Saccheggia negozi a 12 anni, la rabbia esplode sul web: «Dove ca*** sono i genitori?»

(Aggiornato) Un bambino di 12 anni, figlio di marocchini residenti nella periferia milanese, immortalato nei momenti più concitati della manifestazione che ha sconvolto il Capoluogo lombardo. Ovviamente non insieme alle migliaia di persone che chiedevano misure per contrastare il carovita - che ne può sapere lui della benzina a oltre 2 euro al litro o degli affitti alle stelle? - ma con quegli altri. Quei ragazzini arrivati in gran parte dalle province lombarde e dall’hinterland milanese per scatenare il caos. Il giovane è stato fotografato mentre, in prima fila, assalta un negozio. Poi ne esce con la refurtiva. E ancora, con il viso mezzo coperto, viene fermato da un testimone che, filmando i facinorosi, nota il bambino e constata stupefatto: «Sei alto un metro e 30».
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ne ha parlato ieri nel video in cui illustrava le misure del decreto-legge sicurezza, con le quali il Governo intende contrastare chi devasta le città: «C'è un dato che, dal mio punto di vista, dovrebbe far riflettere tutti: il più piccolo tra i ragazzi identificati a Milano avrebbe appena 11 anni (inizialmente si era parlato di un 11enne, poi i genitori del giovane, intervistati dal Tg1 della Rai, hanno corretto l'età, ndr). Fa male e fa paura e ci chiama tutti in causa. Noi non possiamo permettere che dei ragazzi crescano pensando che spaccare una vetrina sia un modo per farsi rispettare o che qualche visualizzazione sui social valga più del loro futuro. Non possiamo accettare che qualcuno per convenienza politica o magari per farsi pubblicità finisca per giustificarli. Noi conosciamo le difficoltà di tanti giovani, sappiamo cosa significa cercare un lavoro, avere uno stipendio insufficiente, non vedere prospettive per il futuro. Sono problemi sui quali lavoriamo dall'inizio del mandato. E continueremo a farlo e lo facciamo ogni giorno. Ma il disagio non può diventare mai un alibi per la violenza, in primo luogo perché la violenza amplifica il disagio e non può curarlo».
E i genitori?
Le immagini diffuse sui social hanno fatto indignare l'opinione pubblica: forse fanno più male dei danni ai negozi e degli attacchi agli agenti di polizia, perché raccontano il fallimento di una società intera. Il 12enne esce dal negozio di un noto marchio di abbigliamento in via Dante con addosso vestiti e cinture appena rubate. In altre foto compare accanto a un cestino dato alle fiamme, come fosse un rivoluzionario navigato. Il giovanissimo, scrive il Corriere della Sera, ha genitori originari del Marocco, e vive nel popoloso quartiere della Barona, nella zona sud-occidentale di Milano. I carabinieri lo hanno identificato a scuola, dove frequenta regolarmente la seconda media. È il più giovane manifestante identificato nel fine settimana di guerriglia nel capoluogo lombardo. Nonostante il nuovo decreto-legge, che ha esteso l’imputabilità ai minorenni, lui non è comunque processabile, in quanto minore di 14 anni. Nei suoi confronti, scrive ancora il Corsera, potrebbe comunque essere emessa una segnalazione alla procura dei minori e ai servizi sociali.
Gli insegnanti, interpellati da Repubblica, lo descrivono come un ragazzino «con fragilità importanti, su cui abbiamo investito tutte le nostre forze. Non può stare in classe, dato il suo carattere». Per lui è stato avviato «un progetto “one to one”, con i docenti che gli fanno lezione in un’altra aula». Il giovane è stato descritto come «irrequieto, borderline, insofferente alle regole». Nel quartiere della Barona lo conoscono bene: è «uno che picchia», «un provocatore». Uno che «ti guarda con sguardo di sfida». Proprio come in quelle immagini che hanno ottenuto milioni di visualizzazioni, suscitando l'indignazione praticamente unanime degli italiani. Quasi un leitmotiv la domanda degli utenti: «Dove ca*** sono i suoi genitori?». Qualche informazione emerge da una testimonianza raccolta sempre da Repubblica: «Dicono che il padre sia spacciatore. La madre non parla italiano e sta sempre in casa». Il ragazzino è «abbandonato a se stesso, pur avendo una famiglia». E la casa in cui vivono, racconta un vicino, è «fatiscente», perché il Comune «non ha ancora messo una lira».
Questo è «il fallimento delle famiglie e di una società che ha perso il controllo sui propri figli più piccoli. Chi ha responsabilità educativa e legale su questi minori deve risponderne», ha scritto qualcuno. La scena del giovane in mezzo alla guerriglia urbana è stata descritta da più parti come «sconvolgente».
I minorenni arrestati
In una nota congiunta della presidente del Tribunale per i minorenni Paola Ortolan e del procuratore per i minori Luca Villa, viene specificato che i minorenni arrestati per i disordini dello scorso fine settimana sono 35, con le accuse, a vario titolo, di devastazione e saccheggio, ma anche lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Lo riporta Quotidiano Nazionale, spiegando che la maggioranza dei giovani finiti in manette ha 15 e 16 anni. Ben 31 dei 35 ragazzi finiti in manette «non ha alcun precedente penale». Venticinque sono nati in Italia e 17 hanno un cognome italiano. La maggioranza vive a Milano (10) o nell'hinterland (13), solo due risultano con una residenza fuori dalla Lombardia. Per 5 minori la Procura ha chiesto il carcere, per 19 la permanenza in casa e per altri 10 il collocamento in comunità.
«Giovani portatori di un disagio»
Per il Tribunale per i minorenni di Milano, i ragazzi finiti in manette per gli scontri a Milano, sono «portatori di un disagio, che, lungi dal giustificare le loro condotte, che hanno infatti assunto rilevanza penale, merita una riflessione del mondo adulto e soprattutto una risposta in termini educativi, oltre che in termini punitivi, che li possa sostenere nella ripresa del percorso evolutivo in maniera diversa e più responsabile». E che li «porti in futuro a fare scelte di distinzione in termini di legalità, di rispetto degli altri e dei beni della collettività». I giudici, in una delle ordinanze emesse dopo le convalide degli arresti, hanno parlato di una «triste vicenda che ha visto la città ferita da condotte per lo più poste in essere da giovanissimi». Il Tribunale si è infine augurato che «il primo arresto degli indagati possa aver sortito un forte ammonimento per la ripresa del percorso evolutivo e per il distacco da condotte devianti».
