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A mezzogiorno il CEO Borge Brende metterà ufficialmente fine all'evento – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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13:59
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Svizzera sul palcoscenico globale, governo molto attivo
La 56esima edizione del Forum economico mondiale (WEF) di Davos si è chiusa lasciando sul tavolo impegni concreti e nuove sfide per la Svizzera. La delegazione elvetica, guidata dal presidente della Confederazione Guy Parmelin e composta anche dai consiglieri federali Ignazio Cassis, Karin Keller-Sutter e Martin Pfister, ha condotto oltre 40 incontri bilaterali, affrontando un'agenda fitta che ha spaziato dalle relazioni commerciali alle crisi geopolitiche più urgenti.
Parmelin è stato l'esponente del governo elvetico con il maggior numero di impegni, incontrando le figure di massimo rilievo. L'appuntamento chiave è stato quello con il presidente americano Donald Trump, dedicato principalmente alle relazioni commerciali: insieme ai ministri Keller-Sutter e Cassis, Parmelin ha discusso con la controparte americana, rappresentata dal segretario al tesoro Scott Bessent e dal segretario di stato Marco Rubio.
Un passo avanti ritenuto significativo è stato compiuto sul fronte del tanto atteso accordo commerciale con gli USA. Dopo un colloquio con il rappresentante americano al commercio Jamieson Greer, Parmelin ha annunciato: «Abbiamo convenuto di condurre il primo giro di negoziati a Berna». Obiettivo del futuro trattato sarà di stabilizzare e ancorare giuridicamente i flussi commerciali tra i due paesi.
Un momento di forte carica umanitaria è stato l'incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. A causa della distruzione degli impianti energetici da parte della Russia milioni di ucraini vivono senza riscaldamento, ha ricordato Parmelin, spiegando che Zelensky ha chiesto alla Confederazione la fornitura urgente di generatori termici. La risposta elvetica sarà basata sulla mobilitazione di stock di magazzino delle aziende, mentre la questione del finanziamento rimane aperta.
Il capo del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) ha inoltre sollecitato i leader europei, tra cui la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente francese Emmanuel Macron, per ottenere un'esenzione per la Svizzera dalle misure di salvaguardia Ue su acciaio e ferroleghe.
Per Ignazio Cassis i colloqui hanno ruotato attorno alla sicurezza in Europa e Medio Oriente e al ruolo della Svizzera alla guida dell'OSCE, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Con il ministro degli esteri ucraino Andrij Sybiha e il segretario generale dell'OSCE Feridun Sinirlioglu il 64enne ha esplorato il possibile ruolo dell'organizzazione in caso di cessate il fuoco in Ucraina. «In questo contesto», ha annunciato Cassis, «potrebbero seguire viaggi a Kiev, Mosca e Washington».
Sul conflitto israelo-palestinese, il politico ticinese ha ribadito il sostegno elvetico alla prossima fase del piano di pace negli incontri separati con il presidente israeliano Isaac Herzog e il premier dell'Autorità Palestinese, Mohammad Mustafa.
Cassis ha peraltro definito «incredibile» il campo dei partecipanti al WEF di quest'anno, sottolineando l'importanza del dialogo con i paesi africani e asiatici. Questi scambi confermano a suo avviso l'inizio di una nuova era nelle relazioni internazionali, caratterizzata da un multilateralismo più frammentato e complesso.
Martin Pfister si è concentrato su cooperazione militare e innovazione. Con i colleghi olandesi il capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) ha affrontato il tema degli acquisti di armamenti in Europa, mentre con il ministro della difesa giapponese ha discusso di scenari geopolitici e ricerca d'avanguardia. A ricordare il contesto di alta tensione in cui si è svolto il vertice Pfister ha visitato le truppe dell'esercito mobilitate in supporto alla polizia grigionese per garantire la sicurezza dell'evento.
La ministra delle finanze Karin Keller-Sutter - protagonista suo malgrado del discordo di Trump: l'inquilino della Casa Bianca ne ha parlato con toni sprezzanti, rammentando una telefonata dell'anno scorso - ha tenuto sette incontri di alto livello, focalizzati sulla stabilità del sistema finanziario globale e sulla regolamentazione. Tra i suoi interlocutori figurano la direttrice del Fondo Monetario Internazionale Kristalina Georgieva, il presidente della Banca mondiale Ajay Banga e la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde.
Forte di questo intenso lavoro diplomatico la delegazione del Consiglio federale rientra a Berna con un'agenda carica di nuovi capitoli in vari dossier, dalla trattativa con Washington all'aiuto umanitario per Kiev, confermando il ruolo che si è scelto la Svizzera, per volontà del suo esecutivo: attore di dialogo in un mondo sempre più polarizzato.
13:24
13:24
Brende: «Siamo uno spazio di dialogo fra forti disaccordi»
Davos è «la principale piattaforma mondiale per il dialogo multi-stakeholder sulle questioni più complesse e spesso controverse del momento. A volte emergono forti disaccordi. Va bene così, perché lo scopo della settimana e del lavoro del forum durante l'anno è creare uno spazio di dialogo affidabile. Il dialogo è un prerequisito per far avanzare il mondo: se non c'è dialogo, non si otterranno risultati». È quanto ha detto il presidente e Ceo del Forum economico mondiale (WEF) Børge Brende a conclusione dei lavori del meeting.
«Questo tipo di dialogo, quello vero, non è mai semplice - ha dichiarato -. Richiede pazienza, impegno e creatività, ma è assolutamente necessario, perché l'assenza di confronto approfondisce le divisioni. La storia ci ha mostrato spesso muri che si innalzano e tensioni crescenti, ma anche leader che cercano punti di accordo nei momenti difficili. Credo che sia esattamente ciò che abbiamo visto anche questa settimana».
12:12
12:12
Davos potrebbe perdere il WEF
In futuro il World Economic Forum (WEF) potrebbe lasciare Davos (e la Svizzera). A riportare questa mattina l’indiscrezione è stato il Blick, parlando di un’edizione 2026 che avrebbe messo in risalto alcune difficoltà, dovute a un numero troppo alto di partecipanti e di automobili, con conseguente impennata del traffico e dello smog. L’ipotesi di un «trasferimento» sembra incontrare il favore di alcuni leader internazionali. Buenos Aires, Detroti, Dublino, Giacarta sono alcune delle possibili alternative suggerite dal co-presidente del World Economic Forum Larry Fink sul Financial Times.
Governo pronto a reagire
«L'organizzazione sta attraversando un periodo di sconvolgimenti, che preoccupa anche il Consiglio federale», ha dichiarato il «ministro» degli esteri Ignazio Cassis, citato sempre dal Blick. «Il World Economic Forum è estremamente importante per il nostro paese. L’Esecutivo è molto chiaro su questo punto: farà tutto il possibile per garantire che rimanga in Svizzera».
07:52
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Keller-Sutter: «Siamo in un'era di politica di potenza»
«Siamo tornati in un'era di politica di potenza brutale e sfrontata». È l'opinione della consigliera federale Karin Keller-Sutter, espressa al programma della televisione svizzerotedesca SRF «Gredig direkt» nel quadro del Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR).
«Certo, siamo preoccupati per quello che sta succedendo: non è un vantaggio per la Svizzera», ha affermato la sangallese all'emissione, registrata mercoledì prima del discorso fiume del presidente americano Donald Trump nella località grigionese. «In definitiva, però, non possiamo cambiare la situazione. Dobbiamo cercare di navigare nel mondo al meglio delle nostre possibilità», ha aggiunto.
Secondo Keller-Sutter, il potere è ora concentrato nelle mani di pochi e gli Stati di medie dimensioni come la Germania, così come quelli piccoli come la Svizzera, vengono spinti ai margini. Politicamente, la Confederazione non è potente ed è quindi «completamente esposta» a questa «tempesta», ha sottolineato.
Alla domanda se la Svizzera, nel mondo odierno, nonostante i nuovi accordi di libero scambio e le alleanze, debba pensare principalmente a se stessa, Keller-Sutter ha risposto che «va sempre data la priorità agli interessi del proprio Paese». Tuttavia, per perseguirli, «bisogna anche dialogare con gli altri».
Stando alla ministra delle finanze esiste pure un «movimento tra Paesi che forse non sono sempre stati così vicini, ma che ora si stanno avvicinando perché vogliono contrastare» la citata politica di potenza. Vi è quindi una grande volontà di collaborare, si è detta certa la liberale-radicale.
07:33
07:33
Oggi si chiude il WEF
Si chiude oggi il Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR). A mezzogiorno il CEO Borge Brende metterà ufficialmente fine all'evento.
Di nuova era ha parlato il consigliere federale Ignazio Cassis, prendendo spunto dall'aria che si è respirata al WEF, che ha registrato un numero record di partecipanti. La percezione di un mondo che sta cambiando era palpabile.
Durante il summit di Davos si è fra le altre cose fatto un passo importante verso l'ormai famoso Board o peace voluto dal presidente statunitense Donald Trump. Il repubblicano ha in effetti firmato la carta fondatrice di questo nuovo Consiglio per la Pace, nei cui confronti la Confederazione si pone per ora in maniera prudente.
Nella giornata odierna non sono previsti grandi appuntamenti in programma. In circa 15 minuti verranno riassunti i temi salienti di questa edizione del Forum economico. Seguiranno poi i bilanci delle forze di sicurezza, particolarmente sotto pressione visto l'arrivo del presidente Usa e di altre personalità internazionali: 64 i capi di Stato e di governo presenti.
Nel corso dell'evento internazionale si è reso due volte necessario l'intervento dei vigili del fuoco, per episodi minori. Di fianco a un hotel ha preso fuoco una piccola capanna per la fondue. A causa del fumo l'albergo è stato evacuato. Al centro congressi è invece scattato l'allarme antincendio, ma nessuno rogo è stato individuato.
Sorprendentemente tranquille sono poi risultate le azioni di protesta a Davos. La marcia autorizzata dei giovani socialisti (Giso o Juso) ha attirato un po' più partecipanti rispetto agli anni passati e si è svolta pacificamente. Anche una protesta non autorizzata con immagini satiriche di Trump ha avuto luogo senza incidenti, così come non ha creato problemi un'installazione luminosa su una montagna.
A essere degenerata è invece una manifestazione anti WEF a Zurigo, dove lunedì sera si sono registrati numerosi danneggiamenti e anche feriti.
07:27
07:27
Trump ritira l'invito al Canada per il Board of Peace
Il presidente statunitense Donald Trump ha ritirato l'invito a partecipare al Board of Peace al premier canadese Mark Carney. «Caro premier Carney, vi prego di far sì che questa lettera serva a rappresentare che il Consiglio di pace sta ritirando il suo invito riguardo all'adesione del Canada a quello che sarà il più prestigioso consiglio dei leader mai riunito, in qualsiasi momento», ha detto Trump sul suo social Truth. Lo scontro fra Trump a Carney si è acceso a Davos, dove il premier canadese ha parlato di un'era «di rivalità fra le grandi potenze», dell'«ordine basato sulle regole che sta svanendo» e dei «forti che possono fare quello che vogliono» a scapito dei deboli. Carney ha quindi inviato le potenze di mezzo ad «agire insieme, perché se non siamo presenti al tavolo delle trattative finiremo per essere delle vittime». Parole che Trump non ha digerito: dal palco di Davos ha ricordato a Carney che il Canada esiste grazie agli Stati Uniti. Il premier canadese senza esitazione gli ha risposto a qualche ora di distanza: il Canada «non esiste grazie agli Stati Uniti» e «può dimostrare come la diversità possa essere un punto di forza, non una debolezza». Pur non potendo risolvere «tutti i problemi del mondo», il Canada può «dimostrare che un'altra via è possibile, che l'arco della storia non è destinato a deviare verso l'autoritarismo e l'esclusione, ma può ancora piegarsi verso il progresso e la giustizia», ha aggiunto Carney. La risposta di Trump è stata il ritiro dell'invito al Board of Peace. La tensione fra Washington e Ottawa è alta da quando il tycoon è tornato alla Casa Bianca, fra i dazi e le mire di Trump che per mesi ha chiesto che il Canada divenisse il 51. Stato americano.
06:55
06:55
L’inchino a Donald Trump non è diplomazia ma servilismo
Trump ha calpestato il palco del WEF con la stessa arroganza con cui un tiranno gentile dice «buongiorno» e si aspetta un applauso. Ad accoglierlo un tappeto rosso e personalità dalle quali ci saremmo attesi un atteggiamento ben diverso. Qui l'editoriale completo del vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti.
06:00
06:00
Il punto alle 6.00
Il presidente argentino Javier Milei ha aderito al Consiglio per la Pace (Board of Peace) promosso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, partecipando alla cerimonia di lancio dell'iniziativa a Davos, a margine del Forum economico mondiale. Il nuovo organismo, concepito inizialmente per sostenere il cessate il fuoco a Gaza, ambisce a ritagliarsi un ruolo alternativo alle Nazioni Unite, ma finora, oltre all'Argentina, in Sudamerica ha raccolto solo l'adesione del Paraguay. Secondo quanto riferisce La Nación, Milei è stato esentato dal pagamento della quota di adesione, fissata in un miliardo di dollari per i membri del Consiglio e destinata a finanziare le attività dell'organismo. La decisione sarebbe stata assunta direttamente da Trump, che ha definito l'Argentina un «alleato strategico». Alla cerimonia hanno preso parte i rappresentanti di un numero ristretto di Paesi, mentre diversi alleati europei degli Stati Uniti hanno declinato l'invito.
Dal canto suo, il presidente del Paraguay, Santiago Peña, ha proposto di inserire la transizione democratica in Venezuela nell'agenda del nuovo Consiglio per la Pace (Board of Peace) promosso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. L'iniziativa è stata illustrata a margine del Forum economico mondiale di Davos, dove Peña ha formalizzato l'adesione di Asunción all'organismo, nato inizialmente per sostenere il cessate il fuoco a Gaza e successivamente ampliato ad altri scenari di crisi. In una conferenza stampa rilanciata dai principali media paraguaiani, Peña ha definito il Consiglio una «piattaforma globale» potenzialmente utile a favorire il ritorno della democrazia in Venezuela, dopo la cattura di Nicolás Maduro. «Ogni situazione è diversa - ha sottolineato - ma non possiamo ignorare ciò che ha vissuto il popolo venezuelano, con milioni di cittadini costretti all'emigrazione». Secondo il capo dello Stato paraguayano, non è necessaria alcuna autorità amministrativa esterna: «I venezuelani sono in grado di decidere il proprio futuro attraverso elezioni libere, con il sostegno della comunità internazionale». Peña ha infine ribadito l'interesse del Paraguay a mantenere un dialogo costruttivo anche su altri dossier globali, a partire dall'accordo Mercosur-UE.
