NOSTRO Carne selvatica e funerali, ecco come si è diffusa l'epidemia di Ebola

Consumo di carne di animali selvatici, disinformazione e raggruppamenti in occasione dei tradizionali riti funerari. Sarebbero queste le cause principali del rapido propagarsi del focolaio di Ebola che ha colpito la Repubblica Democratica del Congo, un Paese da 120 milioni di abitanti. L'epidemia, definita dall'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) come emergenza sanitaria globale, ha già causato almeno 177 morti e 750 possibili casi di contagio, con una letalità del virus al 50%. La malattia ha anche colpito diversi operatori sanitari impegnati nella cura delle persone infette.
Sangue e fluidi corporei
Sotto la lente c'è il ceppo di Ebola meno conosciuto, il Bundibugyo ebolavirus, per il quale - vista appunto la sua rarità - non esiste un test, né medicinali approvati e nemmeno un vaccino. Il vaccino esiste invece per il ceppo più letale (90%) lo Zaire, individuato nel 1976. A tal proposito l'OMS sta già valutando l'utilizzo di vaccini sperimentali per contrastare l'ondata attuale di Ebola. A preoccupare è soprattutto la rapidità di diffusione del virus. E dietro a questa impennata nei contagi ci sarebbero delle ragioni ben specifiche. La malattia ha iniziato a circolare molto velocemente nelle aree rurali, quelle che sono anche meno attrezzate a livello di risposta sanitaria, e la sua trasmissione agli esseri umani avviene tramite il contatto ravvicinato con sangue o fluidi corporei di animali selvatici infetti - spiega l'OMS - «come pipistrelli della frutta, istrici e scimmie». Una volta entrato in una comunità, il virus continua la sua diffusione tramite fluidi corporei i superfici contaminate.
La carne della giungla
E sarebbe proprio questo l'anello di congiunzione nella catena del contagio: il contatto ravvicinato tra animale e uomo, passato addirittura attraverso l'alimentazione. Alcuni scienziati, sentiti dalla CNN, ritengono infatti che l'Ebolavirus sia stato contratto per la prima volta con gli esseri umani «che hanno cacciato, manipolato o mangiato animali selvatici infetti, la cosiddetta carne di selvaggina». Un tipo di alimentazione, in genere basato sul consumo di pipistrelli, scimmie, roditori, antilopi e carcasse trovate direttamente nella giungla, che è ancora diffuso nella Repubblica Democratica del Congo e, secondo gli esperti, è uno dei motivi per cui l'Ebola rappresenta un pericolo per l'Africa centrale. Ma non è solo una questione di tradizione: questo tipo di carne per molti abitanti delle zone rurali rappresenta l'80% dell'apporto proteico nella dieta e il suo procacciamento «è una questione di sopravvivenza, non di preferenza». Anche se, in questo modo, si favorisce moltissimo la trasmissione dei virus letali.
Ultimo saluto al defunto
Riguardo all'attuale diffusione dell'epidemia, l'OMS stima che la sua reale ampiezza sia nettamente più elevata di quanto riportino le cifre ufficiali. Il primo caso sospetto, secondo le fonti dell'OMS, riguarda un operatore sanitario che ha manifestato i primi sintomi il 24 aprile ed è poi deceduto in una struttura medica a Bunia, capoluogo della provincia di Ituri, una delle zone ora più colpite. Successivamente, il 5 maggio, l'OMS è stata informata di una «malattia non identificata associata ad alti tassi di mortalità nella provincia». Dopo un'indagine condotta da una squadra di pronto intervento, il 15 maggio l'epidemia è stata identificata nel ceppo del Bundibugyo ebolavirus. Ma c'è di più. A spingere la rapida diffusione della malattia avrebbe contribuito un'usanza funebre locale, «che prevede che i partecipanti al funerale tocchino il defunto con le mani», in una sorta di ultimo saluto della salma. Una pratica molto diffusa che genera però un evidente margine di rischio.
L'ombra delle credenze
«Le persone qui sono nel panico», riferiscono le fonti sul posto, anche se l'origine di paure e ansie non è tanto da ricondurre alla malattia in sé, quanto più «all'ondata di disinformazione e superstizione» che si sta diffondendo nella Repubblica Democratica del Congo. Un'ondata che corre in parallelo a quella della reale diffusione del virus, poiché queste credenze «minano gli sforzi di contenimento fatti a livello locale». Addirittura, a Mongbwalu - piccola località immersa nella giungla - c'è la diceria che circoli una bara fantasma che provoca la morte istantanea solo alla vista. A questo si aggiungono convinzioni rituali e pratiche di magia che «inducono le persone a rifiutare le cure mediche».

