Crans-Montana

Pilloud: «I giornalisti mi aspettano sotto casa, stiamo esagerando»

Lo sfogo della procuratrice generale del Vallese a seguito degli attacchi ricevuti per la tragedia al Constellation: «Questo caso non è un gioco»
© BENOIT GIROD
Red. Online
19.02.2026 13:00

«Sono la prima a sentire addosso la pressione, la sento pesare su di me. Ci sono dei giornalisti che mi aspettano sotto casa. Tutto questo è esagerato». Non ha usato mezzi termini la procuratrice generale del Vallese Beatrice Pilloud descrivendo la situazione pubblica e privata che si sta trovando ad affrontare a seguito della tragedia di Crans-Montana e del suo ruolo all’interno del procedimento quale responsabile dell'inchiesta sull'incendio del Constellation, costato la vita a 41 persone. «È importante che il team che gestisce il procedimento non sia costretto a prendere una decisione sotto la pressione dei media, sarebbe disastroso», ha puntualizzato in un’intervista rilasciata nelle scorse ore al quotidiano Walliser Bote, ripreso dall’agenzia Keystone-ATS. Al centro delle sue dichiarazioni «la pressione dei media» e «gli attacchi che sta ricevendo da più parti».

«Sotto attacco»

«Sono al lavoro su questo tragico caso da 50 giorni e sono costantemente attaccata frontalmente da alcuni media. Anche la mia famiglia ne sta subendo le conseguenze. Ci sono persino giornalisti che mi aspettano fuori casa. Questa situazione sta andando troppo oltre». E questo, ha aggiunto, nonostante dal giorno della tragedia, abbia parlato di rado in pubblico. La procuratrice, che è in carica da due anni, ha ammesso di sentire su di sé la «pressione nazionale e internazionale», con gli errori commessi nella procedura per il caso di Crans-Montana che vengono messi sotto la lente dei media. Pilloud ha anche dichiarato di faticare a comprendere alcune critiche che le vengono rivolte riguardo al suo aspetto estetico, ad esempio sul suo abbigliamento o sul taglio di capelli. «In questo momento sono concentrata sulla mia missione, che è gestire questo caso con la mia squadra».

Invito rifiutato

Ma la pioggia di critiche non è cessata, soprattutto negli ultimi giorni. Solo ieri, lo ricordiamo, è emerso un altro legame tra la procuratrice generale e il sindaco di Crans-Montana Nicolas Féraud. Entrambi, infatti, appartengono alla stessa corporazione di vini «L’Ordre de la Channe», un fatto che potrebbe far sorgere un problema di imparzialità nello svolgimento delle indagini. Tra le accuse che vengono mosse alla procuratrice c’è infatti anche quella di avere una posizione «troppo vicina alle autorità», considerata «problematica». Pilloud ha ribattuto anche su questi punti: «Nell’associazione L’Ordre de la Channe figurano diverse centinaia di membri», si è difesa spiegando di aver rifiutato l’invito all’evento che si terrà questa primavera non appena ha saputo che era presente anche il sindaco. Ma i due sono già finiti nel mezzo della bufera: la prima per la gestione dell'inchiesta, basti pensare alla richiesta di ricusazione e, parallelamente, alla richiesta di nominare un procuratore straordinario. Il secondo, a nome del Comune, per le gravi carenze nei controlli antincendio.   

«Non è un gioco»

Quanto alla discussa strategia di comunicazione – anche questa finita a più riprese nel mirino delle critiche – Pilloud ha tenuto a precisare che la «sua missione», come anche quella dei procuratori incaricati del caso, è di svolgere «il lavoro con attenzione». Alla domanda «non vuole o non può comunicare di più?», la procuratrice generale ha risposto: «Forse entrambe le cose. Ma questo caso non è un gioco; la posta in gioco è troppo alta. Io rispetto una regola chiara: il procedimento si svolge in aula, non sui media».

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