Prima dell’annuncio sullo Stretto di Hormuz c’è chi ha scommesso 760 milioni di dollari sul petrolio

È capitato. Di nuovo. Riformuliamo: Reuters riferisce che, sui mercati, sono state piazzate scommesse per un valore di circa 760 milioni di dollari incentrate sul crollo del prezzo del petrolio. Nulla di particolare, di per sé, se non fosse che questi movimenti sono stati registrati venti minuti prima che il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, annunciasse la riapertura dello Stretto di Hormuz venerdì. Un annuncio accompagnato, a stretto anzi strettissimo giro di posta, dalle parole di Donald Trump. E sappiamo quanti e quali movimenti, in Borsa, in questi mesi siano stati fatti prima che il presidente USA annunciasse qualcosa.
Da tempo, d’altro canto, questi grossi flussi di operazioni in Borsa hanno attirato l’interesse di autorità ed esperti legali negli Stati Uniti. Se, da un lato, c’è il forte sospetto che l’amministrazione Trump abbia favorito il cosiddetto insider trading, l’abuso di informazioni privilegiate, dall’altro è innegabile che le decisioni in materia di guerra ed economia di Trump hanno dato non pochi vantaggi ad alcuni trader.
Secondo i dati citati da Reuters, fra le 12.24 e le 12.25 di venerdì, orario di Londra, gli investitori hanno venduto un totale di 7.990 lotti di Brent greggio futures per un valore di circa 760 milioni di dollari. Alle 12.44, sempre orario di Londra, il ministro degli Esteri iraniano ha pubblicato su X che il passaggio per tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz sarebbe stato dichiarato completamente aperto per il restante periodo del cessate il fuoco, in linea con il cessate il fuoco in Libano. L'annuncio ha spinto il greggio verso il basso fino all'11% nei minuti successivi.
Reuters, a proposito di scommesse, aveva riferito che il 7 aprile scorso erano stati piazzati movimenti per un valore di circa 950 milioni di dollari poche ore prima che gli Stati Uniti e l'Iran annunciassero un cessate il fuoco di due settimane. Il 23 marzo, invece, gli investitori avevano venduto 500 dollari in appena 15 minuti prima che Donald Trump annunciasse un rinvio degli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane, innescando un calo del 15% del prezzo del greggio.
La Commodity Futures Trading Commission statunitense, non a caso, sta indagando su una serie di operazioni di futures sul petrolio, comprese quelle del 23 marzo e del 7 aprile, che sono state condotte poco prima di annunci puntuali dell’amministrazione Trump o, meglio, dello stesso presidente in relazione alla guerra in Iran.
