Quel dramma senza fine: omicidio colposo e abbandono

Promossa l'accusa nei confronti del monitore che coordinò la tragica escursione del 4 settembre 2022, quando in Valle di Blenio persero la vita due ragazzi italiani di 14 anni. Il dramma era capitato a pochi passi dalla capanna Scaletta. La procuratrice pubblica Anna Fumagalli, come ci è stato confermato oggi dall'addetto stampa del Ministero pubblico, ha di recente informato le parti nel procedimento penale della imminente chiusura dell'istruzione. È stata prospettata la promozione dell’accusa per i reati di omicidio colposo e abbandono nei confronti del monitore responsabile della colonia e dell’escursione, un 31.enne cittadino italiano.
Approfondimenti e manchevolezze
La perizia tecnica voluta dagli inquirenti ed elaborata da un esperto confederato ha consentito di ricostruire nei dettagli quanto purtroppo capitato quel giorno. La responsabilità è caduta sul monitore a capo della colonia e che ha coordinato la gita che causò la morte dei due giovanissimi della Virtus Bisuschio, la società sportiva di cui facevano parte. Scivolarono lungo un pendio, cadendo per un centinaio di metri. Uno dei due giovani era morto sul colpo, mentre l’altro, trovato in condizioni gravissime, era deceduto qualche giorno dopo in ospedale. Secondo quanto ricostruito dopo il dramma, una parte della comitiva (tra cui i due 14.enni) si era separata dagli altri, allontanandosi dal sentiero ufficiale e percorrendo una traccia alpina molto ripida e con dei passaggi esposti. Per l’esperto che ha stilato la perizia avrebbe dovuto essere il monitore responsabile, che conosceva la zona, a vigilare sul gruppo di ragazzi senza permettere loro di dividersi e di percorrere la traccia alpina. Nei confronti dei due monitori che invece si trovavano all’inizio e alla fine del gruppo non sono state riscontrate delle colpe. Inoltre, è stato evidenziato nel documento tecnico, nessuno dei giovani indossava l’equipaggiamento adatto o aveva l’esperienza necessaria per quell’escursione.
Cosa successe
Quella capitata in territorio di Ghirone, in quella terribile domenica di quasi tre anni e mezzo fa, verso mezzogiorno, è stata una tragedia senza fine. Come se le lacrime non volessero smettere di scendere. Come se quelle già spese per il 14.enne di Bisuschio non fossero state sufficienti. Pochi giorni dopo l’incidente, infatti, morì pure il suo amico e compagno di squadra nella società sportiva Virtus. Troppo gravi le ferite riportate. L’adolescente, che avrebbe compiuto 15 anni di lì a poco, non riuscì a salvarsi dopo essersi aggrappato alla vita per cinque giorni. Giorni di sofferenza e di agonia per i genitori e i familiari, che sperarono fino all’ultimo nel miracolo. I medici dell’ospedale Civico di Lugano fecero tutto il possibile per scongiurare un’altra morte.
La comitiva composta da una ventina di persone, fra monitori e atleti della ASD Virtus di Bisuschio (paese di poco più di 4.300 abitanti della provincia di Varese), si era recata nella Valle del Sole per preparare la stagione agonistica. Una parte percorse il sentiero ufficiale, l’altra come detto la traccia alpina. Fortunatamente se la cavò invece un altro ragazzo - un 13.enne ticinese - che era caduto nel tentativo di soccorrere i due quasi coetanei del Varesotto. D’istinto cercò di dare una mano, precipitando però a sua volta nel dirupo.

