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Trump annuncia un «cessate il fuoco di 10 giorni» tra Israele e Libano

Netanyahu conferma la tregua, ma precisa che l'esercito israeliano rimarrà in una zona «rafforzata» nel sud del Libano: «Israele ha due richieste fondamentali: il disarmo di Hezbollah e un accordo per una pace duratura tra i due Stati» — TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Trump annuncia un «cessate il fuoco di 10 giorni» tra Israele e Libano




Red. Online
16.04.2026 06:18
22:08
22:08
Trump assicura che l'Iran consegnerà l'uranio arricchito

Donald Trump ha assicurato oggi che l'Iran ha accettato di consegnare il proprio uranio arricchito, una delle sue condizioni per un accordo con Teheran.

«Hanno accettato di restituirci la polvere nucleare», ha dichiarato il presidente americano ai giornalisti alla Casa Bianca, utilizzando il termine che impiega per designare le scorte di uranio arricchito, aggiungendo: «Ci sono ottime possibilità che riusciamo a raggiungere un accordo».

La Repubblica islamica non ha per il momento confermato questa informazione, mentre sono ancora in corso trattative, sotto l'egida del Pakistan, per organizzare un secondo round di negoziati. La prima tornata di trattative per porre fine alla guerra in modo duraturo si è conclusa lo scorso fine settimana a Islamabad con un nulla di fatto.

L'influente capo dell'esercito pakistano Asim Munir si è recato oggi in Iran per incontrare il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, considerato il principale interlocutore da parte di Teheran.

Mentre il conflitto ha causato migliaia di morti, soprattutto in Iran e in Libano, e sta scuotendo l'economia mondiale, il mondo spera almeno in una proroga di altre due settimane del cessate il fuoco, in vigore dall'8 aprile.

Per il momento, l'Iran continua a bloccare lo stretto di Ormuz, e da lunedì Washington impone un blocco delle navi in provenienza o a destinazione dei porti iraniani. «Se l'Iran farà la scelta sbagliata, allora ci sarà un blocco e le bombe cadranno sulle sue infrastrutture elettriche ed energetiche», ha minacciato il capo del Pentagono, Pete Hegseth.

«Nessuna data»

Da parte sua, l'Iran ha minacciato di bloccare anche il Mar Rosso, pur ribadendo la sua volontà di negoziare. L'ambasciatore iraniano all'ONU ha dichiarato che Teheran è «cautamente ottimista» riguardo ai negoziati volti a porre fine alle ostilità con gli Stati Uniti, esprimendo al contempo la speranza di un «risultato significativo».

Israele ha da parte sua nuovamente minacciato l'Iran di attacchi «ancora più dolorosi» se si fosse rifiutato di piegarsi alle richieste degli Stati Uniti, in particolare in materia di armamento nucleare.

In ogni caso, per il momento non è stata fissata «alcuna data» per un secondo round di colloqui, ha dichiarato alla stampa il portavoce del Ministero degli Affari Esteri pakistano.

Intanto a Washington, la Camera dei Rappresentanti ha nuovamente respinto un'iniziativa dei deputati democratici che volevano limitare i poteri di Donald Trump nella guerra contro l'Iran e costringerlo a ottenere l'approvazione del Congresso per proseguire le ostilità.

20:57
20:57
Netanyahu: durante la tregua, l'esercito israeliano rimarrà in una zona «rafforzata» nel sud del Libano

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha confermato il cessate il fuoco di dieci giorni nel conflitto con la milizia libanese Hezbollah. Il premier precisa che durante la tregua, l'esercito israeliano rimarrà in una zona cuscinetto nel sud del Libano.

Netanyahu descrive la tregua come un'occasione per avviare colloqui su un accordo di pace duraturo con il Libano e al tempo stesso insiste sul disarmo di Hezbollah.

«Ho acconsentito a una tregua temporanea di dieci giorni», ha dichiarato Netanyahu in un videomessaggio. L'obiettivo è quello di dare una possibilità ai colloqui su un accordo di pace con il Libano, iniziati con un incontro tra gli inviati dei due paesi a Washington. Israele ha due richieste fondamentali: il disarmo di Hezbollah e un accordo per una pace duratura tra i due Stati.

Durante la tregua, l'esercito israeliano rimarrà in una «zona di sicurezza rafforzata» nel sud del Libano. Questa si estende dal Mediterraneo al confine siriano ed è larga circa dieci chilometri. Servirà a proteggere le località nel nord di Israele dagli attacchi di Hezbollah, ha detto Netanyahu.

«Abbiamo l'opportunità di concludere un accordo di pace storico con il Libano», ha affermato il premier israeliano, precisando che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha invitato sia lui che il presidente libanese Joseph Aoun per cercare di portare avanti un simile accordo.

20:30
20:30
La Svizzera accoglie con favore il cessate il fuoco tra Israele e Libano

In un post su X il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) dichiara di aver accolto positivamente l'annuncio odierno del cessate il fuoco tra Israele e Libano, mediato dagli Stati Uniti.

Il Dipartimento di Cassis invita le parti a «rispettare pienamente» la tregua e a «sfruttare questa opportunità per avanzare verso una soluzione politica sostenibile, nel pieno rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale del Libano».

Era stato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ad annunciare il cessate un fuoco della durata di dieci giorni a partire dalle 21 di stasera (ora svizzera), con un messaggio sulla piattaforma Truth.

19:41
19:41
Raid israeliano nel sud del Libano, sette morti e 33 feriti

Un attacco israeliano nel sud del Libano ha fatto sette morti e 33 feriti. Lo annuncia il ministero della salute libanese.

19:36
19:36
«Hezbollah rispetterà la tregua se Israele cessa le ostilità»

L'Hezbollah libanese rispetterà il cessate il fuoco che entrerà in vigore alle 21:00 (ora Svizzera), a condizione che Israele cessi completamente le ostilità, compresi gli omicidi mirati contro i suoi membri, ha affermato giovedì all'AFP un deputato della formazione filo-iraniana.

«Rispetteremo il cessate il fuoco con prudenza (...) a condizione che si tratti di una cessazione totale delle ostilità contro di noi e che Israele non lo sfrutti per compiere omicidi», ha dichiarato il deputato di Hezbollah Ibrahim Moussaoui.

Dopo il cessate il fuoco che aveva posto fine alla precedente guerra tra le due parti, nel novembre 2024, Israele aveva in effetti continuato a colpire con attacchi mirati i membri e le infrastrutture del movimento libanese.

18:11
18:11
L'allarme dell'IEA: «Rischio carenza cherosene in Europa nelle prossime settimane»

Diverse regioni europee potrebbero affrontare una carenza di cherosene nelle prossime sei settimane: l'allarme giunge oggi dall'Agenzia Internazionale dell'energia (IEA), che sottolinea come finora il 75% delle importazioni nette in Europa del carburante in questione provenisse dal Medio Oriente.

La possibile scarsità dipenderà dalla capacità dei paesi europei di compensare con forniture alternative le perdite di approvvigionamento dovute alla crisi nella regione mediorientale, afferma l'organizzazione con sede a Parigi.

Come si ricorderà l'IEA è stata fondata nel 1974 dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) in seguito allo shock petrolifero dell'anno precedente.

18:10
18:10
Trump: «Israele e Libano d'accordo per un cessate il fuoco di 10 giorni»

A più di sei settimane dall'inizio dell'ultima escalation tra Israele e la milizia filo-iraniana Hezbollah in Libano, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato un cessate il fuoco di 10 giorni. «Ho appena avuto ottimi colloqui con lo stimatissimo presidente del Libano Joseph Aoun e con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu».

«Questi due leader hanno concordato che, per raggiungere la PACE tra i loro due paesi, daranno formalmente inizio a un cessate il fuoco di dieci giorni a partire dalle 17:00», ora di Washington (le 21:00 in Svizzera), ha scritto il presidente americano sulla sua piattaforma Truth Social. Il presidente degli Stati Uniti ha aggiunto che inviterà Netanyahu e il presidente libanese alla Casa Bianca.

Hezbollah non ha rilasciato per il momento alcuna dichiarazione. Il governo libanese non è una parte attiva nel conflitto e sta cercando di allentare la tensione.

Trump ha inoltre scritto di aver incaricato il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato americano Marco Rubio e il capo di Stato Maggiore Dan Caine di lavorare insieme al Libano e a Israele per raggiungere una pace duratura.

Prima svolta dopo nuova escalation

Dall'inizio della guerra di Israele e Usa contro l'Iran alla fine di febbraio, anche Hezbollah, sostenuto dall'Iran, e l'esercito israeliano sono coinvolti in un nuovo grave scontro. In risposta all'uccisione della Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, dall'inizio di marzo Hezbollah ha ripreso a lanciare razzi verso Israele.

L'aviazione israeliana ha reagito con massicci attacchi aerei. Ciò ha provocato violenti scontri nel sud e attacchi nell'est, come pure nella capitale Beirut e nei suoi sobborghi. L'esercito israeliano è inoltre avanzato ulteriormente verso il sud del paese confinante con un'offensiva terrestre e ha ingaggiato scontri terrestri con Hezbollah nella zona di confine.

Circa 2.200 morti in Libano

Secondo il ministero della salute libanese, nei recenti scontri sono state uccise quasi 2'200 persone. Tra queste, numerose donne e bambini. L'esercito israeliano ha parlato di oltre 1'700 affiliati di Hezbollah uccisi dall'inizio di marzo. Il numero esatto dei civili uccisi non è chiaro.

Secondo i dati del governo libanese, a causa del recente conflitto più di un milione di persone sono state sfollate. Nelle zone colpite si registra in parte una distruzione su vasta scala.

Da tempo Hezbollah opera in Libano come una sorta di Stato nello Stato. È uno dei principali alleati del cosiddetto «Asse della Resistenza» dell’Iran, anche se, fino alla recente escalation, gli osservatori ritenevano che le capacità della milizia fossero notevolmente indebolite.

Niente pace nonostante la precedente tregua

Israele e Hezbollah avevano già combattuto una guerra aperta nel 2024. Nonostante una tregua nel novembre 2024, la situazione è rimasta tesa. Entrambe le parti si sono continuamente accusate di violazioni. E nonostante la tregua, l'esercito israeliano ha continuato ad attaccare il Libano quasi quotidianamente.

La nuova svolta fa seguito a colloqui diretti a Washington, durante i quali gli ambasciatori dei paesi nemici si sono incontrati per la prima volta da decenni per negoziati politici diretti. Già in precedenza, secondo quanto riferito dagli Stati Uniti, si era detto che i colloqui avrebbero potuto portare a un «accordo di pace globale».

17:38
17:38
Il presidente libanese ha parlato al telefono con Donald Trump

Il presidente libanese Joseph Aoun ha avuto un colloquio telefonico con il omologo americano Donald Trump e lo ha ringraziato per i suoi sforzi in vista di un cessate il fuoco con Israele. Lo ha annunciato la presidenza libanese. Il capo dello Stato ha espresso «l'auspicio che il presidente Trump prosegua i propri sforzi per giungere al più presto a un cessate il fuoco con Israele», ha aggiunto la presidenza in un comunicato.

Aoun ha invece respinto la richiesta statunitense di stabilire un «contatto diretto» con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, come aveva precedentemente riferito all'AFP una fonte ufficiale libanese. La telefonata è arrivata dopo che Trump ha reso noto che oggi Israele e Libano si sarebbero incontrati oggi per colloqui ad alto livello, sottolineando inoltre che i «leader» dei due paesi confinanti non si parlavano da molto tempo, sicuramente da 34 anni, ha scritto ieri sera il tycoon su Truth.

16:25
16:25
La capa della Chiesa anglicana a sostegno di papa Leone XIV

L'arcivescovo di Canterbury, Sarah Mullally, a capo della Chiesa anglicana, ha salutato oggi «il coraggioso appello» di papa Leone XIV, bersaglio negli ultimi giorni degli attacchi di Donald Trump.

«Mi schiero al fianco del mio fratello in Cristo, Sua Santità Papa Leone XIV, nel suo coraggioso appello a un regno di pace», tanto più importante «in questi tempi segnati dall'odio, dalla divisione e dalla violenza», ha dichiarato in un comunicato Sarah Mullally, che incontrerà il Papa a Roma questo mese.

La guida della Chiesa anglicana, insediata ufficialmente il mese scorso durante una cerimonia nella Cattedrale di Canterbury (nel sud-est dell'Inghilterra), si recherà a Roma dal 25 al 28 aprile, dove incontrerà il Papa.

«Esorto quindi gli anglicani della Chiesa d'Inghilterra e della Comunione anglicana a unirsi a Sua Santità per far sentire la nostra voce a favore della pace e della giustizia in tutto il mondo», ha insistito Mullally.

Questa dichiarazione arriva mentre il pontefice americano è stato bersaglio negli ultimi giorni di violente invettive da parte del presidente americano Donald Trump, che lo ha giudicato «debole» e «incapace in politica estera». Invettiva arrivata dopo che il papa aveva pronunciato un discorso contro la guerra.

«Basta con l'idolatria dell'io e del denaro! Basta con le dimostrazioni di forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita», aveva dichiarato sabato scorso il Pontefice durante una veglia di preghiera per la pace nella Basilica di San Pietro a Roma.

«Non ho paura, né dell»amministrazione Trump, né di esprimermi a voce alta e chiara sul messaggio del Vangelo«, ha aggiunto lunedì papa Leone, lasciando il Vaticano per un viaggio di diversi giorni in Africa.

La religione anglicana, che conta circa 85 milioni di fedeli in 165 paesi, è nata in Inghilterra nel XVI secolo da una scissione con la Chiesa cattolica a causa di un disaccordo tra il re Enrico VIII e il papa. Si pone a metà strada tra il cattolicesimo e il protestantesimo.

15:37
15:37
«Abbiamo assunto il controllo di tutte le basi militari americane in Siria»

La Siria ha dichiarato di aver assunto il controllo di tutte le basi militari americane sul proprio territorio, in seguito al ritiro delle forze della coalizione internazionale anti-jihadista guidata dagli Stati Uniti.

In un comunicato, il ministero degli affari esteri siriano ha dichiarato di «accogliere con favore la consegna completa al governo siriano delle basi militari in cui erano precedentemente presenti le forze statunitensi in Siria». Il trasferimento, aggiunge il ministero, è avvenuto «in piena coordinazione tra i governi siriano e statunitense».

In precedenza il ministero della difesa siriano, citato dall'agenzia di stampa ufficiale Sana, aveva reso noto di aver preso il controllo di una base militare nella provincia di Hassaké, roccaforte curda nel nord-est del paese.

Le forze dell'esercito siriano «hanno preso il controllo della base aerea di Qasrak (...) dopo il ritiro delle forze della coalizione internazionale», iniziato alla fine di febbraio, indica in un comunicato il ministero della difesa.

Un corrispondente dell'AFP di stanza nei pressi della città di Qamishli, nel nord-est del Paese, ha avvistato un convoglio di veicoli militari statunitensi diretto verso il confine iracheno.

Qasrak, considerata una base strategica statunitense nel nord-est della Siria, è servita negli ultimi mesi da centro logistico per i convogli e il materiale militare destinati al Paese confinante.

Le truppe americane avevano iniziato il ritiro dalla base di Qasrak alla fine di febbraio. Si erano allora date un mese di tempo per lasciare completamente la Siria, una svolta dopo anni di presenza nel Paese dove guidavano la lotta contro i jihadisti, avevano indicato tre fonti all'AFP.

L'annuncio della partenza delle forze statunitensi era arrivato mentre gli Stati Uniti stavano concentrando le loro capacità militari intorno all'Iran, prima della guerra iniziata il 28 febbraio assieme a Israele.

Il ritiro avviene mentre il governo centrale islamista di Damasco, sostenuto da Washington, lo scorso anno ha aderito alla coalizione contro il gruppo Stato Islamico (Isis) e sta rafforzando la sua presa su tutto il territorio. Le autorità hanno conquistato vaste regioni che erano controllate dai curdi.

Gli Stati Uniti mantenevano un migliaio di militari nelle basi siriane situate in zone sfuggenti al controllo di Bashar al-Assad, rovesciato nel dicembre 2024 dalla coalizione di Ahmed al-Sharaa (al-Jolani), diventato presidente. Li utilizzavano per condurre attacchi aerei contro l'Isis.

La coalizione anti-jihadista era stata costituita dopo che, nel 2014, l'Isis aveva conquistato vasti territori approfittando della guerra civile. Il gruppo jihadista è stato sconfitto nel 2019 in Siria, dove le forze curde hanno combattuto in prima linea, due anni dopo la sua sconfitta in Iraq. Mantiene tuttavia ancora cellule dormienti nelle zone desertiche.

13:37
13:37
Iran: «Il capo dell'esercito pakistano ha incontrato oggi il presidente del parlamento iraniano»

L'influente capo dell'esercito pakistano, Asim Munir, ha incontrato oggi il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, riportani i media statali iraniani, nell'ambito delle trattative in corso per una possibile ripresa dei colloqui tra Iran e USA.

Il luogo esatto dell'incontro non è stato specificato dalla televisione di Stato, ma l'agenzia Mizan ha pubblicato su X alcune foto dei due uomini.

La delegazione pakistana era arrivata in Iran ieri, poco prima che Washington evocasse la possibilità di una seconda sessione di negoziati con l'Iran.

12:07
12:07
Libano, «Israele distrugge un ponte strategico»

L'agenzia di stampa ufficiale libanese ANI ha riferito che Israele ha sferrato oggi due attacchi nel sud del paese contro un ponte strategico, che è stato distrutto.

«L'aviazione nemica ha sferrato due attacchi consecutivi contro il ponte di Qasmiyeh, l'ultimo ponte tra la regione di Tiro e quella di Saida, distruggendolo completamente», ha riferito l'ANI.

Stamani l'esercito israeliano aveva nuovamente invitato i civili a evacuare l'intera zona del sud del Libano fino al fiume Zahrani, a circa 40 km a nord del confine.

L'ANI riporta inoltre che una persona è rimasta uccisa in un attacco israeliano che ha colpito oggi un'auto sulla strada principale che collega Beirut a Damasco, lontana dal confine con Israele. L'attacco è avvenuto nei pressi di Dahr el-Baidar, sulle montagne a est della capitale.

10:33
10:33
EasyJet, la guerra in Medio Oriente allarga la perdita semestrale

La compagnia aerea britannica EasyJet ha avvertito oggi che la sua perdita nel primo semestre, periodo tradizionalmente negativo per il vettore, si aggraverà quest'anno a causa soprattutto delle conseguenze del conflitto in Medio Oriente, in particolare sui prezzi del petrolio.

In vista della pubblicazione dei risultati il mese prossimo, il gruppo ha indicato di prevedere una perdita ante imposte tra 540 e 560 milioni di sterline (572-584 milioni di franchi), contro i 394 milioni dello stesso periodo dell'anno precedente.

Il CEO Kenton Jarvis ha affermato che la domanda resta sostenuta, ma i risultati finanziari sono peggiorati, penalizzati dal conflitto e dalla concorrenza su alcuni mercati. Nel solo mese di marzo i costi del carburante hanno subito un rincaro di circa 25 milioni di sterline a causa della guerra. Il conflitto ha anche ridotto la visibilità sulle prenotazioni, con i clienti che scelgono più tardi il loro volo. Malgrado ciò EasyJet ha registrato la migliore performance della sua storia nel periodo di Pasqua e Jarvis si dice fiducioso per l'avvio dell'estate.

Il gruppo pubblicherà i risultati semestrali completi il 21 maggio. Nel frattempo stamani il titolo della società alla borsa di Londra era in calo di circa il 2%.

07:46
07:46
Iran, il premio Nobel Narges Mohammadi in condizioni critiche

La vincitrice del Premio Nobel per la pace iraniana Narges Mohammadi, attualmente in carcere, versa in condizioni di salute critiche. Lo ha affermato suo fratello Hamid-Reza Mohammadi su X.

Stando a quest'ultimo, sua sorella è fortemente indebolita a seguito di un infarto occorso alla fine di marzo e ha perso molto peso. La famiglia è molto preoccupata.

Già in precedenza era stata segnalata una mancanza di assistenza medica, come la richiesta di cure cardiologiche urgenti.

Mohammadi, che nel 2023 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace - che non aveva potuto ritirare personalmente - per il suo impegno contro l'oppressione delle donne e contro la pena di morte in Iran, è detenuta nel carcere centrale della città di Sanjan.

All'inizio di febbraio, secondo il suo avvocato, è stata nuovamente condannata a sei anni di reclusione, oltre a un divieto di espatrio di due anni. Il reato contestatole, ha aggiunto, è di «associazione e collusione per commettere e reati», una sorta di accusa di cospirazione.

07:21
07:21
Libano-Israele: Trump annuncia per oggi un incontro tra «leader»

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha reso noto che Israele e Libano si incontreranno oggi per colloqui ad alto livello. I «leader» dei due paesi confinanti non si parlavano da molto tempo, sicuramente da 34 anni, ha scritto ieri sera (ora locale) su Truth.

«Domani (giovedì) succederà. Ottimo!» Dal suo post non emerge chi Trump intenda esattamente con i leader dei due paesi. Si tratta di cercare di «creare un po' di spazio per respirare tra Israele e il Libano», ha scritto.

Un fonte ufficiale libanese ha tuttavia dichiarato all'AFP che «non siamo a conoscenza di un contatto previsto con la parte israeliana e non ne siamo stati informati attraverso i canali ufficiali».

La ministra israeliana per l'innovazione, la scienza e la tecnologia Gila Gamliel ha invece dichiarato all'emittente dell'esercito che il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha in programma oggi una telefonata con il presidente libanese Joseph Aoun. Si tratterebbe del primo colloquio noto tra i due leader.

«Il primo ministro parlerà per la prima volta con il presidente del Libano dopo tanti anni di totale interruzione del dialogo tra i due paesi, e c'è da sperare che questo passo porti finalmente alla prosperità e alla piena realizzazione del Libano come Stato», ha dichiarato Gamliel senza specificare esattamente quando e in che modo i due leader si incontreranno.

Da parte sua Aoun ha sottolineato oggi l'importanza di un cessate il fuoco con Israele prima di avviare negoziati diretti con il paese nemico, la cui tenuta non ha confermato. «Il cessate il fuoco richiesto dal Libano con Israele è il naturale punto di partenza per negoziati diretti tra i due paesi», ha affermato il presidente in un comunicato.

Ieri sera a Washington, per la prima volta da decenni, i rappresentanti di entrambi gli Stati si sono incontrati per colloqui diretti a livello politico. Sono in corso negoziati con il Libano, ha affermato il capo del governo israeliano Benyamin Netanyahu secondo quanto comunicato dal suo ufficio ieri sera. Il primo ministro ha spiegato che gli obiettivi principali sono due: il disarmo della milizia di Hezbollah, sostenuta dall'Iran, «e, in secondo luogo, una pace duratura.»

Il governo libanese, che non è parte in causa nella guerra in corso tra Israele e Hezbollah, vuole ottenere un cessate il fuoco e il ritiro dei soldati israeliani dal sud del Libano.

Secondo quanto riportato dai media, ieri sera il gabinetto di sicurezza israeliano ha discusso di un cessate il fuoco, ma la riunione si è conclusa senza alcuna decisione, ha scritto il giornalista di Axios Barak Ravid sulla piattaforma X.

06:24
06:24
Il punto alle 6:30

La guerra con l'Iran è «quasi finita» e un accordo entro la fine del mese è «possibile»: parola del presidente statunitense Donald Trump che, pur mostrando ancora una volta ottimismo sull'esito dei negoziati con Teheran in vista della scadenza della tregua il prossimo 21 aprile, non sembra voler mollare la presa, come ribadito ieri.

Sempre mercoledì la riunione del gabinetto di sicurezza israeliano si è conclusa senza prendere una decisione su un cessate il fuoco in Libano, come scritto da Barak Ravid di Axios citando due funzionari israeliani.

Sul tema si è espresso anche Mohammad Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano e una delle figure più influenti del paese, che su X ha affermato che gli Stati Uniti devono «impegnarsi» per un cessate il fuoco in Libano, dove Israele prende di mira Hezbollah, gruppo appoggiato dall'Iran. «Il completamento e il consolidamento di un cessate il fuoco globale in Libano saranno il risultato della fermezza e della lotta del rispettato Hezbollah e del suo eroismo», ha affermato Ghalibaf. «La resistenza e l'Iran sono una cosa sola, sia in tempo di guerra che in tempo di cessate il fuoco», ha chiarito affermando che «l'America deve prendere le distanze dal primo errore di Israele.»

Ieri, infine, lo sceicco Tamim bin Hamad al-Thani, emiro del Qatar, ha parlato al telefono con Donald Trump in merito alla «rapida escalation delle tensioni nella regione» e ha chiesto una de-escalation. I due leader hanno discusso di sicurezza marittima internazionale e della stabilità dei mercati energetici e delle catene di approvvigionamento globali, nel contesto dei blocchi contrapposti dello stretto di Hormuz, un'area di fondamentale importanza. «Sua Altezza ha inoltre sottolineato l'importanza di intensificare gli sforzi internazionali per evitare un'ulteriore escalation nella regione», si legge nella dichiarazione del Qatar. L'emiro ha inoltre sottolineato la necessità di ricorrere a mezzi diplomatici per preservare la sicurezza e la stabilità regionali e globali.