Il caso

Quei bombardieri americani che decollano da Fairford: «Come in Iraq nel 2003»

Sta facendo discutere, e non poco, la concessione della base RAF agli Stati Uniti per «scopi difensivi»: «Quando per difesa si intende attaccare direttamente le fabbriche iraniane che producono armi, questo mi sembra decisamente offensivo»
©Ben Birchall
Marcello Pelizzari
18.03.2026 12:00

Il nome completo è Royal Air Force Fairford. In gergo, per contro, si usa la versione sintetizzata: RAF Fairford. È una base dell'Aeronautica militare britannica nel Gloucestershire, Contea del sudest inglese, usata (anche) dagli Stati Uniti. Da qui, nel 1991, erano partiti i B-52 Stratofortress dell'Aeronautica statunitense per la Prima guerra del Golfo. Sempre da qui, nel 1991, i bombardieri pesanti a stelle e strisce erano decollati per l'operazione Allied Force contro la Jugoslavia di Slobodan Milosevic e, ancora, nel 2003 per l'invasione dell'Iraq. Oggi, Fairford è il solo aeroporto europeo dell'US Air Force per i citati B-52 e i B-1. Gli aerei, per intenderci, carichi di munizioni che in queste settimane hanno attaccato l'Iran. E che, in Svizzera, hanno (ri)sollevato la questione dei sorvoli.

Molti britannici, scrive al riguardo il New York Times, con la mente sono andati a ripescare proprio l'invasione dell'Iraq nel 2003. Quando, appunto, la base di Fairford fu utilizzata per le operazioni statunitensi diventando, al contempo, teatro di accese proteste contro la guerra. La scorsa settimana, non a caso, i residenti hanno espresso forti preoccupazioni circa un possibile coinvolgimento del Regno Unito nel conflitto. Il primo ministro, Keir Starmer, ha detto e ribadito che Londra non è intenzionata a entrare in guerra. Una rassicurazione, certo, che tuttavia non è bastata a placare gli animi dei cittadini che vivono nei pressi della base. «La mia generazione è disillusa dall'America» ha spiegato uno di loro al New York Times. «E la domanda è: perché noi, come Regno Unito, siamo così deferenti?».

Inizialmente, Starmer aveva respinto la richiesta di Washington di utilizzare le basi britanniche per i primi attacchi contro Teheran. Di più, Londra si era rifiutata di unirsi all'offensiva. Dopo la risposta dell'Iran, però, lo stesso Starmer ha affermato che gli Stati Uniti avrebbero potuto utilizzare sia la base RAF di Fairford sia Diego Garcia, una base congiunta anglo-americana nell'Oceano Indiano, «ma solo per scopi difensivi». Seppur limitato, l'uso di Fairford ha suscitato forte apprensione nel Regno Unito. Apprensione e scetticismo: il 59% degli intervistati da un sondaggio condotto da YouGov si è dichiarato contrario agli attacchi israelo-americani, mentre un'ampia maggioranza – il 69% – degli intervistati in un sondaggio di Survation ha indicato che il Regno Unito dovrebbe rimanere neutrale nel conflitto o, meglio, opporsi attivamente.

Starmer, lunedì, ha fatto riferimento proprio alla guerra in Iraq del 2003 spiegando che, a questo giro, il Regno Unito non si sarebbe fatto «trascinare in una guerra più ampia». All'epoca, l'invio di truppe britanniche a sostegno dell'invasione a stelle e strisce fu deciso da un altro primo ministro laburista, Tony Blair. Una decisione che gli valse l'appellativo di «barboncino» di Bush. Il Regno Unito fu il principale alleato degli Stati Uniti. Al culmine dell'invasione, fra marzo e aprile del 2003, il contingente britannico contava circa 46 mila unità.

La base di Fairford, tornando all'attualità ma con uno sguardo ad ampio respiro, fu inaugurata in preparazione dello sbarco in Normandia del 1944. Con una pista di oltre 3.030 metri, è uno dei pochi aeroporti europei utilizzabili dai bombardieri pesanti statunitensi. Detto dello scetticismo e delle proteste del 2003, alcuni residenti si sono rivolti alle autorità locali temendo per la propria incolumità. Inciso: Fairford è fuori dalla portata dei droni e dei missili iraniani. Roz Savage, membro del Parlamento britannico per il South Cotswolds, che comprende la Contea di Gloucestershire, dal canto suo ha espresso preoccupazioni circa la possibilità che Londra confonda i confini tra azioni difensive e offensive. «Quando per difesa si intende attaccare direttamente le fabbriche iraniane che producono armi, questo mi sembra decisamente offensivo» ha affermato Savage. «E non so dove si debba tracciare il confine». Siamo, insomma, nel territorio della guerra preventiva. Il Comando europeo degli Stati Uniti, che sovrintende alle attività militari americane nella regione, si è rifiutato di rispondere a domande del New York Times sul numero di velivoli presenti presso la base RAF di Fairford o sulle loro missioni, adducendo motivi di sicurezza operativa, ma ha affermato in una dichiarazione che Fairford e altre basi «ospitano regolarmente velivoli e personale militari statunitensi di passaggio».

C'è anche chi, nel Gloucestershire, si è detto d'accordo con Trump. Un residente, intervistato dal New York Times, ha detto di non essere contento «del modo in cui il nostro governo ha trattato Donald Trump». E ancora: «Non dovevamo intervenire in modo così aggressivo, ma avremmo dovuto fornirgli maggiore sostegno e appoggio». Un altro residente ha aggiunto: «La gente si è lamentata del fatto che usino il carburante qui, ma gli americani usano Fairford da anni, quindi qual è la differenza?». Il riferimento è all'aumento dei prezzi del carburante che, complice l'offensiva americana in Medio Oriente, si sta facendo sentire (anche) nel Regno Unito.