Volare in tempi di guerra: 206 mila km extra, 1.900 tonnellate di CO2 in più al giorno e carburante a rischio

L'aviazione è in difficoltà. Di nuovo. E il motivo è facilmente individuabile: la guerra in Medio Oriente. Ieri, per dire, abbiamo riferito delle discussioni all'interno del Gruppo Lufthansa. L'aumento dei prezzi del carburante e una domanda incerta potrebbero tradursi, a breve, nel grounding forzato di (al massimo) quaranta aerei. Settimane fa, anche Swiss aveva parlato di cieli turbolenti. Eurocontrol, l'organizzazione europea per il controllo del traffico aereo, nel frattempo ha quantificato il calo: dallo scorso 5 marzo, dati alla mano, la quantità di voli tra l'Europa e il Medio Oriente è scesa del 59%, con circa 1.200 voli cancellati al giorno. Includendo anche i cosiddetti voli di transito, il calo è del 56%.
Un problema (anche) ambientale
Ma l'effetto, è bene sottolinearlo, non si limita ai mancati collegamenti con la regione. Ad esempio, Swiss non sta subendo conseguenze soltanto per la sospensione dei suoi voli per Dubai e Tel Aviv. Quotidianamente, infatti, come riferisce aeroTELEGRAPH, circa 1.500 voli compiono deviazioni significative – sia a livello di tempo sia, di riflesso, pensando al consumo di carburante – per evitare le chiusure e le restrizioni dello spazio aereo. Il dato, anche qui, è eloquoente: 206 mila chilometri extra, ogni giorno. E ancora: 602 tonnellate di carburante in più consumate e circa 1.900 tonnellate di emissioni di CO2 aggiuntive. Di nuovo, ogni giorno. La guerra, dunque, sta avendo un impatto pure in termini ambientali. Al contempo, stanno crescendo i movimenti all'interno dell'Europa (+13%) oltre a quelli verso il Nordamerica e, in via diretta, l'Asia. Nel complesso, dice sempre Eurocontrol, il volume di traffico nel Vecchio Continente è addirittura superiore, seppur di poco, rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
Ma quanto costa il carburante?
L'equilibrio, di per sé difficile, è complicato come detto dai prezzi del carburante, cresciuti del 134% dall'inizio della crisi. Se è vero che, fra le altre, le compagnie de Gruppo Lufthansa sono solite coprire in anticipo le operazioni, acquistando il cherosene mesi e mesi prima, la percentuale di voli non garantiti dal cosiddetto hedging si sta traducendo in costi aggiuntivi miliardari. Non solo, a preoccupare è proprio la scarsità, dovuta alle strozzature attuali e in particolare alla chiusura dello Stretto di Hormuz, con l'Europa che – più o meno – importa il 40% del carburante per aerei di cui necessità. La petroliera cinese Rong Lin Wan, in arrivo a Rotterdam il 9 aprile, è l'ultima ad aver attraversato (in tempo) il citato Stretto di Hormuz. Di qui la domanda: che succederà, dopo questo carico? Il commissario UE all'Energia, Dan Jorgensen, in un'intervista al Financial Times non ha escluso, nello scenario peggiore, il razionamento del carburante. «Non siamo ancora arrivati a quel punto» ha detto, ma tutte le opzioni sono al vaglio. Jorgensen ha anche affermato di «non escludere» un altro rilascio delle riserve energetiche strategiche di petrolio «se la situazione dovesse diventare più grave».
La situazione a Milano-Malpensa
L'aviazione è in difficoltà, dicevamo. E lo sono, analogamente, alcuni aeroporti storicamente molto legati al Medio Oriente. Uno su tutti, a pochi passi da noi: Milano-Malpensa, che poteva vantare venti collegamenti con la regione prima della guerra mentre ora può offrirne solo sette.
