Il fatto

Pannelli solari presi di mira dalla grandine

La devastante tempesta di ghiaccio a Locarno ha causato gravi danni anche agli impianti fotovoltaici: «Situazione complicata pure per le assicurazioni»
Egidio Bronz, titolare della sua azienda di impianti elettrici e fotovoltaici a Tenero; sullo sfondo, l'impianto di casa sua distrutto dalla grandinata del 25 agosto
Jona Mantovan
31.08.2023 09:30

«In 68 anni non ho mai visto una grandinata simile», esclama Egidio Bronz, titolare della sua omonima azienda di impianti elettrici e fotovoltaici a Tenero. «Quello che avevo installato sul tetto vent'anni fa è stato completamente distrutto», dice mostrando le immagini sul suo telefono cellulare. Sullo schermo, le celle dal caratteristico riflesso blu si riconosco a malapena e assomigliano a dei ritagli di carta stagnola bucherellati e appoggiati alla bell'e meglio sulle tegole. La devastante tempesta di grandine che si è abbattuta su Locarno venerdì sera, il 25 agosto, ha lasciato il segno. In tutti i sensi. Anche, se non soprattutto, sui pannelli solari.

Milioni di danni come se nulla fosse, nei pochi minuti della furia di ghiaccio che si è scaricata sulla città e nei suoi dintorni. L'azienda di Bronz, fondata nell'86 e negli ultimi dieci anni specializzata in questo genere di installazioni, ne ha piazzati a centinaia in tutta la regione. «Almeno trecento», afferma il nostro interlocutore. Un bel grattacapo per i proprietari, che oltre ai danni alle automobili, alle finestre e ai tetti si devono accollare anche le incognite assicurative causate dai sistemi che sfruttano il sole per generare energia. «Certo, faremo i nostri preventivi. Ma ci sono elementi collaterali come i ponteggi, lo smaltimento, i trasporti con l'elicottero. Solo l'assicurazione avrà la parola finale per coprire questi danni».

La situazione è complicata anche perché, oltre all'incognita sulla quota da rimborsare, c'è pure una questione più tecnica, legata alla dimensione dei pannelli. «Se uno di questi è guasto e magari ha già qualche anno, non è detto che se ne possa trovare uno delle stesse dimensioni», spiega Claudio Caccia, responsabile della sezione della Svizzera italiana di Swissolar, associazione dei professionisti dell'energia solare. «I produttori con il tempo tendono a migliorare l'efficienza aumentando anche la superficie del singolo pannello». Il risultato? «Beh. A questo punto, stando così le cose, consigliamo di sostituire tutto l'impianto», aggiunge il 58.enne.

Ed è stata proprio Swissolar a mandare una circolare a tutti i suoi associati, rivolta però anche a tutti i proprietari, nella quale si consiglia di spegnere l’impianto e contattare l'installatore per un’ispezione accurata. In allegato, una dettagliata scheda con dati, grafici, procedure e spiegazioni estremamente dettagliate. «L'avevamo appena tradotta e pensavamo di diffonderla tra qualche settimana, e invece il venerdì spunta questa catastrofe, davvero una curiosa coincidenza», esclama l'esperto dal suo ufficio di Avegno.

«Il consiglio è più che valido», conferma Bronz circa la necessità di scollegare subito gli impianti che hanno subito le bizze del maltempo. «Potrebbero svilupparsi delle scintille a causa dell'umidità che vi è infiltrata. Nel peggiore dei casi, poi, potrebbe svilupparsi anche un incendio. Vero è che questa possibilità sia piuttosto remota, ma non si sa mai».

Per gli installatori, comunque, la pressione è parecchia. «Faremo i nostri sopralluoghi e i vari rilievi anche utilizzando un drone. Solo noi ne abbiamo messi trecento qui nei dintorni. Farli passare tutti, se mettiamo una buona media di sei al giorno, richiederà mesi di lavoro», sottolinea l'imprenditore, che afferma come gli ci vorrebbero almeno quattro persone per un intero anno, talmente la richiesta è schizzata verso l'alto.

Mercato in fermento

Negli ultimi anni le ordinazioni sono state esponenziali. Grazie alla politica energetica, grazie ai sussidi e anche grazie alla coscienza di ogni persona che vuole fare qualcosa per l'ecologia

«La situazione di adesso si contrappone a una fase molto particolare nella quale il mercato è già molto in fermento. C'è una grandissima richiesta e, di conseguenza, una quantità di impianti installati mai vista prima», afferma Caccia, mostrando un grafico sullo schermo del suo computer intitolato «Solare fotovoltaico, potenza totale installata in Svizzera»: le colonne in corrispondenza degli anni dal 2010 al 2022 si superano tutte, abbondantemente e una dopo l'altra. «L'interesse su questo tipo di tecnologia per la produzione elettrica è più alto che mai e lo notiamo anche attraverso il numero di partecipanti iscritti ai nostri corsi di formazione continua».

Anche Bronz conosce bene il fenomeno: «Negli ultimi anni le ordinazioni sono state esponenziali. Grazie alla politica energetica, grazie ai sussidi e anche grazie alla coscienza di ogni persona che vuole fare qualcosa per l'ecologia». L'efficienza delle nuove generazioni è strabiliante. Secondo l'esperto, è possibile avere un'indipendenza superiore al 40% e anche fino all'80%. Sembrerebbe che alcuni imprenditori abbiano sollevato più di un sopracciglio dallo stupore, una volta scoperto come la possibilità di ricavare energia dal Sole sia stato l'investimento più redditizio mai realizzato nella loro carriera. Certo, si tratta anche di commesse di una certa dimensione, ma il principio è quello. «Tre pannelli sono in grado di tenere acceso un bollitore per un'ora», afferma ancora Bronz illustrando a grandi linee il concetto di kilowattora. 

Un'altra cosa che si imparerà è il comportamento dei moduli fotovoltaici che apparentemente non sono danneggiati, ma che però potrebbero avere subito dei danni che si manifesteranno in un secondo tempo

Il mondo della ricerca

Quelle palle di acqua ghiacciata precipitate dal cielo, che potevano raggiungere anche le dimensioni di sette centimetri, probabilmente hanno pure contribuito ad accelerare un grande cambiamento: «Sì, sono le cosiddette carte della grandine, le quali fanno stato a livello nazionale per le norme di costruzione sulle varie classi di resistenza alla grandine degli elementi costruttivi», illustra ancora Caccia.  «Questa modifica era già prevista e si concretizzerà nei prossimi anni. Un'altra cosa che si imparerà è il comportamento dei moduli fotovoltaici che apparentemente non sono danneggiati, ma che però potrebbero avere subito dei danni che si manifesteranno in un secondo tempo». A questo proposito, il progetto di ricerca ACHILLES, messo a punto dalla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, potrebbe fornire parecchie risposte. 

È infatti nel campus SUPSI di Mendrisio che ha sede il laboratorio SUPSI PVLab, fra l'altro unico in Svizzera accreditato per le prove sui moduli fotovoltaici (ISO 17025).

Non c'è protezione che tenga, né tecniche di installazione che permettono di evitare le conseguenze che abbiamo visto, purtroppo

Immagini curiose

In ogni caso, per il momento, non esiste nessuno stratagemma che possa far fronte a un evento naturale come quello del 25 agosto. «Non c'è protezione che tenga, né tecniche di installazione che permettono di evitare le conseguenze che abbiamo visto, purtroppo», dice Bronz. «A meno che la tecnologia, un domani, riesca a trovare film protettivi speciali». Sulla stessa linea d'onda anche Caccia: «Sarà interessante imparare da questo evento qualche tipo di accorgimento da adottare per limitare il danno in caso di grandinate diciamo "normali". Dico normali perché è impensabile non subire danni quando passano grandinate eccezionali come quella di venerdì».

Scorrendo le foto dei danni ai pannelli, si nota anche uno schema piuttosto curioso. Nello stesso impianto, due pannelli vicini hanno aspetti del tutto diversi. Capita che ce ne sia uno intatto e, subito di fianco, un altro completamente distrutto. Il contrasto stride e la situazione è curiosa. Non dovrebbero essere entrambi danneggiati allo stesso modo? Anche qui, Caccia snocciola un'ipotesi: «Se il modulo non è stato colpito da un chicco di grandine sufficientemente grande per danneggiare il vetro, probabilmente gli altri chicchi non riescono ad arrivare alla rottura meccanica del vetro. Al contrario, il modulo colpito da un chicco molto grande gli potrebbe aver fatto subire un danno poi accentuato da tutti gli altri chicchi successivi, che potrebbero aver rovinato completamente la superficie del vetro. Ma ripeto, questa è solo un'ipotesi che andrà verificata», conclude l'esperto.

Correlati
Locarno, danni milionari al Palexpo
È quanto afferma il capodicastero Opere pubbliche Bruno Buzzini: «A preoccuparci sono anche i tempi per il ripristino della struttura, in ottobre ci sono alcune manifestazioni in programma che potrebbero essere rinviate»
Due ricoveri a causa della grandine
Meno di una decina i casi trattati al Pronto soccorso della Carità, quasi tutti a livello ambulatoriale: «C'è chi è stato colpito direttamente dai chicchi e chi, invece, da rami o schegge di vetro» spiega il dottor Damiano Salmina