Ristorni da decurtare: «Si muova la Deputazione»

«Ok gli approfondimenti giuridici, ma in questo caso la questione è soprattutto politica e di rilevanza finanziaria, in particolare per il nostro cantone». Non ci sta il consigliere nazionale del PLR Simone Gianini, dopo che negli scorsi giorni la Segreteria di Stato per le Finanze Internazionali (SIF) aveva gelato le speranze del Ticino su un eventuale blocco almeno parziale dei ristorni in risposta alla tassa sulla salute che la Lombardia vorrebbe riscuotere dai vecchi frontalieri. Per Gianini, infatti, dovrebbe essere il Consiglio federale a prendere una posizione chiara sulla questione. «E magari, per una volta, non in modo immobilista e cavilloso». Insomma, sarebbe il caso - sostiene il consigliere nazionale - che anche la Svizzera mostrasse «che non è più disposta a subire in silenzio» e, nel caso specifico, «che dicesse chiaramente se si è disposti o meno a decurtare i ristorni all’Italia in presenza di una violazione dell’accordo sull’imposizione dei lavoratori frontalieri». Anche perché, ricorda Gianini, la tassa sulla salute rappresenta solo una delle diverse iniziative unilaterali che l’Italia ha intrapreso negli ultimi tempi contro il nostro Paese. Basti pensare all’intenzione, poi ritirata, di favorire l’importazione di macchinari esclusivamente dall’UE e alla decisione di richiamare a Roma l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado fino a quando non sarà stata istituita una squadra investigativa comune sulla tragedia di Crans-Montana.
Un intervento coordinato
Concretamente, quindi, Gianini auspica un intervento coordinato anche della Deputazione ticinese alle Camere federali. «Oltre a quanto ha già fatto il Consiglio di Stato e alla mozione - cantonale - sottoscritta dai rappresentanti di PLR, Centro, Lega e UDC, bisogna chiedere direttamente al Consiglio federale se sia disposto a far valere le prerogative del nostro Paese, non ai tavoli tecnici - come prospettato dalla SIF - ma anche con la decurtazione della compensazione finanziaria prevista nell’accordo». Una compensazione finanziaria dalla Svizzera all’Italia dovuta al fatto che i cosiddetti vecchi frontalieri sono assoggettati a imposizione fiscale solo nello Stato in cui esercitano l’attività lavorativa, e quindi in Svizzera. «Per questa ragione la questione, per il Ticino, è anche finanziaria», aggiunge Gianini. «Non a caso, a lanciarla per primo è stato il capo del DFE Christian Vitta, osservando che il nostro cantone è penalizzato nel meccanismo di perequazione intercantonale per le risorse fiscali pagate dai frontalieri, in parte poi ristornate al loro Stato di domicilio». Gianini ha chiesto che il tema dei ristorni venga discusso dalla Deputazione già mercoledì prossimo, in occasione della riunione preparatoria della sessione primaverile. «La speranza - sottolinea - è di riuscire a costruire una solida maggioranza anche all’interno della Deputazione, in modo da sostenere il più possibile compatti le rivendicazioni del Governo ticinese a Berna».
Ma la strada è in salita
La strada, tuttavia, appare in salita. Già mesi fa, in risposta a un’interpellanza del consigliere agli Stati Fabio Regazzi (Centro) che chiedeva se il provvedimento italiano violasse l’accordo fiscale, il Consiglio federale aveva indicato che «se la tassa sanitaria dovesse essere impostata come una tassa causale, non rappresenterebbe una violazione dell’accordo del 2020 sui frontalieri». Questo perché, ricordava il Consiglio federale, «la Convenzione del 1976 (...) e l’accordo del 2020 tra la Confederazione e la Repubblica Italiana si applicano esclusivamente alle imposte sul reddito e sul patrimonio». Allora, però, all’appello mancavano ancora molti dettagli relativi all’applicazione. A un anno di distanza, interpellata nei giorni scorsi dal CdT, la Segreteria di Stato per le Finanze Internazionali ha ribadito che «le analisi giuridiche intraprese non permettono al momento di concludere che vi sia una violazione dell’accordo». Pur ricordando che, visto che mancano ancora i decreti attuativi da parte delle Regioni, «non è ad oggi applicabile». La SIF ha però tenuto anche a precisare che «un blocco unilaterale del pagamento della compensazione finanziaria prevista dall’articolo 9 dell’accordo costituirebbe una violazione di un accordo internazionale». «È proprio per questo», conclude Gianini, «che il Consiglio federale deve dire preventivamente se sia disposto a decurtare i ristorni, nel caso in cui la tassa sulla salute si rilevi lesiva dell’accordo in questione».

