L'iniziativa

Perché Palazzo Marcacci si chiama così? La risposta del sindaco ti sorprenderà

Nell'ambito della giornata «Ti diamo il benvenuto» organizzata dalla Città, i nuovi arrivati hanno potuto, per la prima volta, vantare una guida d'eccezione nel palazzo sede del Municipio
Rayanne, dal Brasile, una delle tante persone che hanno partecipato alla giornata «Ti diamo il benvenuto» promossa dalla Città di Locarno; sullo sfondo, Palazzo Marcacci
Jona Mantovan
24.09.2026 23:30

Perché Palazzo Marcacci si chiama così? E che cosa c'è all'interno? Perché Piazza Grande ha una forma tanto particolare? Queste e tante altre risposte le hanno ricevute i nuovi arrivati in Città nel corso della giornata «Ti diamo il benvenuto» all'insegna della convivialità e dell'inclusione. Quello appena passato, dunque, è stato un sabato iniziato al Museo Casorella, che per l'occasione ha aperto le porte al pubblico tra musica, cultura, attività per famiglie e un aperitivo. L'appuntamento, che ha preceduto la tradizionale «Festa dei popoli» svoltasi domenica, si è concluso con una tavola dedicata al tema dell'integrazione e del volontariato: «Con entrambi gli eventi, vogliamo omaggiare il volontariato perché stiamo celebrando l'anno internazionale dedicato a questo, quindi daremo spazio anche alle varie associazioni che sul nostro territorio si occupano del volontariato e contribuiscono a far vivere la nostra Città», ha spiegato al Corriere del Ticino la municipale Nancy Lunghi, titolare del Dicastero socialità, giovani e cultura. 

Prima di aprire le porte all'edificio al centro del cuore pulsante dell'agglomerato, Rosanna Camponovo, in qualità di decana, ha portato i saluti della presidente del Consiglio comunale, Yvonne Ballestra Cotti: «Il nostro compito, come Legislativo, è dare voce alle vostre idee e alle vostre esigenze, portarle nelle istituzioni e contribuire allo sviluppo della nostra città attraverso il confronto e le decisioni. Per questo considero fondamentale un rapporto diretto, aperto e costante tra chi vive la città e chi la rappresenta. Una città vive attraverso le persone che la abitano. Sentirsi parte di Locarno significa partecipare e portare il proprio contributo, ciascuno a modo suo. A voi che siete i nuovi arrivati, auguro di trovare presto il vostro posto nella nostra comunità, di costruire legami e di sentirvi davvero a casa».

«L'importanza di un'integrazione riuscita»

Infine, una riflessione della stessa Camponovo: «giornate come questa sono un grande regalo che Locarno offre a tutti e a tutte noi! Per ogni persona che si aggiunge a un nuovo ambiente, il sentirsi accolto con calore e benevolenza è senza dubbio una tappa importante verso un’integrazione riuscita».

In conclusione, la parola è passata a Filippo Simona, coordinatore del Forum delle Associazioni di quartiere di Locarno: «Quando si diventa davvero cittadini di una città? Quando si riceve una lettera dal Comune? Quando si impara dove si butta il vetro, dove passa il bus, dove si compra il pane? Forse. Ma credo che ci sia un momento ancora più importante. È quando qualcuno, in quella città, comincia a riconoscerci. Quando per strada qualcuno ci saluta. Quando entrando in un negozio qualcuno sa chi siamo. Quando un vicino ci ferma. Quando qualcuno ci dice: “Vieni. Siediti con noi”. Io penso che l’accoglienza cominci lì. Non negli uffici. Non nei regolamenti. Non nei formulari. Comincia fra le persone. Ed è proprio per questo che esistono i quartieri».

«Aprire le istituzioni alla cittadinanza»

E, ancora: «Perché, davanti a qualcuno che non conosciamo, possiamo certamente raccontargli qualcosa di noi. Ma possiamo anche chiedergli chi è lui. E l’incontro diventa veramente interessante quando, invece di pensare subito a ciò che possiamo insegnargli, ci viene voglia di scoprire che cosa possiamo imparare da lui. E allora forse l’accoglienza non consiste soltanto nell’avere qualcosa da offrire. Consiste anche nell’avere qualcosa da chiedere».

Il gruppo di neocittadine e neocittadini si è poi spostato in piazza Grande, appunto, dove ad attenderli al portone d'ingresso di Palazzo Marcacci c'era il sindaco, Nicola Pini: «Cerco davvero di aprire le istituzioni alla cittadinanza, non solo in senso metaforico, ma anche concretamente. Credo molto nell'importanza della vicinanza tra le istituzioni e le cittadine e i cittadini. Questa è una bella occasione per dimostrare che questo non è un palazzo separato dalla vita delle persone: è il palazzo della Città, il palazzo delle cittadine e dei cittadini. Ed è bello vedere quanta curiosità ci sia nel visitarlo, nel scoprirlo e nel conoscere più da vicino i luoghi in cui lavorano il Municipio, il Consiglio comunale e l'amministrazione cittadina», ha dichiarato Pini al Corriere del Ticino.

Riscontri positivi

«Mia suocera si è trasferita a Locarno e l'ho accompagnata insieme a mia figlia per trascorrere una giornata insieme. È bellissimo: è la prima volta che visito il Castello e ne sono davvero affascinata», ha dichiarato Rayanne, 32.enne proveniente dal Brasile. Vicino a lei c'è, appunto, la suocera, Eugene, neopensionata e che proviene dalla Spagna: «Sono in Svizzera da 22 anni e ora sono in pensione. Ho lavorato come autista di autobus per le Autolinee Bleniesi, in Valle di Blenio. Questo lavoro mi ha aiutata moltissimo a integrarmi e a conoscere tante persone: bambini, mamme e famiglie del territorio. Ora mi sono trasferita a Locarno. È una città molto bella, dove tutto è comodo e a portata di mano. Per me è il posto ideale!». Infine, qualche metro più avanti, ecco Cemre, 31.enne dalla Turchia, insieme al figlio, Alei, di sette anni: «L'organizzazione è bellissima. Ho sentito parlare tante persone e mi sono sentita davvero a casa. Credo che la cosa che mi piace di più qui siano proprio le persone: tutte quelle che ho incontrato sono state aperte e socievoli. Anch'io sono una persona molto socievole e per questo non mi sono sentita troppo straniera. È questo l'aspetto che mi piace di più».


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