A Crans-Montana non c'è l'ambasciatore italiano, ma «il Governo sta facendo le sue valutazioni»

A tre mesi dalla strage di Capodanno nel bar Le Constellation, l’Ambasciata d’Italia ha oggi ricordato le vittime del rogo in una cerimonia tenutasi al memoriale allestito alla Chapelle St-Christophe, nel centro di Crans-Montana. Diana Forte, vicecapo missione dell'Ambasciata, era presente in sostituzione dell'ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, richiamato a Roma lo scorso 26 gennaio. «Le procedure vanno avanti, proseguono. E il Governo prenderà le sue decisioni», ha dichiarato ai giornalisti quando le è stato chiesto se «l'Italia ha voltato pagina».
In merito alla possibilità che Cornado torni in Svizzera, ha aggiunto: «Ribadisco che è una decisione che prenderà il Governo, non io. Il Governo sta facendo le sue valutazioni, noi attendiamo le sue decisioni». Forte ha però precisato che «le relazioni tra Italia e Svizzera sono improntate a lealtà, franchezza e sincerità». «Ci diciamo tutto», ha concluso, come «due Paesi vicini che si conoscono».
La cerimonia
Durante la cerimonia per le vittime, è stata deposta una corona di fiori, portata da un carabiniere e da un finanziere in servizio nella rappresentanza diplomatica a Berna.
«Quella odierna è un'ulteriore occasione per testimoniare la vicinanza, la solidarietà dell'Ambasciata d'Italia a tutte le vittime dell'incendio di Crans-Montana», sono state le parole di Diana Forte. «Esprimiamo sentimenti di vicinanza e solidarietà ai parenti, alle famiglie delle vittime, ai feriti nel loro lungo percorso di cura. Sentimenti forti dal primo giorno, lo sono oggi e lo saranno».
La vicinanza delle istituzioni italiane alle famiglie «è costante, quotidiana». La vicecapo missione dell'Ambasciata ha ricordato la presenza a Crans-Montana della rappresentanza diplomatica il 14 febbraio, con i parenti delle vittime, quella del ministro degli Esteri Antonio Tajani il 2 gennaio, come pure la partecipazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia di commemorazione, a Martigny, il 9 gennaio. «Dunque le istituzioni italiane sono sempre vicine alle famiglie e ai feriti».

