Locarno

Museo all’atelier di Remo Rossi: Il progetto si fa meno ambizioso

Rivista per ragioni finanziarie la ristrutturazione degli spazi che accolgono le opere del famoso scultore – Si procederà a tappe iniziando con la sostituzione del tetto danneggiato in modo importante dalla grandinata del 2023
Il tetto, ancora oggi, è coperto da teloni provvisori © CdT/Chiara Zocchetti
Spartaco De Bernardi
04.11.2026 06:00

L’obiettivo è immutato: salvaguardare e promuovere l’opera di Remo Rossi attraverso la realizzazione di uno spazio di conservazione per i suoi innumerevoli lavori in quello che fu il suo atelier in via Nessi a Locarno. Il progetto vincitore del concorso indetto quattro anni fa dalla Fondazione che reca il nome del famoso scultore scomparso nel 1982 ha però dovuto essere ridimensionato per questioni puramente finanziarie. «Il costo preventivato sfora di parecchio le nostre possibilità», spiega al Corriere del Ticino Diana Bettoni Rizzi, presidente della Fondazione Remo Rossi. D’intesa con lo studio Buzzi Architetti, autore della proposta denominata «Bianca» che prevedeva la realizzazione di un vero e proprio polo artistico, si è optato dunque per una ristrutturazione dei locali esistenti abbandonando, per il momento, nuove edificazioni.

Il complesso di edifici situato in via Nessi riporta ancora i segni dei temporali di oltre tre anni fa

La ristrutturazione sarà effettuata a tappe e la prima consiste nel mettere in sicurezza gli edifici in via Nessi. «Il tetto ha subito importanti danni a causa della grandinata del 2023. Da allora è coperto da teloni. Una sistemazione provvisoria che non permette più di aprire al pubblico l’atelier per le visite alle opere di Remo Rossi», spiega ancora Diana Bettoni Rizzi. In effetti, le esposizioni proposte dalla Fondazione Remo Rossi attualmente si svolgono nella sua sede in piazza Castello. L’obiettivo è però poter di nuovo aprire gli spazi espositivi in via Nessi in modo da ricreare quell’ambiente artistico e culturale promosso da Remo Rossi a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso.

L’artista locarnese immortalato il 31 gennaio 1971 mentre scolpisce il monumento funebre di Giuseppe Motta © Keystone
L’artista locarnese immortalato il 31 gennaio 1971 mentre scolpisce il monumento funebre di Giuseppe Motta © Keystone

Un passo dopo l’altro

«La prima, indispensabile tappa dei lavori, consiste nella messa in sicurezza degli edifici in modo da preservare le opere di Remo Rossi che saranno riordinate per potere essere di nuovo esposte negli spazi rinnovati», ribadisce l’architetto Franco Patà, membro del Consiglio di Fondazione. Un’esposizione che non sarà quella tipica di un museo, ma piuttosto con le opere disposte come se l’artista che le ha realizzate fosse ancora al lavoro. Quando gli interventi di messa in sicurezza degli edifici saranno conclusi (la pubblicazione della domanda di costruzione per la sostituzione del tetto è conclusa in questi giorni), si procederà con la sistemazione dell’impiantistica per rendere funzionali tutti gli spazi dell’atelier che fu di Remo Rossi. Spazi nei quali è sempre previsto l’insediamento di 4-5 laboratori per gli artisti. Al momento attuale, come detto, museo e laboratori occuperanno i volumi esistenti. I vertici della Fondazione non abbandonano comunque definitivamente l’idea di poter realizzare un polo artistico in via Nessi. Consapevoli delle ristrettezze finanziarie con le quali è confrontato l’ente pubblico, proveranno a sollecitare potenziali sostenitori privati, in particolare Fondazioni con sede oltre San Gottardo.

Per ora, tuttavia, ci si concentra sul ripristino della struttura esistente con l’obiettivo di far tornare a vivere quell’antica via dei marmi, dove in origine aveva costruito il proprio studio Ettore Rossi, padre di Remo, e di ricreare l’ambiente artistico-culturale promosso dallo scultore locarnese.

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