Medio Oriente

Trump minaccia l'Iran, mentre Israele avverte: «Teheran può colpire le città europee»

Segnali di escalation in Medio Oriente: il presidente USA lancia l'ultimatum per la riapertura dello Stretto di Hormuz, ma il regime di Teheran non sembra intimorito e contrattacca
©Luis M. Alvarez
Michele Montanari
22.03.2026 09:11

Lasciato solo dai «codardi» europei nel gestire il blocco dello Stretto di Hormuz, il presidente USA Donald Trump minaccia di passare alle maniere forti e lancia un ultimatum all’Iran: avete 48 ore di tempo per riaprire la rotta commerciale, poi colpiremo le vostre infrastrutture energetiche. Il monito del capo della Casa Bianca arriva mentre Teheran scatena il suo attacco più potente su Israele, lanciando due missili contro le città meridionali di Dimona e Arad.

Nelle scorse ore il tycoon aveva dichiarato che gli USA avrebbero valutato la possibilità di «ridurre gradualmente» le operazioni militari dopo tre settimane di guerra. Ma poco più tardi è tornato alla carica, affermando su Truth Social che gli Stati Uniti avrebbero «colpito e distrutto» le centrali elettriche iraniane, «iniziando dalla più grande», se Teheran non avesse riaperto completamente lo stretto entro 48 ore, ovvero entro le 23:44 GMT di lunedì.

Tutti i segnali di una escalation

Al momento, tuttavia, il regime di Teheran non sembra per nulla intimorito: «Se le infrastrutture petrolifere ed energetiche dell'Iran saranno attaccate dal nemico tutte le infrastrutture energetiche, informatiche e di desalinizzazione dell'acqua appartenenti agli USA e al regime (Israele, ndr) nella regione saranno prese di mira», ha riferito all'agenzia di stampa Fars il portavoce del comando operativo dell'esercito iraniano, Khatam al-Anbiya.

Il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ha dichiarato che Teheran impone restrizioni solo alle navi provenienti da Paesi coinvolti negli attacchi contro l'Iran, sottolineando che avrebbe invece offerto assistenza a chi si terrà alla larga dal conflitto. Concetto ribadito dal rappresentante iraniano presso l'agenzia delle Nazioni Unite, Ali Mousavi, il quale ha affermato che lo Stretto di Hormuz rimane aperto a tutte le navi, ad eccezione di quelle legate ai «nemici dell'Iran». E ha aggiunto che il passaggio attraverso il canale è possibile grazie al coordinamento delle misure di sicurezza con Teheran, stando all'agenzia di stampa non ufficiale Mehr citata da Al Jazeera.

La scorsa settimana i prezzi dell'energia sono schizzati alle stelle dopo che l'Iran, rispondendo all'attacco israeliano contro il suo principale giacimento di gas, quello di South Pars, ha bombardato la città industriale di Ras Laffan in Qatar, dove viene lavorato circa un quinto del gas naturale liquefatto mondiale. Teheran, nelle scorse ore, ha inoltre utilizzato missili balistici a lunga gittata (4 mila km) contro la base militare anglo-americana di Diego Garcia, nell'Oceano Indiano. Secondo i funzionari israeliani, le forze iraniane sarebbero in grado di colpire pure l'Europa: «Questi missili non sono destinati a colpire Israele. La loro gittata raggiunge le capitali europee: Berlino, Parigi e Roma sono tutte a portata di tiro diretta», ha messo in guardia il capo di stato maggiore israeliano Eyal Zamir.

Il pesante attacco su Israele

Stando ai media israeliani, 175  persone sono rimaste ferite ieri sera negli attacchi iraniani alle città israeliane di Dimona e Arad, undici delle quali in modo grave, dopo che la difesa aerea dello Stato ebraico non è riuscita a intercettare almeno due missili balistici.

Le forze armate israeliane (IDF) hanno fatto sapere che il vettore lanciato su Arad montava una «testata esplosiva di 450 chili», precisando che «due tentativi di intercettazione del missile sono falliti».

Il centro medico Soroka ha riferito che ad Arad 115 persone sono rimaste ferite, di cui nove in gravi condizioni. Tra i feriti anche una bambina di cinque anni, scrive il quotidiano The Times of Israel. A Dimona invece i feriti sono 60, tra cui un ragazzino di dodici anni in gravi condizioni, aggiunge il sito di informazioni Ynet.

In seguito agli attacchi, il primo ministro Benjamin Netanyahu e il capo di stato maggiore Zamir si sono impegnati a continuare a combattere i nemici di Israele su «tutti i fronti». L'esercito dello Stato ebraico ha poi indicato che l'aeronautica militare ha condotto una serie di attacchi su Teheran, prendendo di mira le infrastrutture del regime iraniano.

I media statali iraniani, dal canto loro, hanno precisato che gli attacchi di Teheran erano diretti contro il centro di ricerca nucleare israeliano, situato a circa dieci chilometri da Dimona e a 30 chilometri da Arad, in rappresaglia a un presunto attacco statunitense contro l'impianto iraniano di arricchimento dell'uranio di Natanz.

Dopo l'attacco di Natanz, il capo dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA), Rafael Grossi, aveva ribadito il suo appello alla «moderazione militare per evitare qualsiasi rischio di incidente nucleare».

L'impianto, già danneggiato a giugno del 2025, ospiterebbe strumentazione sotterranea utilizzata per l'arricchimento dell'uranio destinato al controverso programma nucleare iraniano. L'esercito israeliano ha negato ogni responsabilità, precisando di aver colpito una struttura presso un'università di Teheran che veniva «utilizzata per sviluppare componenti per armi nucleari destinate al programma missilistico balistico».

Gli Emirati Arabi rispondono all'Iran

Intanto, gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato di aver risposto agli attacchi aerei iraniani: «Le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti - ha spiegato il ministero della Difesa in una nota - stanno rispondendo alle minacce missilistiche e di droni in arrivo dall'Iran». Secondo un portavoce sarebbero stati intercettati e distrutti tre droni nell'area orientale del Paese.

L'esplosione di un «proiettile non identificato» è stata invece segnalata dall'agenzia marittima britannica Ukmto nei pressi di una nave portarinfuse al largo degli Emirati Arabi Uniti nel Golfo Persico. Tutto l'equipaggio, riferisce Ukmto, sarebbe in salvo. L'esplosione si è verificata a 15 miglia nautiche (28 chilometri) a nord della città di Charjah, non lontana dallo Stretto di Hormuz.

Stando al ministero della Difesa dell'Arabia Saudita, tre missili balistici sono stati invece identificati nell'area di Riad: «Un missile è stato intercettato, mentre altri due sono caduti in un'area disabitata».

Tensioni per lo Stretto di Hormuz

La situazione di stallo allo Stretto di Hormuz, rileva la Reuters, ha fatto impennare i prezzi del petrolio greggio, con il Brent del Mare del Nord che ora viene scambiato a oltre 105 dollari al barile, mentre le conseguenze a lungo termine per l'economia globale stanno diventando sempre più preoccupanti.

Il direttore esecutivo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE), Fatih Birol, interpellato dal Financial Times, ha lanciato l'allarme, affermando che la guerra in Iran rischia di provocare la più grave crisi energetica di tutti i tempi

Chiamati in causa direttamente da Donald Trump, gli alleati, tra cui Regno Unito, diversi membri UE, Australia e Giappone, si sono rifiutati di intervenire per sbloccare la navigazione nella importante rotta commerciale. Tuttavia, alcuni leader europei e asiatici hanno espresso «la disponibilità a contribuire agli sforzi opportuni per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto», senza però parlare di una missione navale. Sembra comunque improbabile che le imbarcazioni degli alleati possano essere inviate in una fase così calda del conflitto. Il governo giapponese, ad esempio, ha fatto sapere che potrebbe dispiegare le sue le Forze di autodifesa per operazioni di sminamento dello stretto, a condizione che si raggiunga il cessate il fuoco. Trump, sempre più frustrato dalla situazione, è invece tornato ad attaccare gli alleati della NATO, definendoli «codardi» ed esortandoli a intervenire.