Svizzera

Ristorni «al contrario»: i cantoni che ricevono soldi dai Paesi di origine dei frontalieri

A differenza del Ticino, che ha versato 112 milioni all'Italia, alcuni cantoni ricevono compensazioni da parte dei Paesi confinanti – Al canton Vaud 140 milioni dalla Francia: ecco perché
© CdT / Chiara Zocchetti
Red. Online
10.11.2025 15:30

Quello del frontalierato è un tema molto sentito, soprattutto in Ticino dove, è notizia degli scorsi giorni, a fine settembre 2025 i lavoratori con permesso G erano 79.812 con una crescita nulla su base annua e un lieve aumento rispetto al trimestre precedente (+0,3%). Tra le questioni legate alla tematica che fanno spesso discutere c'è anche quella fiscale. In particolare, nel nostro cantone, si parla sovente dei ristorni, ovvero della compensazione finanziaria sulle remunerazioni dei frontalieri che il Ticino deve versare all'Italia. L'ammontare della somma, chiaramente, varia a seconda delle realtà e ci sono persino cantoni che, invece di dover versare soldi al Paese confinante, ne ricevono. Facciamo allora un breve giro d'orizzonte.

Iniziamo col dire che, secondo i dati dell'Ufficio federale di statistica (UST), alla fine di settembre 2025 in Svizzera erano attivi 410.422 frontalieri, pari a un aumento dell’1,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Oltre metà dei frontalieri è domiciliata in Francia (57,6%), seguita da Italia (22,7%) e Germania (16,5%).

Diversi frontalieri con permesso G provenienti dalla Francia sono occupati nel canton Ginevra che, come spiega il Blick, ha versato 396 milioni di franchi ai confinanti dipartimenti francesi dell'Alta Savoia e dell'Ain. Una cifra record, sottolinea la Tribune de Genève che spiega poi come, nel 2024, l'ammontare era di 372 milioni di franchi. Ma come viene calcolato l'ammontare da ristornare alla Francia? Il versamento rientra nel quadro della «Compensazione finanziaria ginevrina» (CFG) e fa riferimento a un accordo siglato nel 1973 dalla Francia e dalla Confederazione. Il testo prevede che Ginevra restituisca alla Francia il 3,5% della massa salariale lorda annua dei lavoratori frontalieri prelevata fiscalmente alla fonte nel cantone.

Se Ginevra è quindi costretta a ristornare soldi alla Francia, quest'ultima si vede invece costretta a versare importi ai cantoni di Basilea Città, Basilea Campagna, Soletta, Vaud, Vallese, Neuchâtel, Giura e Berna. Questi cantoni hanno infatti siglato assieme un accordo differente con l'Esagono. Il testo prevede che i lavoratori con permesso G vengano tassati direttamente in Francia e che la stessa versi poi una compensazione ai cantoni.

Anche i frontalieri provenienti dalla Germania pagano, generalmente, le imposte nel Paese d'origine. La Svizzera può tuttavia trattenere un'imposta alla fonte del 4.5%. Coloro poi che non hanno un certificato di residenza possono essere assoggettati a deduzioni fiscali ancora più grandi.

I montanti che i cantoni ricevono dai Paesi confinanti per i frontalieri variano molto. Nel 2024, la Germania ha versato 5 milioni a Soletta e 50 milioni a Basilea Campagna. Negli ultimi anni, invece, Basilea Città ha incassato tra i 77 e gli 80 milioni di franchi. San Gallo ha poi visto entrare nelle proprie casse tra i 14,7 e i 16 milioni provenienti dalla Germania e quasi 60 dall'Austria, mentre a Turgovia sono stati versati tra i 7 e 9,5 milioni di franchi.

Dal canto suo, la Francia ha versato più di 140 milioni al canton Vaud.

E in Ticino?

Detto della situazione negli altri cantoni, vediamo ora quella in Ticino. Se Ginevra ha fatto segnare un record per quanto riguarda l'importo versato alla Francia per i frontalieri, il nostro cantone non è da meno con ristorni record da 112 milioni nel 2024.

In totale, sommando i Grigioni, il Vallese e il Ticino, la compensazione finanziaria sulle remunerazioni dei frontalieri all'Italia, lo scorso anno, ha superato quota 120 milioni di franchi. Solamente dal Ticino - che fa la parte del leone avendo il maggior numero di permessi G - sono partiti più di 112 milioni. «Una cifra da primato», aveva detto al nostro giornale Giordano Macchi, capo della Divisione delle contribuzioni.

Nei prossimi anni, comunque, la somma che il Ticino deve all'Italia è probabilmente destinata a diminuire. Questo già dal 2025. «Tenendo conto del fatto che i vecchi frontalieri piano piano usciranno dal nostro mercato del lavoro e saranno sostituiti dai nuovi, per i quali la Svizzera - in virtù del nuovo accordo fiscale - non deve versare i ristorni all’Italia, mi attendo che nei prossimi anni la quota dei riversamenti andrà a diminuire», spiegava sempre al CdT Macchi.

Di pari passo, invece, aumenteranno gli introiti per il Ticino. Va infatti ricordato che, con la nuova intesa fiscale sottoscritta tra Italia e Svizzera nel 2020 ed entrata in vigore lo scorso anno, i nuovi frontalieri (quelli cioè entrati nel mercato del lavoro elvetico dopo il 17 luglio del 2023) pagano in Svizzera le imposte alla fonte nella misura dell’80%. I vecchi frontalieri, invece, sono tassati sul 100% dell’imponibile. Attualmente – e fino al 2034 – la Confederazione è però tenuta a versare all’Italia il 40% delle imposte alla fonte prelevate ai vecchi frontalieri, i cosiddetti ristorni. Ciò significa che la Svizzera ora trattiene il 60% di quanto versato dai vecchi frontalieri e l’80% dei nuovi.

Per quanto riguarda invece la provenienza dei 79.812 lavoratori con permesso G attivi in Ticino nel terzo trimestre del 2025, la maggior parte, ovvero 79.514, proviene dall'Italia. Nel nostro cantone sono però impiegate anche 53 persone provenienti dalla Germania, 78 dalla Francia, 10 dall'Austria e 157 in provenienza da altri Paesi.

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