Mendrisio

«Più agenti in stazione», ma per le FFS lo scalo «è sicuro»

Margherita Zanatta, speaker di Radio3i, ha raccontato una brutta esperienza vissuta, portando altre persone a segnalare casi simili – La Città vuole affrontare il problema e punta alla prevenzione, mentre le Ferrovie relativizzano
© Ti-Press/Francesca Agosta

«Premetto che ho vissuto a Milano e situazioni come questa ne ho già viste, ma non mi aspettavo che accadessero anche in Ticino». Margherita Zanatta è ancora scossa mentre racconta la brutta esperienza vissuta qualche giorno fa alla stazione di Mendrisio. «Per fortuna non è successo niente, ma è stato un grosso spavento. Non è normale che accadano queste cose». La stazione di Mendrisio è finita sotto i riflettori, anzi i microfoni, a inizio settimana. È successo in seguito al racconto in diretta della speaker di Radio3i Margherita Zanatta, che spiegando quanto vissuto sulla sua pelle ha innescato un’ondata di reazioni, con segnalazioni giunte a decine da parte di ascoltatori, e soprattutto, ascoltatrici dell’emittente di Melide.

«Dove vai bella?»

Ma riavvolgiamo il nastro, tornando a domenica sera. Il racconto di Zanatta è vivido e reso nei minimi dettagli, partendo proprio dagli orari dei treni e delle coincidenze prese quel giorno. «Ero di ritorno da Firenze diretta a Melide, sono arrivata a Milano Centrale alle 19.20 e alle 19.43 ho preso il treno per il Ticino che però ha un cambio a Mendrisio». Ed è proprio qui che è accaduta la disavventura. «La stazione a quell’ora era deserta, così come il convoglio, anche erano da poco passate le 20.30. Nessun controllore o personale delle ferrovie. C’era solo questo gruppetto di ragazzi. Mi stavano fissando e uno mi ha detto "Ehi bella", ma siccome non gli ho risposto e ho tirato dritto si è arrabbiato e ha insistito, ripetendo la frase. A questo punto sono salita sul treno ma subito dopo di me sono saliti anche loro. Uno mi ha fermata tirandomi per la giacca ripetendo "Ehi bella, dove vai?"».

Sale l'ansia

A bordo Margherita Zanatta si è subito allontanata dal gruppetto e ha cercato la presenza di altri passeggeri, non c’era nessuno. «Percorrevo il vagone ma ho visto che all’altra estremità c’era un altro amico di questi ragazzi. Erano in cinque più quello che mi aveva parlato e ha iniziato a prendermi l’ansia, mi sono sentita accerchiata. Ho anche fatto finta di essere al telefono, intanto cercavo qualcuno. Per fortuna ho notato un ragazzo con la tenuta militare e mi sono seduta con lui. Ma se non ci fosse stato non so come sarebbe potuta finire». Un viaggio di pochi minuti ma vissuto con la paura addosso: «Temevo che vedendomi scendere a Melide e senza nessuno nei paraggi mi avrebbero seguita anche lì. Per questo li ho tenuti d’occhio e una volta uscita dal convoglio mi sono messa a correre a perdifiato fino alla mia macchina».

«Altre donne hanno paura»

A vivere situazioni simili anche diverse persone che hanno contattato la speaker, come lei stessa ci ha raccontato. «Da quando ho pubblicato sui social l’accaduto, ho ricevuto moltissimi messaggi di donne che si lamentavano della sicurezza alla stazione di Mendrisio, dicendo che ultimamente è peggiorata tantissimo. In molte hanno anche rinunciato a prendere i treni da sole alla sera perché hanno paura. Non è normale. Si vuole incentivare le persone a prendere i mezzi pubblici ma bisogna anche saper garantire la sicurezza».

Pattuglia sul posto

Ne approfittiamo per sottoporre il tema al responsabile del Dicastero sicurezza e prossimità di Mendrisio Samuel Maffi. La sicurezza in quell’area è infatti al centro delle attenzioni del Municipio. «Proprio in risposta all’acuirsi di situazioni spiacevoli (nelle scorse settimane ci sono state anche scazzottate, come raccontato dal CdT), da qualche giorno abbiamo implementato la presenza fissa negli orari di punta di una pattuglia della Comunale in stazione, appiedata con veicolo a disposizione. La videosorveglianza come deterrente non basta», spiega innanzitutto. A rendere particolarmente dedicata la situazione, altrimenti detto a fare della stazione un hotspot, è anche la tipologia del «disturbatore». Non si tratta infatti di un solo gruppetto di ragazzi: «A creare problemi può essere il tossico locale, il piccolo spacciatore, il migrante, o il gruppo di ragazzini che eccedono nei comportamenti». Tipologie di frequentatori che magari si scontrano, anche solo verbalmente. «Il problema c’è, non lo abbiamo mai sottovalutato, l’obiettivo è sia di agire sulla percezione soggettiva della sicurezza, perché chi frequenta la stazione deve sentirsi rassicurato dalla presenza delle autorità e deve sentire di passare da un luogo sicuro, sia di agire sulla sicurezza oggettiva, sappiamo che c’è un problema e vogliamo affrontarlo». Affrontarlo non da soli, ma collaborando ad esempio con la polizia ferroviaria. Ma anche nell’ambito di un tavolo di lavoro a cui siedono Città di Mendrisio, Polizia comunale, CPC e altri enti attivi nell’ambito sociale e delle dipendenze.

«Nessun aumento dei casi»

Di peggioramento della sicurezza alla stazione di Mendrisio non vogliono però sentire parlare le FFS: «In generale le stazioni e i treni sono luoghi sicuri, soprattutto se si considera l’enorme aumento di viaggiatori nel trasporto pubblico negli ultimi 20 anni. Anche nella percezione della nostra clientela il senso di sicurezza nelle stazioni è valutato come alto. Nel caso di Mendrisio, da parte delle FFS non abbiamo assistito a un particolare aumento dei casi; lo stesso vale per i treni che vi fanno tappa», spiega il portavoce Patrick Walser. Per quanto concerne la presenza e i controlli della polizia ferroviaria, Walser spiega: «Le pattuglie della Polizia dei trasporti si muovono sull’intero territorio ticinese (sia per le stazioni che per i treni) e non possono limitarsi a pattugliare una parte specifica dello stesso. La Polizia dei trasporti analizza costantemente la situazione nell’ambito ferroviario in tutta la Svizzera ed è in stretto contatto con le autorità competenti per adeguare, se necessario, il dispositivo di sicurezza e coordinarlo con la polizia comunale o cantonale competente. Sulla base di questa analisi vengono impiegate le risorse della Polizia dei trasporti e dei servizi di sicurezza».

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