Air Baltic in procedura di fallimento: che cosa cambia per Swiss?

È un partner del Gruppo Lufthansa e, in particolare, di Swiss. Da tempo, sta attraversando una fase finanziaria piuttosto tesa. Una fase conclusasi, si fa per dire, con un'istanza di protezione ai sensi del Capitolo 11 della legge sui fallimenti degli Stati Uniti. Per Air Baltic, insomma, i cieli sono tutto fuorché tersi. Il presidente del consiglio di sorveglianza, Andrejs Martinovs, ha parlato di una scelta obbligata dopo aver «valutato attentamente le opzioni di ristrutturazione disponibili». L'obiettivo? Dare alla compagnia lettone «la migliore base possibile per continuare a operare e costruire una struttura finanziaria sostenibile». Grazie a questa mossa, leggiamo, Air Baltic potrà negoziare con con creditori, locatori di aeromobili, i cosiddetti lessor, e altri attori rimanendo comunque operativa. La domanda «che cosa cambierà per Swiss», dunque, al momento ha una sola risposta possibile: nulla, di fatto. Ma andiamo con ordine.
Gli indicatori
Air Baltic ha visto peggiorare, e non poco, gli indicatori di liquidità negli scorsi mesi. Ad aprile, il vettore ha avuto accesso a un prestito statale lettone da 30 milioni di euro. A pesare, evidentemente, la crisi in Medio Oriente e il conseguente aumento dei prezzi del cherosene. Per tacere dei guai ai motori Pratt & Whitney. Sulle prime, Air Baltic puntava su un finanziamento-ponte da 257 milioni di euro tramite fondi. Ma le condizioni, in un secondo momento, sono state giudicate insostenibili dal governo lettone, proprietario della compagnia con una quota dell'88%. Così il premier Andris Kulbergs: «Un prestito fino a 257 milioni di euro con un interesse annuo del 25% avrebbe potuto offrire una soluzione a breve termine, ma non avrebbe risolto i problemi legati ai vecchi debiti e agli obblighi di leasing». Dati alla mano, al 31 marzo 2026 Air Baltic aveva 472,3 milioni di euro di debiti finanziari e 883,8 milioni di euro di obblighi derivanti da leasing. Un disastro, insomma. Alla luce di queste difficoltà, la compagnia e i suoi advisor hanno concluso che il cosiddetto finanziamento debtor-in-possession legato tramite Capitolo 11 fosse l'opzione più percorribile. Questo finanziamento vale 350 milioni di euro ed è sostenuto da vari partner con un tasso del 12% circa. L'idea è che, sfruttando in parallelo la liquidità generata dalle operazioni di volo, Air Baltic possa cavarsela per l'intera durata della procedura. Quindi, fino a giugno 2027.
D'accordo, ma Swiss?
Riproponiamo la domanda: e Swiss? Air Baltic tocca direttamente il vettore elvetico e i suoi passeggeri. Tramite un accordo di wet lease, fornisce aeromobili – Airbus A220-300 – ed equipaggi per voli venduti con numero Swiss. La collaborazione va avanti da anni, precisamente dall'inverno del 2022 quando Swiss aveva concordato il wet lease di sei aeromobili per stabilizzare gli orari e alleviare la pressione sul personale di cabina. L'accordo è stato rinnovato ma è stato oggetto di non poche critiche e accuse, fra cui quella di dumping salariale. Swiss, per voce del suo direttore finanziario Dennis Weber, mesi fa ha ammesso che Air Baltic è una necessità sebbene la nostra compagnia di bandiera intenda, in futuro, ridurre la dipendenza dal partner: «Il nostro attuale fabbisogno elevato di wet lease dipende in primo luogo dal fatto che abbiamo un sottodimensionamento di aerei disponibili».
Il Gruppo Lufthansa, dal canto suo, ha messo nero su bianco questa necessità nel 2025, acquisendo il 10% del vettore per 14 milioni di euro. Un investimento, è stato detto, legato a doppio filo proprio ai servizi di wet lease garantiti da Air Baltic. Quanto alle accuse di dumping, le autorità zurighesi hanno stabilito che gli equipaggi Air Baltic operativi per Swiss non configurano un distacco transfrontaliero soggetto alle norme salariali locali. Tradotto: non è stato ravvisato alcun dumping. A dispetto di ciò che diceva l'imprenditore Klaus-Michael Kühne, venuto a mancare di recente e tra i più critici osservatori di Lufthansa e Swiss. A suo dire, era «ingannevole» la pratica di vendere come Swiss voli in realtà operati da un partner con standard differenti.
Flotta in calo
Il Capitolo 11, dicevamo, non equivale a una cessazione dell'attività. Al contrario, consente di mantenere vive le operazioni avviando al contempo una procedura di ristrutturazione sotto tutela giudiziaria. Air Baltic, per contro, ha indicato che fra i cambiamenti operativi più significativi ci sarà proprio il business del wet lease, che dovrà essere per forza di cose ridimensionato. La flotta di A220-300, che a fine 2025 contava 54 aeromobili, dovrebbe scendere a 36 entro la fine del 2026 secondo i piani già annunciati in agosto, per poi tornare gradualmente a crescere negli anni successivi. È chiaro, tuttavia, che la stabilità e la continuità degli orari di Swiss, vista la situazione, verranno messe a dura prova. Quantomeno sul breve periodo, tenendo appunto presente che già a febbraio 2025 l'amministratore delegato del vettore elvetico, Jens Fehlinger, aveva ammesso di preferire l'uscita da questi contratti.
Nei prossimi mesi, Air Baltic definirà con creditori, obbligazionisti, costruttori e società di leasing una nuova struttura finanziaria. L'esito di queste contrattazioni determinerà anche il peso che il vettore lettone avrà nelle operazioni di Swiss.
