestanti sia della polizia. Ad infiammare ulteriormente la crisi anche le notizie, non confermate, dell'arrivo di miliziani iracheni in Iran con lo scopo di sommarsi alle forze dell'ordine. Indiscrezioni che - stando a quanto riferito - hanno portato a un aumento delle aggressioni nei confronti della popolazione irachena.
La tensione è alle stelle, e sembra non voler accennare a diminuire: si attendono infatti ulteriori mobilitazioni, spinte anche dagli appelli di Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo Scià di Persia, a sfruttare il momento per rovesciare il regime degli ayatollah. «Sono certo che, rendendo la nostra presenza in piazza più concentrata e interrompendo i canali finanziari, rovesceremo la Repubblica Islamica», ha affermato, prima di «invitare i lavoratori e gli impiegati dei settori chiave dell'economia ad avviare uno sciopero nazionale». E a «scendere in piazza» oggi e domani «con bandiere, immagini e simboli nazionali e occupare gli spazi pubblici».
In risposta, le autorità iraniane continuano ad accusare i manifestanti di portare avanti «una guerra orchestrata dall'estero», puntando il dito su Stati Uniti e Israele. E mentre l'agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim ha annunciato per lunedì pomeriggio una grande contro-manifestazione a Teheran per «condannare le azioni dei rivoltosi», il procuratore generale del Paese, Mohammad Movahedi Azad, ha ribadito la minaccia secondo cui tutti i rivoltosi rischiano la forca in quanto accusati di essere «mohareb», vale a dire «nemici di Dio».
Di fronte a questo quadro, fonti di intelligence e diplomatiche dei Paesi dell'area sono concordi nell'indicare che i prossimi giorni saranno cruciali. Se infatti la risposta delle autorità è stata finora giudicata dura ma più «disciplinata» rispetto al passato, il protrarsi delle manifestazioni e il vandalismo rischiano di spingere il regime a cambiare passo. Dando il via a una vera e propria stagione di repressione della popolazione nel sangue.
19:17
19:17
Donne iraniane: sigarette accese con foto in fiamme di Khamenei
Una sigaretta contro il regime. Sta diventando virale sui social una nuova protesta lanciata dalle donne iraniane all'estero, che si filmano mentre accendono sigarette da una immagine in fiamme del leader supremo, l'Ayatollah Khamenei.
I video, rilanciati dai media internazionali quali il Daily Mail ed Euronews, rappresentano per le donne una forma di resistenza alle rigide regole dell'Iran: fumare per le donne è infatti un gesto fortemente disapprovato nella Repubblica islamica, mentre dare fuoco alle immagini della Guida suprema è contro la legge.
Nei vari filmati, le donne sono ritratte senza l'hijab, il velo obbligatorio nel Paese islamico. Tra i video più virali, quello di 'Morticia Addams', utente di X che vive a Toronto, in Canada, la cui protesta con la sigaretta è stata rilanciata sui social media e ampiamente celebrata dagli utenti.
17:01
17:01
Iran: lunedì contro-manifestazione a Teheran
Secondo l'agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim, lunedì si terrà una grande contro-manifestazione nella capitale Teheran per «condannare le azioni dei rivoltosi», nel contesto delle proteste anti-regime che da giorni proseguono in tutto il Paese. Lo riporta la Cnn.
Secondo quanto riferito, la manifestazione dovrebbe iniziare a Teheran alle 14 ora locale, dopo che già ieri alcuni manifestanti si sono riuniti in apparenti contromanifestazioni per esprimere sostegno al governo del Paese.
08:29
08:29
Il punto alle 08.00
Le immagini che arrivano da Nuseirat nella Striscia di Gaza, mostrano i soccorritori intervenire dopo un attacco israeliano recuperando i corpi delle vittime: 13, secondo l'agenzia di protezione civile di Gaza. Sono morti anche cinque bambini. A Gaza si continua a morire, nonostante il cessate il fuoco in vigore ormai dallo scorso 11 ottobre, a cui si è arrivati dopo difficili e lunghe trattative che hanno coinvolto la comunità internazionale e in particolare gli Stati Uniti e dopo mesi di bombardamenti: durante questa tregua di 3 mesi sono stati uccisi 439 palestinesi, 1.223 sono i feriti. Secondo l'agenzia di stampa Wafa, il bilancio dall'ottobre 2023 è di 71.409 i morti e 171.304 i feriti a Gaza.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato in un'intervista di voler fare a meno degli aiuti militari statunitensi entro dieci anni. Washington ha approvato la vendita di equipaggiamenti militari per un valore di decine di milioni di dollari per aiutare Israele nella sua guerra contro il movimento islamista palestinese Hamas nella Striscia di Gaza, e i due paesi mantengono stretti legami di difesa da decenni. «Durante la mia visita al presidente Trump, gli ho detto che apprezziamo profondamente gli aiuti militari che gli Stati Uniti ci hanno fornito nel corso degli anni», ha dichiarato Netanyahu a The Economist. «Ma anche noi abbiamo raggiunto la maturità, abbiamo sviluppato capacità straordinarie e la nostra economia raggiungerà presto i mille miliardi di dollari, entro un decennio», ha aggiunto.
«Quindi voglio ridurre gradualmente gli aiuti militari nei prossimi anni». Israele riceve circa 3,8 miliardi di dollari all'anno in aiuti finanziari dagli Stati Uniti per l'acquisto di armi, in base a un accordo firmato nel 2016, entrato in vigore nel 2019 e valido fino al 2028. Secondo il Council on Foreign Relations, Israele ha ricevuto oltre 300 miliardi di dollari in aiuti militari ed economici dalla sua fondazione nel 1948, al netto dell'inflazione. A maggio, quando i rapporti tra Netanyahu e il presidente Trump apparivano tesi, il primo ministro israeliano ha suggerito che Israele avrebbe dovuto prima o poi «svincolarsi» dagli aiuti militari statunitensi, senza fornire ulteriori spiegazioni. In un controverso discorso di settembre, Netanyahu ha anche affermato che Israele stava diventando sempre più isolato e che aveva bisogno di adottare un approccio «super-spartano». A seguito della reazione negativa al suo commento, il leader israeliano ha dichiarato che si riferiva all'industria della difesa e che il Paese doveva diventare più autosufficiente per evitare potenziali problemi di approvvigionamento.
