Ryanair all’attacco di Air Baltic: «È uno zombie», e ora punta a prendersi il Baltico

Ryanair non è nuova agli attacchi contro i concorrenti, come scrive il portale specializzato aeroTELEGRAPH, ma questa volta il bersaglio è una compagnia che sta attraversando una fase particolarmente delicata. Il vettore low cost irlandese ha definito Air Baltic una «compagnia zombie», accusando lo Stato lettone di avervi investito centinaia di milioni di euro. Dietro la provocazione, però, c’è una strategia commerciale precisa: approfittare della crisi della compagnia baltica per rafforzare la propria presenza in Lettonia, Estonia e Lituania.
Air Baltic è infatti impegnata in una procedura di ristrutturazione sotto la protezione del Chapter 11 statunitense. Il piano prevede anche un ridimensionamento della flotta, che entro la fine del 2026 dovrebbe passare da 54 a 36 aeromobili. Ryanair sostiene che dal maggio 2020 il governo lettone abbia destinato oltre 550 milioni di euro alla compagnia, oggi controllata dallo Stato con una partecipazione dell’88%.
Il piano di espansione di Ryanair
Mentre Air Baltic riduce le proprie dimensioni, Ryanair annuncia di voler raddoppiare la capacità offerta nel Baltico, arrivando a circa 11 milioni di posti all’anno nell’arco di cinque anni. Gli aerei basati nella regione dovrebbero passare da sette a sedici, per investimenti annunciati nell’ordine di 1,4 miliardi di euro.
Il piano è tuttavia legato a precise condizioni. La compagnia irlandese chiede ai governi baltici di ridurre le tasse sul trasporto aereo e agli aeroporti di abbassare i diritti aeroportuali. Secondo la lettura di Ryanair, le risorse pubbliche non dovrebbero essere destinate a mantenere in vita un vettore in difficoltà, ma a rendere più competitivo l’intero sistema, attirando nuovi aerei, investimenti privati e collegamenti.
La differenza di approccio è evidente soprattutto a Riga. Per l’estate 2026 Ryanair aveva ridotto del 20% la propria offerta nella capitale lettone, lamentando costi troppo elevati. Dopo l’introduzione da parte dell’aeroporto di un nuovo sistema di incentivi e tariffe più favorevoli, la compagnia ha annunciato il mantenimento di due aeromobili basati a Riga e un aumento invernale della capacità, pari a circa il 6%, ovvero 40 mila posti supplementari.
Negli altri due Paesi baltici, invece, la strategia è opposta. In Estonia e Lituania Ryanair prevede di ridurre del 25% la capacità invernale, attribuendo la decisione all’aumento dei costi aeroportuali. La compagnia afferma che a Tallinn le tariffe siano cresciute del 70% nel 2025 e che a Vilnius siano aumentate di oltre il 30% dal 2023.
Il nodo dei conti di airBaltic
La crisi di Air Baltic era già emersa nei mesi scorsi. La compagnia lettone, partner di Swiss per le operazioni in wet lease, ha dovuto ricorrere alla protezione del Chapter 11 dopo aver valutato insufficienti le alternative di finanziamento. Il vettore ha ottenuto un finanziamento «debtor-in-possession» da 350 milioni di euro, con un tasso vicino al 12%, per continuare a operare durante la ristrutturazione.
Al 31 marzo 2026 Air Baltic registrava 472,3 milioni di euro di debiti finanziari e 883,8 milioni di euro di obblighi legati ai contratti di leasing. In precedenza, il governo lettone aveva valutato anche un prestito ponte da 257 milioni di euro, ma le condizioni, con un interesse annuo del 25%, erano state giudicate insostenibili perché avrebbero offerto una soluzione temporanea senza risolvere i problemi strutturali della compagnia, come ricostruito dal CdT.
Il futuro del vettore resta quindi importante anche per Swiss. La compagnia elvetica utilizza Air Baltic per alcune operazioni in wet lease, cioè con aerei, equipaggi e parte dei servizi messi a disposizione dal partner. Swiss ha riconosciuto che Air Baltic rappresenta ancora una soluzione necessaria, anche se nel medio periodo intende ridurre la propria dipendenza da fornitori esterni a causa della carenza di aeromobili disponibili.
Una sfida che riguarda anche i viaggiatori ticinesi
La contesa nel Baltico è lontana geograficamente, ma il suo sviluppo interessa anche il pubblico ticinese. Ryanair è infatti una delle compagnie più utilizzate dai viaggiatori della regione, grazie alla presenza negli aeroporti di Milano-Malpensa e soprattutto Bergamo. Il rafforzamento nel Nord Europa potrebbe tradursi in nuove rotte e maggiore concorrenza, ma anche in una crescente pressione sugli aeroporti affinché mantengano basse tasse e tariffe.
È questo il «metodo Ryanair» già osservato in altri scali europei: la compagnia porta capacità e passeggeri, ma lega la propria permanenza alla struttura dei costi. Quando le condizioni cambiano, gli aerei possono essere trasferiti rapidamente altrove. La dinamica è emersa anche a Berlino, dove Ryanair ha deciso di dimezzare la propria capacità, e in diversi aeroporti regionali francesi dai quali il vettore ha ritirato i collegamenti dopo l’aumento delle tariffe.
Il caso Air Baltic mostra così due modelli in competizione. Da una parte una compagnia nazionale considerata strategica dal proprio governo, ma appesantita dai debiti e dai costi della flotta. Dall’altra un vettore privato e aggressivo, pronto a investire dove trova condizioni favorevoli e a spostarsi quando il conto economico non torna.
La sfida, per i Paesi baltici, non sarà soltanto salvare airBaltic. Sarà capire quale equilibrio trovare tra una compagnia di bandiera, la connettività del territorio e un mercato nel quale Ryanair promette di giocare sempre più da protagonista.
