Calcio

Paolo Maldini voleva ispirarsi alla Svizzera per rifondare l'Italia

L'ex difensore del Milan e della Nazionale azzurra ha rotto il silenzio sulla bufera che ha travolto il calcio italiano e dalle colonne del Corriere della Sera ha voluto chiarire alcuni punti
© PAOLO MAGNI
Red. Online
09.08.2026 22:00

Paolo Maldini avrebbe voluto ispirarsi anche alla Nazionale Svizzera per rifondare le basi di quella italiana. A spiegarlo è stato lo stesso ex difensore del Milan e degli Azzurri in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, nella quale ha rotto il silenzio facendo il punto sulla recente bufera che ha scosso il calcio italiano. Andrea Pirlo, lo ricordiamo, era stato indicato da Maldini come papabile commissario tecnico della Nazionale, ma la sua candidatura aveva ricevuto il veto presidente della Federazione Giovanni Malagò dopo che il nome di Pirlo era stato accostato, tramite dei legami commerciali, a un'agenzia di scommesse russa. Dopo il passo indietro di Pirlo, travolto dalle critiche giunte da più parti, anche Maldini aveva deciso di rassegnare le proprie dimissioni da coordinatore tecnico della FIGC, dopo appena 16 giorni dalla nomina ufficiale. Alla base di tutto, ha spiegato Maldini, i forti contrasti con Malagò rispetto alla scelta del nuovo ct.

Rifondare il calcio italiano

Maldini, nell'intervista, ha voluto chiarire in particolare alcune questioni e ne ha approfittato per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Riguardo alla sua breve esperienza come direttore tecnico degli Azzurri, l'ex difensore rossonero ha spiegato: «Malagò mi ha chiamato a Pasqua, dicendo: "C’è la possibilità che io diventi presidente della FIGC; tu sei la persona che vorrei avere con me. Io gli ho dato la mia disponibilità. Poi non l’ho più sentito. Il giorno prima delle elezioni, mi richiama: "Domani si vota, ci sono buone possibilità, ti vorrei a bordo". Mi ha chiesto di diventare presidente del Club Italia. Non si trattava solo di rilanciare la Nazionale. C’era da rifondare il calcio italiano».

Un dialogo tra le componenti

E proprio a proposito di come rifondare le basi del calcio italiano, Maldini ha spiegato alcuni punti importanti al quotidiano. «In Lega ho raccontato il nostro progetto, incentrato su due binari diversi. La rifondazione del calcio italiano richiede tempo», ha aggiunto rispetto all'orizzonte temporale da lui indicato di otto-dieci anni. «Formare nuovi talenti e una nuova mentalità è un percorso lungo. Imponeva di creare un nuovo movimento in cui fossero coinvolte tutte le componenti federali. E poi (...) tra meno di due mesi giochiamo con Belgio, Turchia e Francia per la Nations. Dovevamo sia preparare il domani, sia far bene oggi. E ricominciare a vincere». Sulla durata prevista Maldini ha specificato: «Questo è l’unico punto su cui in Lega ho trovato un certo scetticismo. Ma è il tempo stimato da noi sulla base dell’esperienza non solo delle grandi potenze, l’Inghilterra, la Francia, la Spagna, ma anche delle altre nazioni che hanno rifondato il loro calcio, come la Svizzera. La ristrutturazione aveva bisogno di tutte le componenti, che devono parlarsi e aiutare».

«Un pretesto» per allontanare Pirlo

E sulla scelta del ct della Nazionale italiana, Maldini ha chiarito al Corriere della Sera di aver chiesto a Malagò a chi spettasse la decisione: «Mi ha risposto: "L’allenatore lo decidete voi, e io lo avallo". Questo era l’accordo. Poi gli eventi hanno fatto sì che questa cosa cambiasse». Riguardo al legame di Pirlo con la società russa di scommesse, l'ex coordinatore tecnico della FIGC ha specificato di non esserne stato al corrente, ma ha ammesso che sicuramente questo fattore ha influito sulla decisione finale. Anche se, «non c’era nulla sul piano giuridico che avrebbe potuto impedire ad Andrea di fare l’allenatore della Nazionale». Di più. Per Maldini questo è stato «un pretesto» per allontanarlo. «Pirlo era disposto a chiudere i rapporti con la Bet company russa. È una persona correttissima, non meritava questo clamore. Hanno tirato fuori il codice etico, il decreto dignità. Ma se ci fosse stata la reale volontà di farlo firmare come ct, non ci sarebbero stati ostacoli legali».

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