L'approfondimento

Trump lascia a terra l'Air Force One del Qatar: è caccia alla talpa del New York Times

Il presidente snobba il Boeing 747 donato dall'Emirato dopo il vertice NATO: «Non è abbastanza sicuro» – I giornalisti convocati davanti a un Gran Giurì: è scontro sulla libertà di stampa
©Osmancan Gürdoğan
Marcello Pelizzari
13.07.2026 18:30

«L'aereo più lussuoso del mondo». E poi: «Una Casa Bianca volante». Donald Trump, nelle scorse settimane, non ha risparmiato elogi al velivolo presidenziale donatogli dal Qatar. Parliamo del VC-25B, un Boeing 747-8 «ponte» arrivato per gentile concessione dell'Emirato nell'attesa che i due 747-8 acquistati durante il primo mandato entrino, finalmente, in funzione. Il nuovo Air Force One è stato riadattato in tempi record, soprattutto se il metro di paragone sono i due velivoli ordinati anni e anni fa: appena dieci mesi. Possibile?

La risposta alla domanda, seppur indiretta, è arrivata dopo il vertice NATO in Turchia, quando Trump ha lasciato a terra il 747 qatariota per volare, di nuovo, su uno dei due vecchi Boeing 747-200, in servizio dal 1990. La scelta ha prestato il fianco a tante, troppe speculazioni. E, soprattutto, a una serie di articoli del New York Times che lo stesso presidente non ha gradito (eufemismo). La vicenda, al di là degli appassionati di aviazione, tocca anche questioni come la libertà di stampa e la protezione delle fonti giornalistiche. E questo perché i giornalisti del New York Times, mercoledì, sono stati convocati davanti a un Gran Giurì. La motivazione del Dipartimento di Giustizia? Il fatto che siano state divulgate informazioni classificate. 

A bordo, ma in un secondo momento

Ma andiamo con ordine. E riavvolgiamo il nastro. Per il volo d'andata verso il vertice NATO, ad Ankara, Trump ha utilizzato il suo nuovo gioiello. Un vero e proprio battesimo, condito da un'esternazione, verrebbe da dire, invecchiata male: «È un aereo davvero straordinario». Dopo il vertice, mercoledì scorso, il presidente USA ha tuttavia usato un vecchio Boeing 747, lasciando che l'Air Force One qatariota volasse senza di lui verso la base aerea britannica di Mildenhall. Da dove Trump è poi risalito a bordo.

A precisa domanda, ovvero perché avesse cambiato aereo, Trump sulle prime ha tagliato corto, evocando possibili progetti di assassinio dell'Iran nei suoi confronti: «Sono il numero uno sulla lista delle persone da eliminare». Nei giorni successivi, per contro, il New York Times ha spiegato che il velivolo fornito dal Qatar non sarebbe dotato degli stessi sistemi di sicurezza dei precedenti Air Force One. A mancare, in particolare, sarebbero equipaggiamenti di difesa contro gli attacchi, come i missili difensivi.

Chi ha parlato?

Non finisce qui. Il New York Times e altri media hanno riferito che, a suggerire il cambio, sarebbe stato il Secret Service, l'Agenzia governativa incaricata della sicurezza del presidente. Un suggerimento logico, considerando le tensioni con l'Iran, Paese confinante con la Turchia. La fuga di notizie, in ogni caso, non è piaciuta alla Casa Bianca. Di qui, sempre secondo il New York Times, la decisione di conferire al direttore dell'FBI Kash Patel un incarico speciale: indagare sulle rivelazioni a mezzo stampa o, meglio, sulla loro origine, al grido «chi ha parlato?». 

La convocazione di alcuni giornalisti da parte della Giustizia americana, in queste ore, sta facendo discutere. E non poco. L'avvocato del New York Times, al riguardo, ha sentenziato: «Bisogna interpretare questo atto sfacciato come un tentativo di impedire al pubblico di sapere ciò che accade in questo Paese, intimidendo i giornalisti affinché non facciano il loro lavoro». Il Governo americano, va detto, non è nuovo a simili azioni. Chi volesse, può recuperare il film The Post, incentrato sulla vicenda della pubblicazione dei Pentagon Papers, documenti top secret del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d'America, prima sul New York Times e poi sul Washington Post, nel 1971.

Le reazioni

La domanda, di fondo, è una: i giornalisti, in un caso simile, sono tenuti a rivelare le proprie fonti? La risposta, secondo Trump, è fin troppo scontata, mentre il National Press Club, l'Associazione dei giornalisti di Washington, ha parlato di un «attacco alla libertà di stampa» e di una violazione della Costituzione, che garantisce la libertà di stampa. Il Reporters Committee for Freedom of the Press, tramite il suo presidente, Stephen J. Adler, ha ribadito: «Se il diritto del pubblico all'informazione viene compromesso, come il governo Trump sta tentando di fare con le sue convocazioni rivolte al New York Times, subiamo tutti un danno irreparabile, così come la libertà su cui questa nazione è stata costruita».

Accusa di corruzione

L'aereo donato agli Stati Uniti dal Qatar, del valore di 400 milioni di dollari, è oggetto di dibattito e critiche negli Stati Uniti da quando il regalo è diventato di dominio pubblico, nel maggio del 2025. Sin dal principio, infatti, sono state espresse preoccupazioni legate alla sicurezza, oltre a dubbi sulla reale capacità dei tecnici di riadattare l'aereo alle esigenze di un presidente USA. L'opposizione ha poi accusato Trump di corruzione, riaffermando il principio secondo cui non si possono accettare regali così costosi. Quanto alle rivelazioni del New York Times, venerdì il direttore della comunicazione dell'amministrazione Trump, Steven Cheung, ha assicurato all'agenzia di stampa AFP che l'Air Force One donato è «un aereo ultramoderno e dotato di procedure di sicurezza del più alto livello, tali da garantire la protezione del presidente e dei suoi collaboratori».